sabato 10 luglio 2021

Tra ultimo sangue e bullismo, il nuovo romanzo di Caterina Falconi. L'intervista

di Maria CaffaAngelica è una bella donna alle prese col climaterio vissuto come demarcazione tra il prima e il dopo.
È laureata ma fa la bidella in una scuola media di pro­vincia. Nel computo ossessivo dei propri fallimenti, trascura il suo dovere di vigilan­za. Distratta testimone di atti di bullismo ai danni di un orfano immigrato, assisterà al terribile epilogo concomitante con l’ultimo effimero segnale di fertilità emesso dal suo corpo. È questo il nucleo di Dimmelo adesso,  il nuovo romanzo di Caterina Falconi, origini sarde ma nata a Giulianova (Teramo), autrice molto prolifica e appassionata. Dopo lunghe peregrinazioni da un piccolo raffinato editore all’altro questo titolo fresco di stampa la colloca, grazie alla prestigiosa etichetta Vallecchi, nel migliore panorama editoriale. Grazie a una potente storia di rinunce e omissioni che si intreccia con i destini di una banda di giovanissimi bulli diversi tra loro. Laureata in Filosofia, Falconi ha scritto diversi romanzi e ha collaborato alla stesura delle sce­neggiature del cartone animato Carotina Super Bip. Autrice di svariati testi per ragazzi: E invece sì. 55 storie di coraggio, di idee, di passione , Shoefiti , collabora alla Rusconi Libri con ro­manzi per bambini e riduzioni di classici. Ha curato con Francesca Bonafini l’an­tologia La vita invisibile (appena uscito per Avagliano) ed è autrice di Dammi da bere (Mimep Do­cete, 2021).

Perché ha sentito la necessità di scrivere Dimmelo adesso?

Si tratta di un romanzo concepito e scritto, parlo della prima di numerose stesure, tanti anni fa. All’epoca le mie figlie frequentavano la scuola media. Il bullismo scolastico e virtuale era già una realtà nota, ma in Italia non si faceva quasi nulla in proposito. A me il problema appariva enorme. Mentre notavo che tanti adulti preferivano minimizzare la questione. Così mi sono messa a studiare i meccanismi interni al bullismo che ha una precisa gerarchia.

Il romanzo è anche una seria riflessione sulla menopausa.

Con l’amenorrea molte cose cambiano, quasi simultaneamente, nel corpo e nella psiche, e occorrerebbe che le donne, giunte alla temuta demarcazione biologica, si rimodulassero su nuovi assetti rimettendosi al centro. Non tutte però arriviamo alla menopausa in condizioni ottimali. Siamo spesso zavorrate dalle pretese di chi ci gravita attorno, o siamo ferite da amori sbagliati, oppure ingorgate di lavoro. Dovremmo imparare a focalizzarci prioritariamente sulle nuove esigenze, per star meglio anche con il prossimo. Quanto ai luoghi comuni, quelli lasciano il tempo che trovano.

Il tema del femminile le sta così a cuore da averlo sviscerato anche in Dammi da bere per la Mimep Docete?

Quello è un libro scritto all’apice di un lento e ponderato percorso di conversione. Attiene alla mia dimensione spirituale e per questo è pubblicato con una casa editrice cattolica.

Perché proprio quelle tre donne evangeliche?

Le tre donne “romanzate” mi rappresentano per un verso o per l’altro, anche se hanno delle componenti universali. Nelle altre mie produzioni “libresche”, rigorosamente laiche, tacito le mie convinzioni e mi limito a narrare, problematizzandolo, il male, in modo che i lettori si sentano spinti a trarre le loro peculiari conclusioni.

Ma continuerà a scrivere anche per ragazzi?

La scrittura per ragazzi è una scrittura felice che ha affiancato da anni la mia produzione per adulti. Credo proprio che non smetterò mai di scrivere per i più giovani. Ora sono impegnata nella riduzione di un grande classico della letteratura universale.