Quando il fumetto italiano è anche letteratura con Diabolik che celebra il 60.mo della nascita

Pierfranco Bruni
Il fumetto può leggersi come frammento di letteratura? La finzione e i linguaggi si incontrano in parole nell'ovale delle nuvole.

Parole dentro nuvolette. Nuvolette che si fanno con i contorni ricamati. Segni. Linguaggi che sembrano squarci di urli. Immagini a tutta pagina. Tra il bianco e nero e il colore resto legato al nero/bianco ma mi meraviglio della suggestione del colore. È una emozione ogni pagina che sfoglio. Ieri come oggi. Da Tex e Zagor a Diabolik non smetto di inseguirli. Sono fumetti italiani. Già, hanno parole lanciate come fumo. Molti sono rimasti lungo la strada. Come il mio primo amico Capitan Mike alle misteriose e affascinanti Satanik e Zakimort. Sono pezzi di infanzia. Non ho mai trascurato le uscite. Ho vissuto tutto ciò mai al di fuori di ciò che considero letteratura. Il giallo, il cosiddetto noir, le avventure dei Nativi, i Ranger sono nella mia storia culturale ma soprattutto nella mia storia umana. Cito soltanto pochi titoli e personaggi del nostro fumetto italiano.

Ora misuro il tempo. 60 anni con Diabolik sono anni preziosi. Non so perché non sono mai riuscito a leggere fino in fondo un Topolino o un Paperino. È una domanda che mi inquieta. Diabolik invece è nella mia formazione e ci resta. Una formazione diabolica e mikiana. Il fumetto, ripeto, è anche leletteratura. L'immenso immaginario è creazione, creatività, fantasia e finzione. 

Ci porteremo ancora suoni di conchiglie di anni lontani tra le parole non smesse e le parole consumate? Abbiamo abbandonato la giovinezza proprio nel momento in cui i nostri cuori dovevano diventare riferimento per generazioni che si sentono smarriti e figli che ci guardano spavaldi e impauriti. Saremo ancora belli e tristi come in quel tempo delle rivoluzioni fallite? Ed è come se mi incontrassi in uno specchio. Tanti anni fa.

Come passa il tempo … Sono “I Camaleonti” con la loro malinconia che mi ricordano il trascorrere delle stagioni e il lento silenzio che attraversa il nostro abitare la vita. Non solo il tempo passa, ma siamo noi che mutiamo. La nostra generazione, amico mio, si è lacerata nei dubbi e nelle certezze. Nelle certezze perché era convinta di poter governare il mondo portando il sogno come bandiera. I sogni saranno potere. Che grande cazzata abbiamo commesso. Il dubbio, perché nei momenti più opportuni abbiamo cercato la vacanza dal vero impegno sostenendo che non sapevamo dove andare.

Oggi sappiamo dove andare ma non abbiamo più tempo. Non c’è nostalgia in questo mio dire. C’è forse un po’ di rammarico. Abbiamo studiato troppo in fretta e ci siamo laureati perché conformisti puntavamo ad una sicurezza. Ma la rivoluzione non è sicurezza e non offre sicurezze. E sono stati gli altri, senza togliersi né giacca e né cravatta, ad obbedire ai poteri di ciò che è stata definita democrazia. Siamo stati rivoluzionari al punto tale di essere stati rivoluzionati.

Cominciare una nuova battaglia? Io, amico mio, sono in un diverso viaggio e non mi interessano più i carri armati, i mercati delle borse e delle monete impazzite. Osservo con molto distacco la caduta del mondo moderno e tutto ciò che mi passa accanto mi passa soltanto accanto. Non ha alcun disamore.

Sono sempre innamorato di ciò che mi stupisce e di ciò che mi smarrisce. Perché mi affascina l’intelligenza. Mi infastidiscono i conformismi, lo sai bene, e i progressisti. Indago sui reazionari alla Prezzolini e non smette di affascinarmi la consacrazione della conversione di Papini.

