martedì 26 ottobre 2021

Mostra "KLIMT. La Secessione e l’Italia" dal 27 ottobre Museo di Roma a Palazzo Braschi

A partire dal 27 ottobre 2021 e fino al 27 marzo 2022, il Museo di Roma a Palazzo Braschi apre le sue porte al pubblico per un evento espositivo eccezionale che celebra la vita e l’arte di uno dei più grandi maestri e fondatori della Secessione viennese: Gustav Klimt. Klimt. La Secessione e l’Italia è una mostra promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, co-prodotta da Arthemisia che ne cura anche l’organizzazione con Zètema Progetto Cultura, in collaborazione conil Belvedere  Museum e in cooperazione con  Klimt  Foundation, a cura di Franz  Smola,  curatore  del  Belvedere,  Maria  Vittoria  Marini  Clarelli,  Sovrintendente  Capitolina  ai  Beni Culturali e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna. La  mostra  vede  come  main  sponsor Acea, special  partner Julius  Meinl  e Ricola, partner Catellani  &  Smith, radio partner Dimensione Suono Soft ed è consigliata da Sky Arte. Con  l’esposizione  Klimt.  La  Secessione  e  l’Italia,  l’artista  austriaco  torna  in  Italia  e  proprio  a  Roma,  dove  110  anni  fa,  dopo  aver  partecipato  con  una  sala  personale  alla  Biennale  di  Venezia  del  1910,  fu  premiato all’Esposizione Internazionale dʼArte del 1911. La  mostra  ripercorre  le  tappe  dell’intera  parabola  artistica  di  Gustav  Klimt,  ne  sottolinea  il  ruolo  di  cofondatore  della  Secessione  viennese  e  –  per  la  prima  volta  –  indaga  sul  suo  rapporto  con  l’Italia,  narrando dei suoi viaggi e dei suoi successi espositivi. Klimt  e  gli  artisti  della  sua  cerchia  sono  rappresentati  da  oltre  200  opere  tra  dipinti,  disegni,  manifesti  d’epoca   e   sculture,   prestati   eccezionalmente   dal   Museo   Belvedere   di   Vienna   e   dalla   Klimt Foundation,  tra  i  più  importanti  musei  al  mondo  a  custodire  l’eredità  artistica  klimtiana,  e  da  collezioni  pubbliche e private come la Neue  Galerie  Graz. La mostra propone al pubblico opere iconiche di Klimt come  la  famosissima  Giuditta  I  (1901),  Signora  in  bianco  (1917-18),  Amiche  I  (Le  Sorelle)  (1907)  e  Amalie Zuckerkandl (1917-18). Sono stati anche concessi prestiti del tutto eccezionali, come La sposa (1917-18), che per la prima volta lascia la Klimt Foundation, e Ritratto di Signora (1916-17), trafugato dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza nel 1997 e recuperato nel 2019. 
Fanno  da  cornice  a  questi  grandi  lavori  del  maestro  austriaco  e  contribuiscono  al  racconto  del  periodo  della  Secessione  viennese,  anche  dipinti  e  sculture  del  Museo  Belvedere,  firmati  da  altri  artisti,  quali  Josef  Hoffmann,  Koloman  Moser,  Carl  Moll,  Johann  Victor  Krämer,  Josef  Maria  Auchentaller,  Wilhelm  List, Franz von Matsch e molti altri. Cartoline autografe documentano in mostra i viaggi in Italia di Klimt, che visitò Trieste, Venezia, Firenze, Pisa,  Ravenna  –  dove  si  appassionò  ai  mosaici  bizantini  –  Roma  e  il  lago  di  Garda,  cui  si  ispirarono  alcuni suoi paesaggi. Questi viaggi furono importanti per l’evolversi della sua ricerca creativa e ne accrebbero l’influsso sugli artisti  italiani.  