mercoledì 9 dicembre 2020

LO SCRITTORE TIZIANO PAPAGNI: “LA POESIA MI HA SALVATO DALLE INGIUSTIZIE DELLA VITA, MA CON IL MIO SECONDO LIBRO HO PRESO I LETTORI PER LA GOLA”

di Francesca GhezzaniArriva spesso un momento, nella vita di uno scrittore, in cui si avverte la necessità di cambiare genere, di stupire i propri lettori con qualcosa di diverso rispetto al libro precedente. È quanto è successo a Tiziano Papagni nel proprio percorso letterario.

Tiziano, rimane lo stesso editore - LFA Publisher - ma per il resto cambia tutto dalla raccolta di poesie “L’angelo dalle ali spezzate” che ha segnato il tuo esordio a l’ultimo “'A PIZZA Storia del cibo più amato al mondo”. Ci hai voluto prendere per la gola?

La pizza è sempre la pizza, chi la rifiuterebbe? Posso dirti che l'idea di editare ‘A PIZZA Storia del cibo più amato al mondo mi è balenata dopo il lockdown, periodo durante il quale gli italiani si attaccavano politicamente.  Nel pieno di quella fase di confinamento ho cucinato spesso il tiramisù, che adoro che e che va preparato con i savoiardi. Ho collegato, quindi, mentalmente i biscotti savoiardi ai Savoia, che entrarono nel regno di Napoli anche per degustare la pizza. 

Avevi mai pensato prima di cimentarti con la prosa?

Ritengo che le poesie come i sonetti abbiano un fascino esorbitante, ma non disdegno la prosa.

L’amore per la poesia rimane quindi però invariato?

Assolutamente sì. Non potrà mai sparire questo amore che mi ha protetto dalle ingiustizie della vita.  Se vogliamo, in un certo modo plasmato, anche. Sono convinto, però, che ognuno di noi abbia la sua poesia.

Secondo te, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? Di che cosa hanno bisogno i lettori?

Per certo so che oggi i lettori accaniti leggono molto i thriller. Sappiamo già che le poesie sono di nicchia, e forse i lettori hanno bisogno di qualcosa che “spacchi” gli schemi tradizionali: libri curiosi correlati a verità e non fantasie.

Immaginiamo che tu organizzi una cena a base di pizza: quali scrittori, vivi o defunti, inviteresti?

Innanzitutto inviterei Gabriele D'annunzio per il suo detto "Chi mangia molto, fa la fine di una tartaruga che muore per cibarsi", inviterei Dante per sapere in quale girone sono… Se si trattasse di inferno, ci sarebbe pure lui! E poi sarei curioso di vedere William Shakespeare mangiare la pizza. Chissà se direbbe "Oh pizza, oh pizza, perché sei tu a pizza"? Detto così, sembra napoletano maccheronico, però, forse, ci divertiremmo.


Che soddisfazioni hai ricevuto da questo secondo libro?

Molte, e non me lo aspettavo sinceramente. Si sono fatte tre ristampe e ora, piano piano, sta entrando nelle librerie italiane da nord a sud, senza contare su Amazon i contatti di persone italiane che dall'estero vogliono il libro. In Germania, del resto, ci sono molti pizzaioli e cuochi italiani, ma anche emigrati. Lo stesso dicasi per gli USA!

Infine, per il futuro pensi di cimentarti nuovamente con qualche altra celebre pietanza italiana?

Eeeh… qui si vuole sapere troppo! Posso dire che sto lavorando su due opere completamente diverse, una romantica e l'altra… vi lascio così, con un saluto! E… magari, mangiatevi ‘A PIZZA Storia del cibo più amato al mondo!