mercoledì 11 novembre 2020

DANIELA SCHEMBRI VOLPE, alla scoperta di “Killer Tattoo: la strana coppia”. L'intervista di Fattitaliani

Daniela Schembri Volpe ha pubblicato da poco il suo nuovo romanzo dal titolo “Killer Tattoo: la strana coppia” edito da Castelvecchi nella collana Tasti. Un noir che attraversa un’Europa dalle tinte pigmentate di macabro, i cui protagonisti viaggiano sul filo di ossessioni, tra tattoo ed esoterismo, pronti a qualsiasi folle paradosso. Le abbiamo posto alcune domande ed ecco l'intervista che gentilmente ci ha concesso.

Quando è nato il tuo amore per la scrittura?

Saper scrivere significa avere letto molti libri, la scrittura è uno stimolo derivato dalla lettura. Nella mia infanzia anni Settanta leggere significava viaggiare con la mente: l’Isola del tesoro, Le avventure di Huckleberry Finn, Il libro della giungla, i libri di Verne e Salgari (che visse a Torino), ero semplicemente curiosa del mondo e la lettura mi appagava. La scrittura ripeto è una interessante conseguenza.

C’è un autore o un’autrice alla quale ti ispiri particolarmente?

In questo periodo apprezzo Brenda Novak e i suoi libri ambientati nel gelo del nord, in generale adoro gli scrittori thriller del Nord Europa. I miei amori da ragazza restano Sir Arthur Conan Doyle e la mitica Agatha Christie.

“Killer Tattoo: la strana coppia” è un noir che attraversa un’Europa dalle tinte pigmentate di macabro, i cui protagonisti viaggiano sul filo di ossessioni, tra tattoo ed esoterismo, pronti a qualsiasi folle paradosso. Come è nato questo romanzo?

Ho editato diversi noir e ho fatto una scommessa con me stessa: scrivere un noir grottesco in cui non si
ripetesse il classico schema omicidio, scientifica, commissario, assassino. Insomma, leggendone un certo numero ho trovato che ci fosse poca capacità di costruire un racconto noir che uscisse fuori dagli schemi soliti del noir nostrano territoriale. Mi sono ispirata a persone reali e a luoghi che amo. L’ho scritto in aereo durante lunghi viaggi.

Quanto di te c’è in Dafne Volpi?

Abbastanza soprattutto nella frequentazione dei luoghi dell’ambientazione.

Nel tuo romanzo ci sono diverse città: Torino, Londra... Quali sono quelle che hai nel cuore?

Le ho nel cuore tutte. Torino è la mia città di adozione e il mio amore per lei l’ho dichiarato attraverso 4 libri sulla città, editi da Newton Compton.

Londra è un luogo ricco di stimoli, un melting pot di razze che insieme hanno creato bellezza e kitsch al contempo, e questo emerge soprattutto in quartieri come Camden dove tutto è estremizzato. Gozo è un’isola e come tutte le isole è fonte di ispirazione noir. Territori circoscritti in cui tutto apparentemente pare tranquillo ma pronto a rivelare lati oscuri. Chi non ricorda la Nigger Island di Dieci piccoli indiani? Gozo è un’isola mediterranea dove è possibile fare trekking lungo i sentieri a strapiombo sul mare, inoltre si dice che Gozo sia Ogigia il luogo in cui Calypso tenne prigioniero Ulisse per sette anni. E tanto altro offre Gozo per ispirare e ambientare un romanzo...

Ci parli del libro precedente, “Torino Dark”?

È un testo uscito contemporaneamente a Killer Tattoo, non è un romanzo ma una carrellata noir sui luoghi e fatti dark della città.

Che rapporto hai con la città di Torino?

Di amore e nostalgia. Qui ci sono i miei amici e una gran parte di vita vissuta.

Hai già un’idea per il prossimo romanzo?

Il sequel di Killer Tattoo e altre pubblicazioni inerenti a curiosità sulla regione in cui vivo, il Piemonte. E il mio lavoro di editor che considero una missione “contro l’abbrutimento della letteratura”.