Per  questo  al  Museo  di  Roma  a  Palazzo  Braschi  le  opere  di  Klimt  saranno  messe  a  confronto  con  quelle  di  artisti  italiani  come  Galileo  Chini,  Giovanni  Prini,  Enrico  Lionne,  Camillo  Innocenti,  Arturo  Noci,  Ercole  Drei,  Vittorio  Zecchin  e  Felice  Casorati  che  –  recependo  la  portata  innovativa  del  linguaggio  klimtiano  molto  più  dei  pittori  viennesi  del  loro  tempo  –  daranno  vita  con  diverse sensibilità e declinazioni alle esposizioni di Ca’ Pesaro e della Secessione romana. Grandi capolavori ma non solo. Al Museo di Roma, infatti, grazie alla collaborazione tra Google  Arts  &  Culture Lab Team - nuova piattaforma di Google dedicata all’approfondimento delle arti - e il Belvedere di  Vienna,  tornano  in  vita  tre  celebri  dipinti  conosciuti  come  Quadri  delle  Facoltà  -  La  Medicina, La Giurisprudenza e La  Filosofia  -,  allegorie  realizzate  da  Klimt  tra  il  1899  e  il  1907  per  il  soffitto  dell’Aula  Magna dell’Università di Vienna e rifiutate da quest’ultima perché ritenute scandalose. Ciò  che  rimane  di  queste  opere  andate  perdute  nel  1945  durante  un  incendio  scoppiato  al  castello  di  Immendorf in Austria, sono solo alcune immagini fotografiche in bianco e nero e articoli di giornale. La sfida di Google Arts & Culture è stata quindi di ricostruire digitalmente i pannelli a colori, attraverso il Machine  Learning  (un  sottoinsieme  dell'Intelligenza  Artificiale)  e  con  la  consulenza  del  dott.  Franz Smola, curatore della mostra e tra i maggiori esperti di Klimt al mondo. Un processo di ricostruzione del colore.Partendo  da  una  ricerca  condotta  dallo  stesso  Smola  su  descrizioni  che  gli  studiosi  del  tempo  e  giornalisti  avevano  fatto  dei  tre  dipinti  ancora  esistenti,  il  materiale  raccolto  è  stato  messo  a  confronto  con le colorazioni utilizzate da Klimt nei dipinti realizzati in quello stesso periodo e ancora esistenti. Da qui, Emil  Wallner, programmatore creativo per Google Arts & Culture, ha programmato un algoritmo di machine  learning  per  creare  un  modello  statistico  di  texture,  motivi  e  colori  di  ciò  che  rimaneva  dei  Quadri  delle  Facoltà;  Smola  e  Wallner  hanno  quindi  hanno  preso  i  riferimenti  cromatici  e  li  hanno  aggiunti con cura ai tre dipinti di Klimt. Mettendo insieme le testimonianze in bianco e nero e i riferimenti cromatici, il modello statistico è stato in grado  di  collegare  i  motivi  in  scala  di  grigi  con  le  colorazioni  dei  dipinti  di  Klimt  ancora  esistenti,  restituendo ai Quadri delle Facoltà i loro colori originali.
LA MOSTRA
Prima sezione – Vienna. 1900 Nel 1857 l’imperatore Francesco Giuseppe fa abbattere le antiche mura di Vienna per cingerla con una doppia  strada  alberata,  la  Ringstrasse,  popolata  di  giardini,  caffè  e  edifici  di  rappresentanza,  ciascuno  dei  quali  improntato  allo  stile  storico  più  confacente  alla  sua  funzione.  La  rottura  avviene  proprio  ad  opera di due artisti coinvolti nella costruzione e nella decorazione degli edifici del Ring: l’architetto Otto Wagner  e  il  pittore  Gustav  Klimt,  uniti  dalla  partecipazione  alla  Secessione  di  Vienna,  il  movimento  fondato nel 1897 che cerca di adeguare l’arte agli stili di vita contemporanei. Scrive Wagner: «Tutto ciò che è creato con criteri moderni deve corrispondere ai nuovi materiali e alle esigenze del presente». E ciò  vale  soprattutto  per  i  nuovi  tipi  edilizi,  come  le  stazioni  della  metropolitana,  le  case  d’affitto,  le  ‘ville  urbane’. L’interno più radicale della Vienna fin de siècle è però il Cafè Museum di Adolf Loos (1899). A Vienna, peraltro, i caffè «sono una sorta di club democratici e accessibili a tutti al modico prezzo di una tazzina  di  caffè»,  come  scrive  Stefan  Zweig,  uno  dei  protagonisti  letterari  del  momento,  insieme  con  Hugo von Hofmannsthal, Georg Trakl, Arthur Schnitzler, Franz Werfel, Robert Musil. Anche nella scena musicale  l’avvicendamento  avviene  nel  1897,  quando  Gustav  Mahler  diviene  direttore  dell’Opera  di  Corte. E mentre Arnold Schönberg, e Alban Berg aprono strade inesplorate alla musica, Sigmund Freud schiude la porta dell’inconscio. 
