venerdì 1 maggio 2020

Netflix, Fattitaliani intervista Stefano Cassetti eroe e antieroe della serie "Into the night"

Fra le nuove serie Netflix annunciate per il 1° maggio 2020 ce n'è una belga che sembra destinata a conseguire grandi risultati e conquistare una grossa fetta di pubblico. Si tratta di "Into the night" ispirata al romanzo digitale dello scrittore polacco Jacek Dukaj.
La serie racconta della lotta per la sopravvivenza dei passeggeri di un volo notturno, che continua a fare rotta intorno alla Terra devastata da un misterioso evento cosmico causato dal sole. Fra gli interpreti c'è l'italiano Stefano Cassetti (filmografia, tv), nei panni di Terenzio, militare distaccato alla Nato, che salito a bordo di un aereo armato di mitra, dà l'avvio all'avventura imponendosi e gridando: "Se non decolliamo subito, il sorgere del sole ci ucciderà tutti!". Fattitaliani lo ha intervistato.
Come è avvenuto il tuo coinvolgimento nella serie?
Molto semplicemente: io negli ultimi vent'anni ho lavorato più all'estero che in Italia. Ho quattro agenzie: Roma, Londra, Berlino, Parigi. In questo caso, la mia agenzia francese mi ha chiamato perché Netflix l'aveva contattata direttamente chiedendo la mia disponibilità. Quindi, trattasi di un coinvolgimento standard, tradizionale, tramite agente.
Cosa ti piace di più del tuo personaggio?
Due cose molto diverse. Il personaggio è in possesso dell'informazione che lo porta a fare delle cose che mai avrebbe fatto in vita sua; perde completamente le staffe, e va oltre dubbi, remore, limiti, credenze, insegnamenti. Fa esplodere adrenalina ed energie a fin di bene e questo lo spinge a valicare i limiti istituzionali e del rigore militare che ha appreso. Un altro elemento è una caratteristica che tanti registi hanno riconosciuto in me, il fatto che mi venisse facile avere due facce, giocare sull'ambivalenza fra buono e cattivo, positivo e negativo: Terenzio è in questo caso proprio il manifesto di tale condizione. Da una parte ha questa informazione e se la tiene per sé e vuole salvare egoisticamente se stesso; dall'altro lato, questo salvare se stesso lo porta invece a diventare quasi un eroe anche se all'inizio non viene creduto proprio per questa carica di adrenalina folle che emana, ma alla fine tutti gli riconoscono che ha ragione e che ha salvato la vita a tutti: una cosa che fa incosciamente perché vuole salvare se stesso. Questa ambivalenza fra eroe e antieroe è molto bella e compressa e penso che sia una chiave di lettura molto interessante. Se vuoi, è anche un po' comica: alla fine, un egoista che diventa un salvatore fa sorridere.
Ho apprezzato molto l'atmosfera multilingue e internazionale: come è stata l'interazione fra gli attori di diversa nazionalità?
L'interazione multilingue è un punto forte, ma è stato anche il vero grosso scoglio non tanto fra attori, perché fra inglese e francese ci si intendeva bene; il problema vero è che avevamo due registi belgi che non erano di madrelingua francese. E dall'altra parte, un creator, uno show runner, che invece era di Los Angeles che non parla né francese né italiano. È stato insomma molto complicato fare in modo che tutti avessero una visione comune delle nuances linguistiche fondamentali per entrare nel personaggio.
Foto di Lisa Lesourd
"Into the night" ha la tensione e il ritmo che tengono incollato lo spettatore: quanto è stato intenso e duro girare gli episodi?
A parte gli orari massacranti-  dodici ore al giorno, tutti i giorni - è stato difficile per il fatto che gli americani lavorano in modo più spontaneo ed estemporaneo delle produzioni europee, quindi abbiamo ricevuto gli script degli ultimi tre episodi due giorni prima di girare e gli attori erano in una situazione insolita, perché di solito hai la sceneggiatura e conosci la struttura due mesi prima.
Personalmente tu segui delle serie?
Sì, ho visto un po' "Dark " e "Black mirror" ma ti confesso che neanche la sera trovo il tempo di stare incollato al televisore.
Ci sono attori/attrici ti hanno ispirato e trasmesso la voglia di recitare?
Sono molto affezionato al cinema iraniano: adoro Kiarostami e Makhmalbaf, mentre detesto Nanni Moretti in tutti i suoi film.
Nella tua carriera di attore c'è un'idea che stai cercando di mantenere costante come criterio e riferimento?
Ho un convincimento: l'attore deve riuscire -dato che si cambia negli anni- ad avere dei ruoli che assecondino e seguano il proprio percorso naturale di invecchiamento e maturazione. Negli anni ho imparato tanto, mi vergogno di come recitavo prima e mi vergognerò sicuramente di come sto recitando in questi anni. È tutto un evolversi: l'importante è imparare giorno dopo giorno, film dopo film.
Foto di Edith Held
E in Italia tornerai a lavorare?
Adoro girare in Italia e in italiano: è tutto un altro mondo, se vuoi più complicato e più creativo. Ho già fatto tanti film in Italia, forse il mio accento non ha molto spazio, la grande parte delle produzioni è romacentrica e quindi il mio accento ha meno possibilità di avere spazio. Negli anni ho cercato di imparare accenti diversi, ma credo non abbia molto senso prendere un attore del nord per interpretare un personaggio del sud e viceversa: ci sono così tanti professionisti bravissimi. 
In previsione avevo -prima del Coronavirus- due film francesi, molto belli e intimisti: ma il futuro ci sorriderà sicuramente. Giovanni Zambito.
Foto copertina: Lisa Lesourd