giovedì 29 luglio 2021

Arte, Gianna Panicola a Fattitaliani: l'arte è anche incontro. L'intervista

Terminiamo oggi le nostre interviste dedicata alla collettiva "7 Fate" visitabile a Palermo presso lo spazio Arèa parlando con la curatrice della mostra Gianna Panicola.

Quali sensazioni, incontri, commenti può fornirci sulla serata inaugurale? ha corrisposto alle vostre aspettative?

7 fate è stata inaugurata in un caldo pomeriggio di luglio da Arèa, in Piazza della Rivoluzione a Palermo. Tante le persone presenti che ringrazio per l’interesse mostrato. Posso considerarla come un caldo incontro che mi ha permesso di rivedere alcuni amici, artisti, curatori e di conoscere altra gente. L’arte è anche questo: l’incontro che ha tutta la forza di lasciare qualcosa.

È stato facile "selezionare" solo sette artiste? che cosa le accomuna? perché sono "Fate"?

Inizialmente le artiste non erano 7 e il progetto portava il titolo “Le fate”. Dopo anche il titolo subì una trasformazione, si è tramutato in “Sette fate”, dal numero delle adesioni e dalla magia attribuita a questo numero, simbolo dell’universalità e dell’equilibrio perfetto tra le diversità. Ogni fata incarna una diversa dimensione, un diverso luogo da scoprire. Le 7 fate sono pittrici che vivono la pittura come esperienza di vita, ricerca continua, costante, pulsazione, battito e questo è qualcosa di straordinario. 7 pittrici, 7 donne che hanno intrapreso un cammino. Sono delle anime viaggianti. E il viaggio è appena iniziato.


Quali elementi tiene sempre in conto nel curare un'esposizione?

Ci sono dei parametri di spazio e di tempo che bisogna tenere presenti quando si cura un’esposizione che è un progetto culturale. È molto importante conoscere bene il luogo ospitante e metterlo in relazione con le opere, immaginare prima e creare dopo un percorso come un’articolazione di rapporti, di equilibrio tra colori, forme, materiali diversi. Altro elemento chiave è l’illuminazione che oltre ad evidenziare, crea dei punti luce importanti e degli effetti scenografici.

In “7 fate” è nato qualcosa di inatteso, scaturito dalle opere stesse, dalle diverse suggestioni, dal dialogo tra di loro e con lo spazio.

Quali reazioni del pubblico la stupiscono di più ancora oggi, in negativo e in positivo?

Mi entusiasma e mi rende felice l’emozione che traspare sui volti delle persone, la partecipazione emotiva, chi rimane ad osservare le opere e ne rimane incantato. Le reazioni in negativo non mi stupiscono, anzi sono indici che qualcosa è scattato, sono come delle scariche elettriche. Mi rattrista l’indifferenza da parte delle istituzioni e la loro assenza.

Com'è stata scelta la location della mostra?

Diciamo che è stato il luogo a scegliere noi. “7 fate” nasce in Piazza della Rivoluzione a Palermo, da Arèa di Giovanni Lo Verso che ha subito accolto questa idea, offrendone un prezioso contributo. L’allestimento occupa il pianterreno e dialoga con la piazza attraverso la trasparenza delle vetrate. Mi sono proposta: continuità con lo spazio esterno, respiro, armonia. Giovanni Zambito.

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