mercoledì 29 luglio 2020

Vincenzo Bocciarelli e il suo 1° libro “Sulle ali dell’arte”: vi ho trovato rifugio dal caos e dall’isolamento. L'intervista


«“Sulle ali dell’arte” è soprattutto occasione di spunto, di riflessione su questo grande passaggio epocale che stiamo attraversando… una spinta e un incoraggiamento a non farsi sopraffare dalle paure» di Andrea Giostra
Ciao Vincenzo, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come stai e come hai passato da artista questi mesi di Covid-19?
Grazie dell’invito e grazie per il “come stai?”. Non siamo quasi più abituati a chiedercelo. Durante la lunga permanenza, oltre a tutto quello che ti andrò a raccontare, spesso mandavo messaggi ai miei numerosi contatti e conoscenze per sapere come stessero. La tempesta nella quale ci siamo trovati avvolti ha talvolta rafforzato i rapporti umani e talvolta disintegrati. Dobbiamo ancora riprenderci... Io fortunatamente sono salito sulle ali dell’arte con il mio Bocciarelli Home Theatre e ho trovato rifugio dal caos e dall’isolamento, che altrimenti mi avrebbe disintegrato.
“Bocciarelli Home Theatre” è stata la produzione che come artista, in un certo qual modo, ti ha “liberato” da una clausura di stato subita da tutti gli italiani. Ci racconti come è nato questo progetto artistico e come lo hai strutturato nelle tantissime puntate che hai realizzato sinora? 
Per prima cosa mi sono liberato da ogni forma di pregiudizio nei confronti del mezzo interattivo e social che spesso noi attori, che veniamo dalla TV ufficiale e dal cinema o dal teatro impegnato, tendiamo ad avere. Con grande umiltà, impegno e organizzazione, ho trasformato la mia casa in un vero e proprio set; ovviamente con i mezzi di cui potevo disporre i quei giorni di total lockdown. Dal 10 marzo non mi sono più fermato e come un acrobata dell’anima, così mi chiamano oramai le mie bocciarelliane e bocciarelliani, sono volato a perlustrare e così far vivere il mondo del teatro, della poesia e della pittura, il tutto con una grande leggerezza e solarità. Il sorriso e la voglia di far star bene il pubblico sono state le mie armi vincenti. 
Quali sono stati, in oltre 60 puntate che hai già realizzato, le cose belle e le cose brutte di questi appuntamenti quotidiani? 
Le cose belle sono state le occasioni nelle quali mi sono commosso in diretta, cosa che non mi era mai capitata prima. Mi sono messo a nudo come del resto nel libro che ne è nato. Le cose più spiacevoli sono state le saltuarie connessioni ballerine. Ma anche questo fa parte del brivido della diretta. 
Raccontaci una cosa divertente che hai vissuto online con i tuoi ammiratori e spettatori, e una cosa che invece ti ha dato fastidio, per certi versi spiacevole. 
Un momento su tutti è stato quando mi è venuta l’idea di invitare gli spettatori a scrivermi brani, pensieri e poesie: si è scatenata una vera e propria gara a chi mandava più scritti e l’emozione di leggerli in diretta. Altri momenti divertenti sono state le cadute dal vivo delle mie scenografie improvvisate, ogni tanto qualche quadro è cascato. In questi mesi ho messo sotto sopra la mia povera casa, rompendo di tutto vasi, piatti, portaceneri per non parlare dei testi, copioni e libri sparsi in ogni dove. Non riesco a ricordare episodi spiacevoli o negativi. Tendo a dimenticare le cose brutte o a trasformarle in pietre di travertino luminescenti.
Se dovessi fare un primo bilancio, quali sono e quali sono stati i punti di forza e quali quelli di debolezza di questa tua “homemade production”? 
Il successo di questi format è stato sicuramente nel fatto di essere stato il primo ideatore di un format del genere. Dove si potessero incontrare la parola, la poesia con la pittura. Un dialogo d’arte. Ho provato finalmente un grande senso di libertà nel poter esprimere tutto me stesso. Il vero Vincenzo, andando in profondità. Ho messo da parte le mie paure, le mie incertezze e mi sono lanciato con la consapevolezza che ne sarebbe nato un successo, addirittura una pubblicazione. E così è stato. Volere è potere. Il mio motto da sempre. Un aspetto un po’ negativo forse è stato quello di aver fatto tutto da solo. Mi è mancato il poter condividerlo con un compagno o compagna di scena, di avventura ma talvolta è vero che chi fa per sé fa per tre. L’esperienza insegna. (ride) 
