domenica 17 ottobre 2021

L'attrice Carla Carfagna a Fattitaliani: mi metto al servizio del personaggio e della storia. L'intervista



L'attrice Carla Carfagna
da giovedì 21 ottobre sarà al cinema con il nuovo film di Nunzio e Paolo Due fantasmi di troppo (distribuito da Notorious Pictures), nell’esilarante ruolo di Corinne, la vicina di casa dei due protagonisti, ossessionata da Nunzio...
Facendosi ispirare dalla sua città natale, Napoli, ha lavorato su un’interpretazione autentica, restituendone anche le sfumature drammatiche in un contesto del tutto surreale. Attualmente, Carla Carfagna sta lavorando a nuovi progetti teatrali e al suo cortometraggio, di cui è protagonista e autrice. Dal 26 al 28 ottobre sarà in scena presso lo Spazio 18B con lo spettacolo tragicomico Niente, atto unico scritto e diretto da Marzia Ercolani (Vincitore Miglior Corto Teatrale Le Cortigiane 2020). Fattitaliani l'ha intervistata.


Com'è il tuo personaggio in "Due fantasmi di troppo"?

Corinne è una donna sopra le righe, con uno stile tutto suo, un po’ fuori moda, leggera ma con una forte personalità. È molto attratta da Nunzio, il suo vicino di casa e le tenta davvero tutte per conquistarlo. I no non la scoraggiano, anzi, sono il carburante per continuare a provarci.
In quali suoi aspetti riconosci te stessa e in quali lati invece si mostra totalmente diversa da te?
Come me, è molto determinata e va dritta all’obiettivo ma, a differenza di Corinne, io sono molto discreta e riflessiva, lei si lancia senza paracadute, io valuto le possibili conseguenze prima di agire. Inoltre, mi piace essere conquistata, Corinne invece è molto intraprendente. Entrambe siamo molto appassionate e coraggiose.

Alla vigilia di un'uscita, ti rivedi nel ruolo che hai interpretato oppure eviti di farlo? 

Non mi rivedo subito, preferisco far trascorrere un po’ di tempo, mi aiuta a prendere le distanze e a valutare il mio lavoro con maggiore obiettività. In fase di studio, invece, sono solita filmarmi, lo trovo utilissimo per mettere immediatamente a fuoco i punti di forza e di debolezza di una interpretazione e aggiustare il tiro. Evolvere è fondamentale nel mio lavoro e anche cogliere un dettaglio apparentemente insignificante può fare la differenza.
In che cosa cambia il coinvolgimento nell'interpretazione teatrale di un personaggio? Per esempio, in "Niente"?
“Niente” è un monologo complesso: il ritmo è molto serrato e richiede una centratura decisamente solida. Anche dal punto di vista fisico è impegnativo, sono 
in scena per un’ora, seduta e non posso muovere le gambe. Viola, il personaggio che interpreto, è una donna al centro di una vita affollata di oggetti, doveri, relazioni e nasce dalla fusione di due vite, la mia e quella dell’autrice, Marzia Ercolani, dunque il coinvolgimento è totale. Ma la storia di Viola è anche quella di tutte le donne, che potranno riconoscersi nel mondo frenetico, grottesco e poetico della protagonista. La performance dal vivo naturalmente è l’ideale per creare questa connessione perché si respira e si vibra insieme al pubblico, una magia che solo il teatro può regalare.
Ci sono dei consigli che tu segui sempre quando lavori, una linea da cui non ti discosti?
Quando preparo un ruolo, il mio faro guida è la verità. Sospendo il giudizio e mi metto al servizio del personaggio e della storia: mi piace dare vita ad esseri umani con i quali il pubblico possa empatizzare, identificarsi, sento la responsabilità di dare un contributo concreto, infondere coraggio, speranza, ispirare e illuminare le vite delle persone.

Puoi anticiparci qualcosa sul cortometraggio, di cui sei protagonista e autrice?

Il corto si chiama “A te”, sono autrice della sceneggiatura insieme a Marta Gervasutti e ci tengo particolarmente perché è la mia la storia, ma allo stesso tempo è una storia universale. 
Qualche anno fa, la morte di mia madre mi ha messo a dura prova e ho sentito l’esigenza di condividere il mio viaggio più intimo, che dal dolore profondo, dall'impotenza e dalla solitudine, mi ha aperto le porte di una vita di nuove consapevolezze e soprattutto di speranza. Non vedo l'ora di girarlo e donare al pubblico il mio messaggio di fiducia e di luce. Giovanni Zambito.