Seconda sezione – Prime opere. La compagnia di artisti Künstler-compagnie Gustav  Klimt  proviene  da  un  ambiente  molto  semplice.  Nato  il  14  luglio  1862,  l’artista  è  il  secondo  di  sette  figli  di  Ernst  Klimt,  incisore  d’oro,  e  sua  moglie  Anna,  nata  Finster,  a  Baumgarten,  all’epoca  un  sobborgo  di  Vienna.  Nonostante  la  critica  situazione  finanziaria,  i  genitori  di  Klimt  permettono  al  loro  figlio Gustav e ad altri due figli, Ernst e Georg, di formarsi presso la scuola di arti e mestieri di Vienna. Durante i loro studi, i due fratelli Gustav ed Ernst Klimt, insieme al loro compagno di studi Franz Matsch, fondano  intorno  al  1879  un  gruppo  di  lavoro  e  studio,  la  cosiddetta  Compagnia  di  artisti,  specializzata  nell’esecuzione  di  dipinti  su  pareti  e  soffitti.  Ricevettero  commesse  dai  rinomati  architetti  Fellner  &  Helmer,  che  costruirono  teatri  in  tutta  la  monarchia  e  commissionano  ai  pittori  sipari  teatrali  e  decorazioni delle volte. Le commesse più importanti includono le decorazioni del soffitto negli scaloni del Burgtheater di Vienna e gli affreschi nella tromba delle scale del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il successo  della  Compagnia  di  artisti,  tuttavia,  subisce  un  duro  colpo  quando  il  fratello  di  Gustav,  Ernst,  muore improvvisamente nel 1892 e il gruppo si scioglie. Dai primi anni del 1890, Gustav Klimt esegue sempre più commissioni di ritratti per i circoli della classe media, distinguendosi per l’esecuzione realistica tecnicamente brillante e dettagliata.  Terza sezione – 1897. La fondazione della Secessione Viennese Probabilmente  l’evento  più  importante  nel  contesto  del  rinnovamento  artistico  di  Vienna  può  essere  considerata la fondazione della Secessione viennese. Si tratta di uno spin-off della Cooperativa di artisti visivi  Vienna  -  Künstlerhaus,  l’organizzazione  che  all’epoca  godeva  di  un  monopolio  nell’attività  espositiva  viennese.  Insieme  a  oltre  venti  compagni,  Gustav  Klimt  fonda  l’Associazione  degli  artisti  austriaci  -  Secessione  il  3  aprile  1897  all’interno  del  Künstlerhaus.  Il  24  maggio  1897  i  Secessionisti  decidono di lasciare il Künstlerhaus. Gustav Klimt viene nominato primo presidente della Secessione e ne   disegna   il   primo   manifesto   raffigurante   Teseo   nudo   che   combatte   il   Minotauro.   Le   autorità   censurarono  il  manifesto,  decretando  che  i  genitali  dell’eroe  dovessero  essere  nascosti  da  un  tronco  d'albero. I  membri  della  Secessione  non  perseguono  un  linguaggio  artistico  uniforme.  Da  una  parte,  vi  erano  pittori  più  impegnati  nell’arte  realistica  e  naturale,  come  Wilhelm  List,  Johann  Viktor  Krämer,  Vlastimil  Hofman o Ferdinand Andri. D’altra parte, i pittori più orientati verso l’Art Nouveau, come Klimt, Carl Moll o Ernst Stöhr. Queste differenze stilistiche, ma anche dispute organizzative tra i “naturalisti” e gli “stilisti”, portano  divisioni  sempre  maggiori  fra  gli  artisti  della  Secessione,  fino  a  quando  Klimt  e  altri  colleghi  come Moser, Hoffmann e Moll decidono di lasciare il gruppo nel 1905.
