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SICULIANA, CITTADINANZA ONORARIA A SIMONETTA AGNELLO HORNBY: "LA MONACA", IL NUOVO ROMANZO - L'INTERVISTA

15 agosto 2010 -

Mercoledì sera presso Il Chiosco "Aquaselz" di San Leone  (Agrigento) ha avuto luogo un incontro con la scrittrice Simonetta Agnello Hornby che ha presentato il suo primo racconto "CAMERA OSCURA" (Ed. Skira, pagg. 144, € 15,00) con l'introduzione di Gaspare Agnello e Mario Gaziano e gli interventi artistici di Giusy Carreca. Nata a Palermo, discendente dalla famiglia Agnello di Siculiana, in occasione del Concorso Letterario "Torre dell'Orologio" di cui sarà presidente di giuria, la scrittrice  riceverà dal sindaco Mariella Bruno la cittadinanza onoraria. Fattitaliani l'ha intervistata.


"Camera oscura è un racconto - dichiara Simonetta Agnello Hornby - pubblicato con la casa editrice Skira: il soggetto è Lewis Carroll, autore di "Alice nel paese delle meraviglie", che era un clerico inglese dell'Ottocento, ma non parlo di lui come autore: si dilettava a scattare fotografie a bambine, molte nude e le seduceva. Non parlo di una seduzione che porta a un rapporto sessuale, ma di quella forse peggiore che consiste nella corruzione.

Com'è organizzato il racconto?

Si articola in quattro parti: nella prima parlo di una bambina ormai grande che veniva fotografata da Carroll ma ad un certo punto i genitori interruppero la cosa. Ci sono delle fotografie di molte bambine e una nuda, una postfazione con i dati esatti della vita di Lewis Carroll, le lettere ch'egli scrisse ai genitori di questa ragazza, furibondo per l'interruzione: fu l'unica famiglia a fare questo. Siccome era famosissimo, la gente pur sapendo tutto, mandava le figlie da lui forse per pubblicità o l'avidità di una posizione sociale e vantarsi di avere foto scattate da Carroll.

Che differenze ci sono nello scrivere un romanzo e un racconto?

È difficile dirglielo perché io ho scritto solo quattro romanzi: "Camera oscura" è il mio primo racconto ed è stato difficilissimo. Il racconto deve essere breve e conciso, ma a rileggere le cento pagine del mio sembrano quattro capitoli di un romanzo.

Lei ce l'ha un "paese delle meraviglie"?

No, non ho un paese in cui mi nascondo, un paese dell'immaginario: a me piace il mondo, è tutto il mondo una meraviglia.

Il comune di Siculiana (nella foto Simonetta Agnello Hornby con il vice sindaco Giuseppe Zambito) le darà la cittadinanza onoraria: come ha reagito a questa proposta?

Io mi commuovo raramente, questa volta mi sono commossa: mi sono sempre sentita un po' tagliata dalla provincia di Agrigento perchè sono nata e ho studiato a Palermo. Io sono palermitana, ma mi sento anche agrigentina, molto canicattinese perché le mie due nonne erano di Canicattì, ma soprattutto mi sento un'Agnello di Siculiana perciò è un ritorno alle origini inaspettato.

Dopo la trilogia dei romanzi siciliani "La Mennulara", "La zia Marchesa" e "Boccamurata" ha scritto "Vento scomposto" ambientato a Londra. È stata un'esigenza dettata dal suo lavoro di avvocato raccontare di una famiglia inguaiata?

La parola che lei ha saggiamente usato è "famiglia inguaiata": a me danno i nervi le ingiustizie e la mancanza di rispetto per gli altri. Al giorno d'oggi rispetto si usa in senso negativo: la mafia viene rispettata, i gangster inglesi, dei Caraibi e del Nord Africa parlano di rispetto che invece è una cosa bella, necessaria tra noi esseri umani e quando non vedo rispetto faccio come una pazza e mi metto a lavorare. In fondo, questo libro "Vento scomposto" è perché il sistema non ha rispettato le persone colpevoli o innocenti; quando il rispetto non c'è la società crolla.

Adesso con il suo nuovo romanzo prossimo ad uscire in Italia torna in Sicilia: in quali anni è ambientato?

Il romanzo "La monaca" (uscirà per la Feltrinelli) va dal 1830 al 1848. In Inghilterra lavoro molto con le comunità islamiche dove le ragazze sono costrette a sposarsi in matrimoni forzati. Noi cristiani costringevamo le nostre figlie a non sposarsi: questo libro voleva inizialmente essere una storia parallela di una donna costretta alla maternità e un'altra costretta alla sterilità; cominciai da quest'ultima, da una monaca, e mi fermai lì perché sarebbe stato troppo lungo scrivere di tutte e due.

Com'è il personaggio della monaca?

Mi appassiona perché questa "mia" monaca non ha mai perso la fede anche se alla fine è infelice e non vuole essere monaca e spero di averlo scritto con rispetto: ho visitato diciannove monasteri spesso più volte; ho letto tantissimo e ho cercato di capire com'è la vita monacale ed è bella.

L'approccio al mondo monacale è avvenuto solo a livello di conoscenza o anche di spiritualità?

Credo che la spiritualità delle monache è venuta in me come quella di chiunque viva solo con un Dio; mentre facevo delle ricerche, per esempio, mi trovavo a Delhi e ho fatto un corso di meditazione con un guru ed è stato affascinante.

Ha scritto anche "La monaca" con la musica in sottofondo?

Sì, sempre musica classica: qui c'è molto Mozart. Ci sono anche delle belle ballate napoletane dell'Ottocento perché quando scrivo io penso musicalmente, ma ne "La monaca" c'è molto Mozart. Giovanni Zambito.

 

VIDEO: SIMONETTA AGNELLO HORNBY PARLA DI "CAMERA OSCURA"


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