mercoledì 22 aprile 2020

Lettera aperta a Papa Francesco

Caro Santo Padre, mi rivolgo a Lei come se scrivessi ad un mio parente, perché credo fermamente che ciascuno di noi La consideri tale.

Sto pensando che una positività di questo tragico momento è proprio scriverLe, avere avvertito questo bisogno e aver trovato il coraggio di soddisfarlo.
Molte volte, nella normalità della vita, ci viene rubato il tempo di osare, di soffermarci a pensare, di guardarci attorno, adesso invece quel tempo c’è e, da credente, voglio essere la voce di tutti quei milioni di persone i cui occhi, come i miei, sono rimasti sulla sua umile e maestosa immagine che ha reso Piazza San Pietro la Casa di ognuno di noi, il CRISTO che abbiamo sempre accanto ma che dovevamo vedere tra le Sue mani, per ritrovarlo come Fratello.
Santità ci avvicinano Lei La sua espressione intensa, il suo raccoglimento, il suo passo talvolta incerto perché consapevole di dover rappresentare a Dio il nostro bisogno di LUI, talvolta inconfessato e le nostre intemperanze.
Da questo dramma nascono non solo la paura e le angosce ma anche le riflessioni, la convinzione che è la vittoria del potere sull’amore a fomentare le guerre, la violenza e la prevaricazione dei più deboli.
Grazie per avercelo ricordato, per avere in certi momenti, con i suoi espressivi silenzi, indossato le nostre debolezze, i nostri mancati giuramenti e le promesse non mantenute, la vanagloria con cui talvolta sfidiamo DIO dimenticando l’estremo suo sacrificio per redimerci.
Soltanto Lei, che LO rappresenta in terra, Ci fa sentire e vivere il nostro mancato incontro con Lui, l’immensa Sua bontà nel chiamarci laddove è anche rifiutato e ancora perseguitato. 
Santità, Lei è venuto da lontano per guidare il Gregge di Dio, è Uomo e conosce quanto sia fragile la nostra FEDE, per questo ci sorregge con le parole semplici, comprensibili a tutti.
Il suo non negarsi mai ci incita in questa prova a non sentirci puniti ma a considerarla come occasione di rinascita, a riscoprire il valore della solidarietà che annulla le distanze e riscalda i cuori.
Siamo fiori tra i sassi, facciamo fatica a nascere a ancor più a crescere, il vento tenta di sradicarci, la pioggia degli eventi ci colpisce senza sosta ma poi un raggio di sole basta a farci rivivere.
Ci auguriamo che nessuno si sottragga alla bontà dei suoi messaggi, vogliamo fidarci e affidarci alla Sua paterna protezione, con la convinzione che la Sua mediazione sia privilegiata agli occhi di Dio.
Grazie Santo Padre per essersi fatto carico, in questi che per l’umanità sono i giorni della prova, delle nostre debolezze ed averci fatto comprendere che DIO c’è e ci deve bastare, che tutti siamo figli della stessa umanità, che non esiste il Regno dei morti e quello dei vivi ma il Regno di DIO. 
Preghiamo per Lei e considereremo un abbraccio consolatore la Sua Paterna risposta e Benedizione.
Caterina Guttadauro La Brasca