Quarta sezione – Design nel contesto della Secessione Viennese La  particolarità  della  Secessione  viennese,  fondata  nel  1897,  è  lo  stretto  legame  tra  le  belle  arti,  l’architettura  e  il  design.  Oltre  a  numerosi  pittori,  fanno  parte  del  gruppo  della  Secessione  importanti  architetti,  designer  innovativi  e  scenografi,  come  Otto  Wagner,  Josef  Hoffmann,  Joseph  Maria  Olbrich,  Koloman  Moser  e  Alfred  Roller.  Hoffmann,  Moser  e  Roller  sono  anche  i  più  importanti  progettisti  delle  ventitre  mostre  che  furono  allestite  nella  Secessione  nei  primi  otto  anni  dalla  fondazione  nel  1897  alla  partenza del gruppo intorno a Gustav Klimt nel 1905, stabilendo nuovi standard con la modernità delle loro presentazioni espositive. Le mostre vengono accompagnate da manifesti la cui grafica è fortemente innovativa.  Dal  1898  al  1903  la  Secessione  pubblica  la  rivista  d’arte  Ver  Sacrum,  per  la  quale  Klimt,  Moser e Josef Maria Auchentaller, tra gli altri, realizzano numerosi disegni. Moser  e  Hoffmann  progettano  anche  oggetti  artistici  e  artigianali  realizzati  con  un’ampia  varietà  di  materiali.  L’esecuzione  di  questi  oggetti  viene  affidata  da  aziende  austriache  eccezionali,  come  la  società  di  vetro  Johann  Lötz  Witwe,  famosa  per  i  suoi  oggetti  in  vetro  iridescenti  e  luccicanti.  Moser,  Hoffmann e l’imprenditore Fritz Wärndorfer fondano l’azienda Wiener Werkstätte nel 1903, che avrebbe prodotto un gran numero di articoli di alta qualità per quasi trent'anni.
Quinta sezione – I primi viaggi di Klimt in Italia nel 1899 e nel 1903. Il  Paese  che  Klimt  visita  più  spesso  è  stato  senza  dubbio  l’Italia.  All’inizio  del  mese  di  maggio  1899  si  reca  in  alcune  città  del  Nord  insieme  al  suo  amico  pittore  Carl  Moll  e  alla  sua  famiglia.  Tra  l’allora  trentasettenne Klimt e la ventenne figliastra di Moll, Alma Schindler, l’attrazione reciproca già esistente da tempo si manifesta proprio durante il viaggio. Precisamente a Genova, Gustav e Alma si baciano per la prima volta, e a Verona Klimt la bacia una seconda volta. A Venezia, però, Moll, risentito, vieta al suo amico Klimt di fare ulteriori avances ad Alma. Klimt si scusa con Moll per il suo comportamento in una lettera lunga tredici pagine. 
Quattro anni dopo, nel maggio 1903, Klimt torna a Venezia. In questa occasione ha modo di visitare per la prima volta i mosaici di Ravenna, evento che suscita in lui grande entusiasmo. Alla fine di novembre e all’inizio  di  dicembre  dello  stesso  anno  si  reca  ancora  una  volta  a  Ravenna  e  altre  città  dell’Italia  settentrionale.  Grazie  alle  cartoline  che  Klimt  invia  quasi  ogni  giorno  a  Emilie  Flöge  a  Vienna,  siamo  informati  dell’andamento  del  viaggio.  Klimt  scrive  le  prime  cartoline  da  Villach,  Pontebba,  Venezia  e  Padova.  Il  2  dicembre  Klimt  scrive  da  Ravenna:  «[...]  a  Ravenna  tante  povere  cose  -  i  mosaici  di  uno  splendore  inaudito».  Seguono  cartoline  da  Firenze,  Pisa,  La  Spezia,  Verona  e  infine  due  cartoline  da  Riva del Garda.
Sesta sezione – Giuditta. Un’opera con lo status di icona Negli  anni  tra  il  1900  e  il  1910,  Klimt  cade  ripetutamente  nel  ruolo  dell’artista  dello  scandalo  che  per  primo  osa  concentrarsi  più  chiaramente  che  mai  sull’erotismo  femminile  nei  suoi  dipinti,  specialmente  quelli dal contenuto simbolista e allegorico. Uno degli esempi più noti oggi, in cui Klimt rende omaggio al fascino  dell’erotismo  femminile,  è  il  suo  ritratto  di  Giuditta,  creato  nel  1901.  Questa  leggendaria  figura  biblica, che decapita con le sue stesse mani il generale assiro Oloferne, per salvare dalla rovina il suo popolo ebraico, si fa strada sempre più nell’arte e nella letteratura al tempo. La Giuditta di Klimt sembra essere un eccezionale esempio del tipo di femme fatale, di nuovo stilizzato nelle arti visive e nella letteratura intorno al 1900, quell'essere affascinante da cui l’erotismo e il pericolo vengono sprigionati in egual misura. La visione ambivalente di Klimt di una donna erotica e allo stesso tempo  omicida  richiama  l’attenzione  su  un  argomento  molto  dibattuto  a  Vienna  all'inizio  del  XX  secolo,  ovvero  il  rapporto  tra  i  sessi.  Il  ruolo  dell’uomo  e  della  donna  nella  società,  l’erotismo  e  la  sessualità,  l’autodeterminazione  e  la  determinazione  esterna  dei  ruoli  sessuali  vengono  gradualmente  messi  al  centro  della  scienza  e  della  società  negli  anni  successivi  al  1900  e  divengono  oggetto  di  una  fondamentale  rivalutazione.  Non  è  certo  un  caso  che  proprio  in  quegli  anni  a  Vienna  i  rappresentanti  dell’ancora  giovane  disciplina  scientifica  della  psicoanalisi,  Sigmund  Freud  in  primis,  giungano  qui  a  intuizioni del tutto nuove.
