“La democrazia vive di presupposti che essa stessa non può garantire.” Jürgen Habermas
Le elezioni amministrative in Renania Settentrionale-Vestfalia - il Land più popoloso della Germania - hanno confermato una tendenza che molti osservatori avevano già intuito: la crescita significativa dell’estrema destra, incarnata dal partito Alternative für Deutschland (AfD), affiancata da un crollo dei Verdi e della sinistra più in generale, e da un declino costante delle forze tradizionali. Il risultato non è solo un’eccezione locale, ma un segnale politico di portata nazionale e forse europea.
I risultati
In Renania Settentrionale-Vestfalia la CDU (Unione Cristiano-Democratica) resta il primo partito con circa il 33-34% dei voti, mantenendo la leadership nella regione. L’SPD (Partito Socialdemocratico) arretra, attestandosi attorno al 22-22,5%. L’AfD segna un balzo impressionante: circa 14,5-16,5% dei consensi, quasi il triplo rispetto al 2020, quando otteneva poco più del 5%. I Verdi crollano, scendendo a circa 13,5-14%, dopo avere superato il 20% in passato. Questo arretramento conferma un crollo complessivo della sinistra, che non riesce più a rappresentare le classi popolari e le periferie. L’affluenza cresce fino a circa il 57%, segnale di forte mobilitazione.
Il peso della crisi economica
Per comprendere questo risultato occorre guardare al contesto economico. La Germania, a lungo celebrata come la locomotiva d’Europa, oggi vive una fase di stagnazione e in parte di declino relativo.
- La crisi energetica, conseguenza della guerra in Ucraina e della dipendenza dal gas russo, ha colpito duramente l’industria tedesca.
- Il modello export-centrico vacilla: la domanda mondiale, soprattutto dalla Cina, non garantisce più margini come un tempo.
- La transizione ecologica comporta costi elevati e rischia di lasciare indietro interi settori produttivi.
- Le diseguaglianze crescono: chi vive nelle grandi città cosmopolite beneficia ancora di opportunità, mentre le aree industriali in declino — come la Ruhr — si sentono escluse.
Secondo gli analisti, questo quadro mina l’immagine della Germania come paese stabile, efficiente, solido. L’AfD intercetta la rabbia di chi vede la “locomotiva” rallentare, trasformandola in protesta contro élite, governi e partiti tradizionali.
Habermas e la crisi della sfera pubblica
A questa crisi economica si aggiunge una crisi politica e comunicativa. Habermas ha più volte sottolineato che la democrazia non può sopravvivere senza una sfera pubblica viva e condivisa, dove cittadini e istituzioni dialogano in modo trasparente e razionale.
Oggi però, in Germania come in Europa, la sfera pubblica appare frammentata e polarizzata. I social network hanno sostituito gli spazi di discussione comuni con bolle informative. In queste bolle prosperano partiti come l’AfD, che comunicano in modo diretto e emozionale, bypassando media tradizionali e istituzioni.
La crisi della locomotiva economica si intreccia così con la crisi della legittimità politica: meno benessere materiale, meno fiducia istituzionale. Come nota Habermas, quando la democrazia non garantisce più i presupposti della fiducia, la conseguenza è l’ascesa di forze che trasformano il malessere in identità di protesta.
Un fenomeno europeo
Non è solo una questione tedesca. In Francia, Italia, Spagna, Austria e Paesi Bassi assistiamo a dinamiche simili: declino delle sinistre storiche, crisi dei Verdi, crescita della destra radicale. Il caso tedesco, tuttavia, è emblematico perché la Germania era vista come il cuore dell’Unione Europea, garante di stabilità economica e politica. Se la locomotiva si ferma, anche il resto del treno rischia di perdere direzione.
Conclusione
Il voto in Renania Settentrionale-Vestfalia non fotografa solo un equilibrio locale, ma rappresenta un avvertimento nazionale ed europeo. L’AfD avanza mentre i Verdi e la sinistra crollano, e lo fa in un contesto di stagnazione economica e di erosione della sfera pubblica.
Come ammonisce Habermas, la democrazia si fonda su condizioni di fiducia, partecipazione e comunicazione che oggi sembrano indebolite. Ricostruirle è la vera sfida: senza una nuova narrazione capace di coniugare sicurezza e inclusione, sviluppo e giustizia sociale, il rischio è che la locomotiva d’Europa resti ferma ai binari, mentre la protesta radicale prende velocità.
Carlo Di Stanislao