Un giorno tu mi hai chiesto quali dei personaggi letterari, veri o legati alla fantasia, ha lasciato in me un segno incancellabile. E poi hai aggiunto quale scrittore o quale poeta ti ha formato? E ancora mi hai domandato quale libro non vorresti dimenticare. Belle domande, amico mio, rischiose e capziose. Sai che per me il rischio è stato sempre un cavallo di corsa vincente e forse anche per questo mi hai posto davanti a delle scelte. Chissà perché la mia vita ha sempre indicato delle scelte? Lo sciamano, al quale sono legato, mi avrebbe detto: rispondi sempre alle domande ma devi non dimenticare che il silenzio è peggio di una risposta violenta.

Ci sono domande che chiedono il silenzio con una ulteriore domanda e risposte che vanno date senza pensare che siano risposte. E allora, caro amico ti scrivo e ti rispondo. Molti fatti della mia vita sono legati al mio essere ribelle e religiosamente terrorista. Molti avvenimenti sono stati il susseguirsi di impazzimenti che mi hanno dato l’allegria.

Molte sconfitte sono il risultato di tantissime vittorie che ho cercato di scordare o di ignorare. Se rischio posso anche vincere. Ma se non rischio sono un perdente. Se amo Cristo è perché lo considero uno sconfitto nella sua dignità e nobiltà ed ha sempre rischiato e giocato a carte scoperte come con Maria Maddalena.

Il personaggio che ho amato di più? Potrei dirti Lucia del Manzoni? Teresa del Foscolo? Concia di Pavese? Lucia mi intristisce e mi scava ferite di angoscia come il suo Renzo. Personaggi che mi infastidiscono perché non hanno saputo capire e accettare la tragedia. 

Teresa è una straordinaria immagine ma ha una sensualità rassegnante che non vive in Jacopo sconfortato e  sconfortante. La rassegnazione non è nel mio viaggio. Io sono come Sandokan o come l’ultimo degli Apache. Ho la spada o il fucile sempre in posizione giusta.

Concia? Bella e selvaggia e poi mi riporta alla mia Calabria oltre che al mio Pavese. Straordinaria donna amante dai capelli neri che scivolano tra le mani. Un amore passato e importante. Ci sono tanti altri che mi hanno accompagnato come le lontane di Silvia e altre finzioni tra pagine lette e dimenticate volutamente. Ti voglio rispondere con certezza.

La mia vita passata è stata scavata sia da Eva che da Zakimort. Chi è Zakimort? È il personaggio di un fumetto pubblicato tra il 1965 e il 1974. chi si nascondeva dietro Zakimort? Una bellissima bionda dal nome Fedra Garland. Il resto lo puoi trovare su Internet. Fascinosa, corpo da amplessi mediatici, sguardo pungente nella sua tuta aderentissima.

Ed Eva? Non certo l’amante di Adamo. Eva Kant. Ovvero la compagna del grande e astuto Diabolik, il quale data la sua uscita nel 1962 mentre Eva compare nel 1963. Da occhi verdissimi salva il terribile uomo nero dalla ghigliottina. Si presenta come la vedova di Lord Kant. Eva. Un personaggio affascinante non solo per la sua femminilità e dolcezza ma anche per il suo verace coraggio. Resterà la compagna di Diabolik e anche lei sarà la donna in nero con gli occhi sempre puntati avanti. Chi scegliere tra le due? Forse, anzi sicuramente Eva.

Mi sono innamorato di Eva per la raffinatezza e la sensualità oltre che per quel fascino del mistero che la caratterizzava ma anche per la sua fedeltà e il suo saper restare in ombra.

Eccoti accontentato. Diabolik ed Eva mi hanno formato. Che delusione, diranno i ben pensanti.

Uno scrittore che vanta la sua classicità e la sua forza in letteratura intrecciata alla storia si è formato su Diabolik? Signori miei è così. E sono felice. Passiamo avanti. Quale poeta? Ti sono sincero. Chi continua ad accompagnarmi non è Pavese, che è dentro di me, e neppure Dante. Che ci faccio io con il Dante della Commedia? Ironia? O sincerità?

Il poeta che nelle notti mi "sfriculiava" l’anima è stato Gustavo Adolfo Becquer. Non ti dirò altro. Un poeta spagnolo. Poi sono venuti gli altri. Quale libro non vorrei dimenticare? Ti rispondo subito. Tu sai che sono di nobili origini e di sicure letture mai imposte e che casa mia è stata sempre una grande biblioteca per generazioni. Ma il libro che non vorrei dimenticare è Capitan Miki. Chi è? Lo sai bene. Un Ranger del Nevada che dialogava con gli Indiani, il cui primo album in striscia uscì nel 1951.