Settima sezione – Ritratto di Signora. Il   lavoro   di   Klimt   è  indissolubilmente   legato   alla   sua   speciale   maestria   nella   ritrattistica.  Sorprendentemente,  si  dedica  quasi  esclusivamente  a  ritratti  femminili,  mentre  i  ritratti  di  uomini  sono  estremamente  rari  e  risalgono  ai  primissimi  anni  creativi.  Nella  ritrattistica  in  particolare,  le  opzioni  di  design  di  Klimt  variano  in  grande  densità  e  velocità.  Nel  primo  Ritratto  di  donna  di  grande  formato  del  1894 circa, dimostra la sua maestria nel padroneggiare una tecnica pittorica quasi fotorealistica, mentre nel  ritratto  di  donna  di  piccolo  formato  su  sfondo  rosso  della  fine  degli  anni  1890  passa  a  una  tecnica  impressionistica dello sfumato. In ogni ritratto il maestro cerca nuove ispirazioni; nessuna composizione è  uguale  all’altra.  Con  l’aiuto  di  un  gran  numero  di  studi  a  matita,  Klimt  si  avvicina  lentamente  alla  postura  del  modello,  da  lui  considerata  perfetta.  La  maggior  parte  dei  committenti  per  i  ritratti  di  Klimt  appartiene  alla  classe  benestante  della  società  cittadina,  alcuni  tra  i  più  ricchi  del  paese,  come  le  famiglie  Wittgenstein,  Bloch-Bauer,  Lederer  o  Primavesi.  Molti  appartengono  all’élite  intellettuale  del  Paese, come la famiglia Zuckerkandl. Al di là della maestria di Klimt nella ritrattistica, il ritratto femminile è molto popolare all’epoca. Numerosi membri  della  Secessione  viennese,  come  Otto  Friedrich,  Friedrich  König,  Max  Kurzweil  o  Josef  Maria  Auchentaller,  ne  sono  un  eccellente  esempio  con  i  loro  ritratti  estremamente  attraenti  delle  signore  viennesi.
Ottava sezione – I quadri delle Facoltà Nel  1894  Gustav  Klimt  e  Franz  Matsch  ricevono  l’ordine  dal  Ministero  della  Pubblica  Istruzione  di  dipingere  allegorie  monumentali  per  il  soffitto  dell’Aula  Magna  dell’Università  di  Vienna.  Klimt  assume  l’esecuzione  delle  rappresentazioni  Filosofia, Medicina e Giurisprudenza.  Questi  quadri  monumentali  sono  considerati  le  opere  principali  dell’opera  di  Klimt  oggi.  In  esse,  Klimt  ha  trattato  l’erotismo  e  la  sessualità  in  un  modo  che  nessuno  a  Vienna  aveva  osato  fare  prima  di  lui.  Sin  dalla  loro  prima  presentazione, le opere suscitano l’indignazione generale del pubblico e del contesto politico, tanto che il Ministero  decide  di  non  farle  appendere  come  previsto  inizialmente.  Klimt  rinuncia  quindi  all’incarico  e  restituisce l’onorario che gli era stato anticipatamente versato. Due dei dipinti delle facoltà finiranno nelle mani  di  un  privato,  uno  entrerà  in  una  collezione  museale.  Sfortunatamente,  tutti  e  tre  i  dipinti  furono  distrutti negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. 
Oggi conosciamo l’aspetto dei quadri delle facoltà grazie a fotografie in bianco e nero. Solo la figura di Igea  nella  metà  inferiore  di  Medicina è  stata  fotografata  a  colori.  Nell’ambito  del  progetto  digitale  su  Gustav  Klimt  realizzato  da  Google  Arts  &  Culture,  un  gruppo  di  ricerca  ha  utilizzato  le  più  recenti  tecnologie informatiche come l’apprendimento automatico e l'intelligenza artificiale per ricavare il colore originale delle immagini dalle riproduzioni in bianco e nero. Il risultato di questo progetto di ricerca sarà presentato per la prima volta al pubblico nel corso di questa mostra.