Stai pensando ad una sua evoluzione/prosecuzione?
Certamente, ormai sono come quei giocattoli a molla... E chi mi ferma più. Aspetto solo che il direttore di Rai, uno Stefano Coletta, uomo colto e preparato della TV di stato, mi noti e mi recluti da mamma Rai. Mi sento come una Ferrari che sta scaldando i motori. 
Il tuo libro d’esordio letterario, “Sulle ali dell’arte”, è frutto di questa esperienza artistica. Ci racconti come è nata l’idea e quale il messaggio che vuoi che arrivi a chi leggerà il tuo libro? 
Sono molto orgoglioso del risultato che si è sviluppato da tutto questo faticoso e intenso percorso. Non posso negare che sia stato estremamente impegnativo passare dalle dirette, la preparazione, i quadri realizzati live e soprattutto la tensione emotiva nell’assistere a tutto ciò che stava accadendo in torno a noi. Durante una delle prime dirette, Giuseppe de Nicola, presidente di Accademia Edizioni Eventi, mi ha contattato e chiesto di raccontare l’esperienza del Bocciarelli Home Theatre e non solo, in una sorta di diario. Un filo rosso dettato dall’arte e introspezione umana. In passato avevo collaborato come ghost writer per diversi progetti letterari ma mai avrei pensato di lanciarmi io stesso in prima persona nel mondo degli autori. Probabilmente era arrivato il momento di vincere le mie titubanze e le mie paure. 
Chi è il lettore che hai avuto in mente mentre lo scrivevi? 
Ho pensato molto a Dante Alighieri e alla celebre frase che è l’esemplificazione del dolce stil novo: scrivi ciò che il cor ti detta dentro. E molto ho pensato a Virgilio e alla sua personalità magica. 
Una domanda difficile Vincenzo: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Sulle ali dell’arte”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo. 
Perché chi mi conosce e mi segue da sempre sa che sono un attore, un artista onesto. Nel senso che da sempre ho messo in pratica i precetti dell’onestà intellettuale e umana. E questo, immodestamente, si riflette su tutto ciò che vado a fare, creare. “Sulle ali dell’arte” è soprattutto occasione di spunto, di riflessione su questo grande passaggio epocale che stiamo attraversando. Vuole essere altresì una spinta e un incoraggiamento a non farsi sopraffare dalle paure, dal buio ma allenarsi a scoprire e riscoprire la gioia del vivere, anche nelle piccole cose. Solo l’arte e la fede possono davvero aiutarci a sopravvivere ad una pandemia. 
C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questa tua prima opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente? 
Voglio ringraziare il mio pubblico meraviglioso che mi ha incoraggiato giorno dopo giorno e che non mi ha mai abbandonato. Ringrazio di cuore anche tutti coloro che nella vita mi hanno chiuso le porte in faccia o mi hanno snobbato perché se non fosse stato per loro oggi non avrei sviluppato tutta questa forza e determinazione. E a proposito di questo, ringrazio Dio per avermi messo al mio fianco un meraviglioso Angelo custode ed altri che ho, soprattutto in questo periodo, incontrato lungo il mio cammino. 
Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire ai nostri lettori? 
Ovviamente saluto tutti invitandovi a correre in Libreria e saltare “Sulle ali dell’arte”, ho un grande desiderio di farvi compagnia ed entrare nei colori dei vostri sogni. Che io sia sul comodino o sotto l’ombrellone, il vostro Vincenzo come lo spirito dell’aria Ariel, vi accompagnerà sempre avvolgendovi di una meravigliosa luce. Felice vita a tutti!

Vincenzo Bocciarelli

Il libro:

Andrea Giostra