Alta formazione e scuole ben definite. Gli accademici ora si guarderanno bene ad invitarmi nei loro convegni. Ma tu sai che io non mi sono mai sfottuto delle apparenze perché continua a viaggiare sulla bicicletta di mio padre e aspetto ancora che i rovi fioriscano nel mio paese del vento sapendo che c’è il mare nella mia anima e le conchiglie nelle mie solitudini. Tutto qui? No, caro amico mio. Io sono nato in via Carmelitani, tu sai bene chi sono i Carmelitani, e non mi piacciono i giorni di sempre perché so essere altro altrimenti accetto di essere niente e amo profondamente la mia donna fino ad addormentarmi nel rosso del suo meriggio augurandole sempre che il dio del sole resti sempre in lei e con lei.

Ti ho segmentato un po’ della mia storia cercando di darti delle risposte. Se mi chiedi quale film abbia segnato la mia vita, qui avrei dei tremori. Ci sono stagioni che mi hanno avvicinato a film diversi ma quello che è più vicino al mio inquieto e bello vivere è senza alcun dubbio “La prima notte di quiete” nel quale campeggia la straordinaria figura di Delon.

Ma perché siamo giunti a queste considerazioni? Forse perché si comincia a tracciare una linea lungo i colori dell’orizzonte? Siamo in caduta libera, amico mio, e non abbiamo paracaduti, e siamo consapevoli di poter inciampare in qualche nuvola di passaggio perché sono sempre più convinto con Paracelso che “Chi è muto, è muto nel cuore, non nella lingua”. Perché “come tu parli, così è il tuo cuore”.

Ed ora cosa dirti di più. Non disprezzo nessuno. Non mi fanno paura gli scoiattoli e neppure i coccodrilli. La politica? È una distanza incolmabile che separa il mio essere al mio quotidiano. Sono nel mio deserto. I giudizi non mi interessano e le porte aperte servono per sbattere fuori qualcuno e non viceversa. Io vivo il mio tempo. Altro non so dirti. Abbiamo vissuto i giorni delle rivoluzioni senza rivoluzionare.


Ci siamo rivoluzionati restando gattopardi. Viviamo la tradizione trafiggendo il futuro. Gli accampamenti sono in folla ma i pensieri sono un volo. Oltre non vado. Resto con i miei libri da scrivere e con le mie pazienze turbate. Ma ti consegno una osservazione di un monaco del deserto che ho ritrovato nei labirinti della mia memoria: “Il monaco deve vivere in modo che giammai la sua coscienza possa rimproverargli qualcosa”.

Io che amo il deserto e il mare ho conservato questo pensiero, che come il precedente è di Agatone, ovvero un Padre del deserto, che dice: “Non mi sono mai addormentato con un risentimento contro qualcuno e, per quanto ho potuto, non ho mai lasciato che qualcuno si addormentasse con un motivo di risentimento verso di me”. Ora basta. Non mi chiedere altro. Perché sarebbe tutto ripetitivo. Ho confessato tutto. Più che la letteratura ho iniziato con i fumetti, ovvero con i comics, ovvero con ciò che i giapponesi chiamano manga. 

Lettore accanito ieri. Lettore agguerrito oggi. Tra Mike e Blek ho scelto il primo. Tra Tex e Zagor ho scelto il secondo. Tra Diabolik, Satanik, Kriminal, Zakimort ho scelto il primo e l'ultimo. Tra Intrepido e Monello ho sempre preferito il Corrierino, ovvero dei Piccoli prima e dei Ragazzi dopo, ma quest'ultimo di meno. La mia vita è stata abitata tra i fumetti. Continua ad esserla. Tra gli spazi del mio camminare non ho mai smesso di credere che il fumetto è anche letteratura. Quando il fumetto è anche letteratura!

Ho incontrato la letteratura mentre leggevo i fumetti. Ho sempre letto Diabolik anche quando scrivevo di letteratura. Leggo sia la letteratura che i fumetti perché credo che possano convivere in una stessa villa.

Fattitaliani

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