Nona sezione – Il Fregio di Beethoven Da aprile a giugno 1902, la Secessione viennese presenta come parte della sua XIV Mostra un omaggio a  Ludwig  van  Beethoven.  L’attrazione  principale  della  mostra  è  una  scultura  di  Beethoven  scolpita  in  marmo colorato da Max Klinger. Inoltre, venti artisti della Secessione - tra cui Elena Luksch-Makowsky come unica artista - idearono contributi originali, in particolare fregi e rilievi murali. Alfred Roller sviluppa il concept della messa in scena, mentre il design degli interni viene affidato a Josef Hofmann. È  di  Gustav  Klimt  il  contributo  più  sensazionale  con  un  fregio  murale  lungo  più  di  34  metri,  che  si  estendeva  per  un’altezza  di  circa  due  metri  su  tre  pareti  di  una  stanza  laterale.  Klimt  sviluppa  un  complesso  programma  di  immagini  che  può  essere  visto  come  un’interpretazione  visiva  della  Nona Sinfonia di  Beethoven.  L’importanza  del  fregio  di  Beethoven  per  l’opera  artistica  di  Klimt  non  è  sopravvalutata:  Klimt  raggiunge  qui  per  la  prima  volta  un  monumentale  isolamento  delle  figure;  la  linearità  come  elemento  progettuale  autonomo  raggiunge  il  suo  primo  culmine.  È  davvero  una  fortuna  enorme che il fregio di Klimt non sia stato demolito dopo la mostra di Beethoven – come i murali di altri artisti – e che sia stato conservato per i posteri. Il fregio, faticosamente rimosso dal muro, finisce nelle mani  di  committenti  privati.  Negli  anni  ‘70  viene  venduto  alla  Repubblica  d’Austria  e,  dopo  anni  di  restauri,  trova  la  sua  definitiva  dimora  nei  sotterranei  del  palazzo  della  Secessione  viennese,  dove  è  possibile ammirarlo ancora oggi.
Decima sezione – La pittura paesaggistica Intorno al 1900 Klimt scoprì il tema del paesaggio, che da quel momento in poi costituirà un punto fermo nella  sua  pittura  accanto  alle  allegorie  e  ai  ritratti.  Il  rituale  del  viaggio  estivo  annuale  era  di  grande  beneficio per questo. In compagnia della sua compagna Emilie Flöge e della sua famiglia, Klimt guidava regolarmente  in  campagna  per  circa  due  o  quattro  settimane  a  luglio  e  agosto,  preferibilmente  nella  regione dei laghi del Salzkammergut dell'Alta Austria. Nei suoi paesaggi, Klimt ha in mente una natura idealizzata; il suo obiettivo è creare un mondo senza nuvole e paradisiaco. Klimt  trascorse  l'estate  del  1913  sul  Lago  di  Garda  nel  Nord  Italia.  Il  risultato  di  questo  soggiorno  di  cinque settimane, durato dal 31 luglio al 10 settembre, furono tre dipinti di grande formato, ovvero due immagini  di  città,  vedute  di  Malcesine  (già  Collezione  Lederer,  Vienna,  perduta  dal  1945)  e  Cassone  (collezione  privata),  oltre  a  una  soleggiata  Sezione  di  un  sentiero  di  un  giardino  (Kunsthaus  Zug,  Svizzera). Molti  colleghi  pittori  dell'ambiente  della  Secessione  viennese  condividevano  la  preferenza  di  Klimt  per  paesaggi esteticamente raffinati e idealizzanti. Carl Moll e Koloman Moser, ad esempio, hanno preso in prestito  molto  da  vicino  le  rappresentazioni  di  Klimt.  La  pittrice  Broncia  Koller-Pinell,  così  come  i  pittori  Franz  Jaschke  e  Rudolf  Junk,  crearono  quadri  di  paesaggi  e  città  in  modo  marcatamente  divisionista.  Sebastian Isepp, d'altra parte, mostra ispirazione.
