C’è un maglione stropicciato su una poltrona, ma non è solo un oggetto fuori posto. Nella nuova canzone di Clementia, “Disordine”, prende voce e diventa coscienza critica, osservatore silenzioso ma implacabile di una quotidianità imperfetta. In questo dialogo surreale e profondo, l’artista si confronta con ciò che agli occhi degli altri appare sbagliato – il disordine appunto – rivendicandone invece il potere liberatorio.
Il singolo si muove
su binari emotivi e immaginifici, tra introspezione e ironia, portando con sé
una riflessione più ampia: e se fosse proprio nel caos che abitiamo ogni giorno
a nascondersi la nostra parte più autentica? Abbiamo incontrato Clementia per
farci raccontare come è nato questo brano e cosa si cela dietro le pieghe di
quel maglione che, forse, ci somiglia più di quanto crediamo.
Parliamo del
tuo nuovo singolo. Com’è nato? Cosa rappresenta per te?
Disordine è nato nella mia stanza. Ero stesa sul letto e pensavo cosa avrebbero potuto dirmi gli abiti che lascio in disordine se avessero avuto la parola. Certamente si sarebbero lamenti.
Quali sono
le tue influenze musicali?
Amo Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè, Daniele Silvestri, artisti che in una canzone raccontano vite.
Come e
quando è iniziata la tua passione per la musica?
È nata con me probabilmente, ma io l’ho lasciata parlarmi solo a tratti, fino ad ora.
Con quale
artista ti piacerebbe collaborare e perché?
Con Giorgia, perché oltre alle indiscutibili doti canore, sembra possedere una naturale semplicità, una dote che io apprezzo.
Progetti
futuri?
Vorrei continuare a
mettere in musica i miei testi, non solo per me, ma anche per altri.



