venerdì 13 novembre 2020

Marco Vezzoso e Alessandro Collina: con "Italian Spirit" portiamo all'estero la melodia contemporanea italiana. L'intervista di Fattitaliani

Uscito una settimana fa, “ITALIAN SPIRIT” (Egea Music/Art in Live), il nuovo album di MARCO VEZZOSO e ALESSANDRO COLLINA, raccoglie 11 belle canzoni della musica italiana reinterpretate in una raffinata versione strumentale per tromba e pianoforte.
Concepito dai musicisti durante il lockdown, la luce della lampada della cover di “Italian Spirit” vuole rappresentare la speranza di un ritorno alla normalità. È inoltre un omaggio al sodalizio artistico tra Vezzoso e Collina, cominciato proprio in Giappone e arrivato fino in Cina passando per Cambogia, Indonesia e Malesia. Fattitaliani ha intervistato il duo jazz.

Com'è nato il progetto? la gestazione è stata lunga e faticosa?

Marco: “Italian Spirit” nasce principalmente dalla stima artistica reciproca e da una forte amicizia con Alessandro. Quando questi due fattori sono riuniti, i progetti nascono in modo naturale e “Italian Spirit” ne è la conferma. Con questo album volevamo portare all’estero, e soprattutto in oriente, la melodia contemporanea italiana che non ha niente a che invidiare ai grandi classici. Da qui è nata la folle idea di portare “Sally” di Vasco Rossi in Cina

Ci sono dei brani che più di altri risultano più adatti a essere riadattati in chiave jazz?

Alessandro: Nella concezione di “Italian Spirit” ci siamo concentrati principalmente sulla scelta di melodie che potessero adattarsi al nostro modo di suonare, unite a delle scelte armoniche e ritmiche che corredassero il tutto. Ogni arrangiamento è stato pensato nei minimi dettagli e ha avuto un tempo di incubazione relativamente lungo, quindi direi che nessun brano è stato più laborioso di altri nel riarrangiamento, abbiamo passato molto tempo su tutti. 

Marco: Sicuramente l’impronta strutturale di “Italian Spirit” è jazz in quanto ci sono ampi momenti di improvvisazione, ma personalmente mi piace pensare alla musica come un linguaggio universale e ai vari stili come accenti diversi della stessa lingua. La nostra scommessa è soprattuto cercare di creare un nuovo filone artistico che possa avvicinare il grande pubblico alla musica strumentale mescolando pop, rock, world music e musica classica. Noi amiamo la musica fatta bene, di qualunque stile essa sia, e credo che questo si percepisca in “Italian Spirit”, che mi piace definire un disco strumentale ma senza etichetta di stile.

Quale criterio avete adottato per la scelta degli undici pezzi?
Alessandro: Il processo di scelta dei brani è stato piuttosto lungo e laborioso. La cosa che cercavamo erano delle melodie che potessimo adattare al nostro modo di suonare. Le abbiamo provate e riprovate, pensando ai dettagli di ogni arrangiamento e alle scelte armoniche. Alcune le abbiamo abbandonate e altre cambiate e ricambiate, fino a quando non abbiamo trovato ciò che cercavamo.

Vasco Rossi ha apprezzato la vostra versione di "Sally". Che cosa che del vostro adattamento vorreste venisse colto e compreso dagli artisti e dai loro fan?

Marco: Sì, effettivamente Vasco è risultato essere molto attento alla nostra rilettura di un suo grande classico, tanto che l’ha definita una versione “da brividi”. Inoltre ci ha dato l’immenso privilegio di essere sul suo sito ufficiale. Questo ci rende fieri e dà ancora più forza al nostro progetto. Per quanto riguarda gli altri autori, in realtà siamo noi che ringraziamo i vari artisti di aver scritto delle così belle melodie che hanno reso la nostra interpretazione facile e divertente.

Alessandro: In “Italian Spirit” abbiamo voluto tracciare un sentiero che apre le porte ad un nuovo filone dell’interpretazione strumentale, con arrangiamenti originali e una cura dei dettagli quasi chirurgica. Oltre agli arrangiamenti abbiamo anche curato molto nel particolare il nostro suono di insieme, che dopo anni si è modellato e trasformato reciprocamente. Grazie agli innumerevoli concerti insieme, ormai con Marco ci conosciamo a memoria e questo credo che ascoltando il disco si percepisce subito.

Di alcune canzoni esistono più versioni: avete fatto ovviamente riferimento all'arrangiamento, ma l'interpretazione di un artista piuttosto che di un altro vi ha un po' influenzato?

Marco: Visto il mio strumento, rispetto ad Alessandro, mi sono concentrato maggiormente sulla parte melodica di ogni canzone, anche se ci confrontavamo l’uno con l’altro a tutto campo. Per tutti i brani ho fatto riferimento in primis alla versione originale, in quanto il nostro obbiettivo era quello di rendere le canzoni riconoscibili. È stato un lavoro molto interessante perché per poter interpretare a pieno la parte melodica, anche se soltanto strumentale, devi conoscere bene anche il testo.

Alessandro: A differenza di Marco io mi sono invece concentrato maggiormente sulla parte armonica. Nel cercare le giuste atmosfere da proporre nella nostra rilettura, ho fatto riferimento alle versioni originali ma soprattutto alle ambientazioni descritte nel testo. È infatti dal testo che abbiamo tratto maggiore ispirazione.

Foto di Paola Sibona

Nel prossimo tour in Italia e all'estero immagino includerete i brani di "Italian Spirit"...

Marco: Sì, certamente, anzi è per noi essenziale poter suonare questi brani davanti al pubblico dopo averci lavorato tanto. Il live è per noi indispensabile e indissolubile dalla pubblicazione di un nuovo album, anche se attualmente la crisi sanitaria non lo perlette.

Alessandro: Effettivamente il periodo è particolare, ma rimaniamo positivi perché consapevoli che senza musica il mondo sarebbe molto più triste di quello che non lo è già. Continuiamo a fare il nostro lavoro con passione e con consapevolezza che prima o poi ritorneremo su un palco. Proprio alcuni giorni fa il nostro manager in Cina ci ha dato segni di ripresa delle attività nel 2021 e ci stiamo preparando per allora.

A proposito del titolo, in che cosa nelle canzoni selezionate si intravede e si ascolta lo spirito italiano?

Alessandro: Lo spirito italiano è presente in tutti i brani che abbiamo rivisitato, incarnato dal loro aspetto melodico. Fino a quando non usciamo dall’Italia è difficile avere la percezione di quanto siamo apprezzati a livello mondiale come patria della melodia. Abbiamo una ricchezza che attraversa le epoche, compresi i cantautori contemporanei.

Marco: La nostra scommessa è stata appunto ribadire che i cantanti contemporanei non hanno niente a che invidiare ai loro predecessori. Giovanni Zambito.