Undicesima sezione – Roma 1911. L’Esposizione Internazionale di Belle Arti Il fulcro del padiglione austriaco all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 è la sala Klimt, spesso citata nella stampa come “tempietto” o “abside” per la sua forma semicircolare e per l’aura quasi sacrale. Al  suo  interno,  Klimt  presenta  otto  dipinti  e  quattro  disegni,  tra  ritratti,  paesaggi,  soggetti  allegorici.  Fra  questi,  il  celebre  dipinto  Il  bacio,  i  ritratti  della  signora  Wittgenstein  e  quello  di  Emilie  Flöge,  due  elaborate  opere  simboliste  quali  La  Morte  e  la  Vita  e La  Giustizia,  le  Bisce  d’acqua  I  (o Le  sorelle), elegantemente  stilizzate.  L’impressione  complessiva  che  dovevano  suscitare  i  colori  smaglianti,  la  sinuosità delle linee, l’esuberanza dei motivi decorativi nello spazio bianco dell’abside, è sintetizzata da Emilio Cecchi, con parole che tradiscono, nonostante tutto, una sottile seduzione: «Perché veramente il segreto  dell’arte  di  Klimt  sta  nel  fascino  delle  colorazioni  elementari,  negli  accordi  spontanei,  negli  incontri  immediati,  come  quelli  dei  colori  dell’ali  della  farfalla  o  delle  scaglie  della  pietra.  Quella  sua  complicatezza  simbolica,  quel  desiderio  di  significati  profondi  che  le  hanno  attirato  l’ammirazione  dei  raffinati sono cosa estranea e, se rivelano con la loro macchinosità e con la loro astrattezza una volontà laboriosa  dell’artista  per  mettersi  d’accordo  con  la  morbidità  dei  tempi  e  vibrare  all’unisono  con  la  celebrarità  esasperata  dei  contemporanei,  rivelano,  anche,  quanto  la  sua  energia  concreta  e  profonda  rimanga da esse remota».
Dodicesima sezione – Alla Biennale di Venezia Gustav  Klimt  partecipa  per  la  prima  volta  alla  Biennale  Internazionale  d’Arte  di  Venezia  con  due  opere  nel 1899 e nella città lagunare giunge all’epilogo la sua relazione con la giovane allieva Alma Schindler, che avrebbe poi sposato Gustav Mahler, divenendo una delle più celebri muse del XX secolo. Il pittore torna  alla  Biennale  nel  1910  con  una  sala  individuale,  la  numero  10,  allestita  dall’architetto  austriaco  Eduard  Josef  Wimmer-Wisgrill  come  una  scatola  bianca,  con  le  pareti  tripartite  da  due  sottili  fasce  decorative  nere  e  sei  eleganti  poltrone  di  vimini  al  centro.  Il  quadro  Le  amiche,  qui  esposto,  è  riconoscibile  in  una  fotografia  della  sala  10,  dove  appare  significativamente  affiancato  allo  scandaloso  Bisce d’acqua II. È come se le eleganti signore viennesi del primo quadro, vestite con mantelli e cappelli invernali  che  ne  lasciano  scoperti  solo  i  volti,  si  fossero  denudate  per  immergersi  nelle  onde  senza  tempo  del  secondo  quadro,  unendosi  alle  creature  iridescenti  che  si  lasciano  cullare  dai  loro  istinti.  La  mostra  fa  subito  scalpore  e  divide  la  critica.  La  ragione  principale  la  espone  Nino  Barbantini,  direttore  della  Galleria  Internazionale  di  Ca’  Pesaro:  «L’arte  di  Klimt  è  antipatica  al  nostro  tempo  perché  l’oltrepassa e prepara il tempo di domani».
Tredicesima sezione – Secessione 1914 La  seconda  mostra  della  Secessione  romana  del  1914  vede  l’attesa  partecipazione  (dopo  l’occasione  mancata dell’anno precedente) dell’Associazione di artisti austriaci fondata da Klimt nel 1906, in seguito alla  scissione  dalla  Secessione  viennese.  Nato  nel  1912  sulla  scorta  dei  recenti  successi  del  gruppo  klimtiano in Italia, il movimento romano propone, in alternativa alla Società Amatori e Cultori di Belle Arti, un  aggiornamento  culturale  di  livello  europeo  sull’esempio  “modernista”  della  Secessione  austriaca.  L’unica  opera  inviata  da  Klimt  era  il  Ritratto  di  Mäda  Primavesi  (1912-1913),  esposto  con  4  disegni  di  Egon Schiele e dipinti di artisti come Carl Moll, Emil Orlik, Bertold Löffler, Oskar Laske, Broncia Koller, Ferdinand  Andri  e  Felix  Albrecht  Harta.  In  una  seconda  sala  vengono  proposte  le  sculture  di  Franz  Barwig  e  Michael  Powolny,  e  quattro  vetrine  con  ceramiche,  stoffe,  ricami,  sete,  oggetti  d’oro  e  d’argento. L’allestimento di Dagobert Peche, architetto e designer della Wiener Werkstätte, segue il principio della Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale), condiviso da molti artisti italiani che progettarono la decorazione degli ambienti espositivi: Vittorio Grassi, Aleardo Terzi, Enrico Lionne, Carlo Alberto Petrucci per le sale internazionali,  Plinio  Nomellini  e  Galileo  Chini  per  la  sala  del  gruppo  della  “Giovine  Etruria”,  Ferruccio  Scandellari  per  quella  dei  bolognesi.  L’esecuzione  dei  lavori  viene  affidata  a  Vincenzo  Costantini  e  Gualtiero Gherardi, i mobili alla manifattura Spicciani.
