martedì 4 novembre 2014

Strasburgo, Premio Falcone alla Carovana Internazionale Antimafie. Intervista al coordinatore Alessandro Cobianchi

E’ uno dei principali riconoscimenti europei all’impegno civile: è il “Premio Falcone”, istituito dal Consiglio d’Europa e dalla città di Strasburgo, che quest’anno vede premiata la Carovana Internazionale Antimafia, promossa da Arci, Libera, e Avviso Pubblico. Sono venti anni, dal 1994, a meno di due anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, che Carovana viaggia in giro prima per l’Italia e ora per l’Europa, soprattutto per tenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso, per promuovere impegno sociale e progetti concreti. A ricevere il Premio oggi a Strasburgo, è stato il coordinatore, Alessandro Cobianchi. Francesca Sabatinelli gli ha chiesto quali sono stati in questi anni i successi di Carovana: 

R. – Senz’altro, nei primi anni è stato proprio quello di andare incontro alle persone. La Carovana nasce per questo: va in quei luoghi in cui non si riusciva a parlare né di mafia né tantomeno di antimafia. Penso a Capaci, a Gela. Credo che questo sia stato il risultato maggiore. Nel corso degli anni, Carovana ha avuto anche la capacità di mettere in discussione alcuni luoghi comuni, come quello che le mafie fossero radicate soltanto nelle regioni meridionali. Un altro importante risultato di questi anni è stato proprio la scelta europea, la volontà delle organizzazioni che costituiscono Carovana, che sono Arci, Libera, Avviso Pubblico, con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil, di incontrare nuovi partner, di non ragionare più soltanto sul nostro Paese, sull’Italia, ma di provare a confrontarsi con altre organizzazioni, di altri Paesi, avendo soprattutto la possibilità di ragionare "dal basso". Quello che a noi interessa è costruire una rete di associazioni che siano impegnate direttamente contro lo mafie o comunque siano impegnate sui temi della giustizia sociale, allo scopo poi di costruire un percorso che vada ben oltre naturalmente il singolo viaggio di Carovana. Credo che Carovana un merito ce lo abbia: quello di mettersi in discussione ogni anno e quindi di cercare nuove strade. 
D. – Nel 2013, Carovana ha affrontato i costi dell’illegalità. Quest’anno, vi siete messi in viaggio contro la tratta di esseri umani, che sappiamo essere uno dei grandi terreni fertili per le organizzazioni criminali. Voi state compiendo un viaggio in tutta Europa, che vi metterà a confronto con le varie realtà. Faccio degli esempi: lo sfruttamento nell’edilizia in Francia, quello minorile in Romania, il settore turistico a Malta, lo sfruttamento del lavoro domestico in Italia… 
R. – Noi abbiamo lanciato un appello ai partner con cui lavoriamo, chiedendo di focalizzare un punto, per non parlare tutti di tutto. E’ stato straordinario che alcuni Paesi, come è accaduto proprio in Francia, ci segnalassero qualcosa che noi non ci aspettavamo, come ad esempio lo sfruttamento del lavoro nell’edilizia. E’ stato anche interessante creare questo collegamento fra ciò che ci hanno detto i nostri partner maltesi e molti partner di Carovana italiana, che lamentavano la stessa difficoltà rispetto a un tema, quello dello sfruttamento nel lavoro turistico. Alla fine avremo un quadro chiaro, Paese per Paese, perché naturalmente siamo collegati anche a un progetto europeo che prevede anche la realizzazione di un libro, in cui noi intendiamo presentare questi dati. Il tema della Carovana si divide in due parti: quello del viaggio – che naturalmente è la parte epidermica, quella cioè delle sensazioni, ciò che si coglie parlando con le persone – e poi quello della vera e propria ricerca. Noi pensiamo di unire questi due punti. A noi interessa anche ragionare su quali siano le ragioni che portano, Paese per Paese, alle condizioni di sfruttamento delle persone, con un dato che già abbiamo naturalmente e che è questo famoso milione di persone che in Europa vive in condizioni di schiavitù. 
D. – Voi siete tra gli osservatori privilegiati sul fenomeno delle mafie in Italia. Si sta parlando, negli ultimi tempi, di un ritorno a quegli spaventosi gruppi di fuoco che ci ricordiamo all’inizio degli anni Novanta. Dalla cosiddetta “mafia dei colletti bianchi”, che non è certo meno pericolosa, sembrerebbe quasi che si sia tornati a una riorganizzazione di stampo terroristico, se la vogliamo così definire. A voi risulta che vi sia un riarmo della mafia? 
R. – Sì, ed proprio questo uno dei problemi che abbiamo avuto e che probabilmente non ha ingenerato la nostra vittoria totale nei confronti delle organizzazioni criminali, ossia quello di pensare che le mafie siano in trasformazione tale da dimenticarsi la loro parte antica, se così posso dire. Sì, è vero che esiste una “mafia dei colletti bianchi”, ma è anche vero che la mafia resta profondamente radicata ancora ai territori, che mantiene ancora un forte collegamento. Questo ci ha impedito di avere una lettura totale, perché tutti convinti che si potesse parlare ormai di un nuovo, dimenticando – ripeto – che le mafie si trasformano, sono nuove, ma sono anche vecchie. E poi naturalmente, rispetto alla recrudescenza, forse abbiamo commesso il secondo errore – dai mezzi di comunicazione agli operatori del settore, ai cittadini – e cioè pensare che le mafie quando non sparano, non ci sono. Invece, in questi anni, si sono arricchite e hanno trovato sempre nuovi canali su cui investire. La cosa che a noi preoccupa è che ci svegliamo soltanto quanto c’è una recrudescenza della loro azione militare. Noi siamo convinti che in alcuni momenti storici, come potrebbe essere questo, ci sia un tentativo di cambiare strategia. Però, non crediamo che questo sia il punto: il punto fondamentale è quello di capire cosa accade nei momenti in cui le mafie non fanno rumore. Sono i momenti probabilmente più preoccupanti per la loro evoluzione e per il fatto che decidono davvero di aggredire qualsiasi settore dell’economia, provocando poi morti in modo anche indiretto, non quelle eclatanti che noi leggiamo o vediamo o che hanno caratterizzato un periodo della nostra storia. Francesca Sabatinelli, Radio Vaticana, Radiogiornale del 4 novembre 2014.