Quattordicesima sezione - “La Sposa”. Un’opera importante degli ultimi anni Quando Klimt viene inaspettatamente colpito da un ictus nel gennaio 1918, prima di compiere 56 anni, per le cui conseguenze sarebbe morto un mese dopo, diversi sono i dipinti che ha ancora in lavorazione, tra cui l’opera di grande formato La sposa. In alcune parti del quadro, come quella a sinistra, l’immagine era in gran parte completa, mentre altre parti mostrano ancora uno schema di colori approssimativo. È uno  dei  formati  più  grandi  che  Klimt  abbia  mai  eseguito.  Il  tema  è  l’amore  e  il  desiderio  sensuale.  Al  centro c'è la sposa omonima, addormentata e avvolta in un abito blu. La testa del suo partner è accanto a lei. Il suo corpo è in gran parte nascosto da un gruppo di donne che, strette l’una all’altra, sembrano fluttuare in posizioni diverse. In parte nude, in parte vestite, illustrano ovviamente le sfaccettature delle esperienze  erotiche  di  felicità  a  cui  la  sposa  sembra  abbandonarsi  nel  suo  sonno  beato.  La  forte  colorazione  del  quadro  e  gli  audaci  contrasti  di  colore  mostrano  che  l’opera  è  caratteristica  della  tarda  fase creativa di Klimt. Una pennellatura dinamica è visibile anche nel Ritratto di Johanna Staude, che Klimt dipinge negli ultimi mesi  prima  della  sua  morte.  Johanna  Staude,  nata  Widlicka,  è  la  modella  di  Klimt  del  tempo.  L’incompleto Ritratto di dama in bianco, tuttavia, non può essere associato a nessuna persona specifica. Presumibilmente  è  uno  di  quei  ritratti  femminili  idealizzanti  che  Klimt  spesso  faceva  delle  sue  modelle  nude. 
FOCUS
Il capolavoro ritrovato: Ritratto di signora Databile tra il 1916 e il 1917, il Ritratto di signora appartiene all’ultima fase di attività dell’artista. La sua  pittura  si  fa  meno  preziosa  e  sorvegliata,  abbandonandosi  a  pennellate  quasi  sbrigative,  che  tradiscono un approccio più emozionale, aperto alle atmosfere espressioniste. Spetta  a  una  studentessa  di  un  liceo  piacentino  –  Claudia  Maga  –  avere  intuito  nel  1996  la  particolarissima genesi dell’opera poi confermata anche dalle analisi cui la tela è stata sottoposta: Klimt  la  dipinge  sopra  un  precedente  ritratto  già  ritenuto  perduto  raffigurante  una  giovane  donna,  identica nel volto e nella posa all’attuale effigiata, ma assai diversamente abbigliata e acconciata. I  colpi  di  scena,  tuttavia  non  finiscono  qui.  Il  22  febbraio  1997,  la  tela  di  Klimt  viene  rubata  dalla  Galleria  Ricci  Oddi  di  Piacenza  con  modalità  che  le  indagini  non  riusciranno  mai  a  chiarire.  Non  mancheranno   sedicenti   informatori   che   millanteranno   contatti   preziosi,   mitomani,   medium,   estorsori e dubbie confessioni. Per la ricomparsa del dipinto occorrerà aspettare quasi ventitré anni e,  se  possibile,  il  ritrovamento  sarà  ancora  più  enigmatico  del  furto.  Il  10  dicembre  2019  sono  in  corso alcuni lavori di giardinaggio lungo il muro esterno del museo piacentino. Qui, in un piccolo vano chiuso da uno sportello privo di serratura, viene rinvenuto un sacchetto di plastica dentro il quale c’è una tela: è il Ritratto di signora di Klimt.