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Cultura e Leggibilità

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ROBERTO MILONE, VICEDIRETTORE DI RAI2, E IL SUO PRIMO ROMANZO "UN SOGNO PER TE" - L'INTERVISTA

14 luglio 2010 -

Roberto Milone, vice direttore di Raidue, debutta nella narrativa e lo fa con "Un sogno per te" (edito da Pubbliedi in collaborazione con Rai Eri, pagg. 335, € 14,00), un libro che sorprende in questi anni di relativismo assoluto: l'autore, con notevole capacità di scrittura, attraverso un incalzante svolgersi del racconto, punta lo sguardo dietro il volto apparente del reale, su quella parte del profondo di ognuno che indica, se non viene smarrita in una vita tutta di superficie, il percorso di vera realizzazione della persona: quel piccolo nucleo di ognuno che, se ascoltato, contiene e restituisce a ciascuno il suo vero sogno, la sua vera identità. Il percorso dei protagosti del libro (quattro amici, due uomini e due donne, colti in un momento cruciale della propria esistenza) diviene così un bilancio sul loro aver ascoltato o meno questa anima. E uno dei meriti del libro è ricordarci che il successo di una vita nasce non dalla corsa a realizzare cose ma dalla capacità di 'ascoltarsi', dalla capacità di fare silenzio per sentire la voce di quel vento gentile che nel profondo vuole indicarci la strada. Fattitaliani ha intervistato Roberto Milone.


Uno dei personaggi maschili fa il giornalista e pensa che "è meglio essere temuti piuttosto che amati". Un detto machiavellico valido anche nel suo lavoro?

Sì. in parte: questo è un mondo di squali, lo è sempre stato. Però prima c'erano regole ben precise: in certi posti di responsabilità (e non di potere) si arrivava dopo un percorso ben preciso, con una gavetta che ti dava una formazione che ti permetteva di capire con chi avessi a che fare. Inoltre, come principio base c'era quello di rappresentare la realtà: non ti inventavi una dittatura culturale da imporre, ma raccontavi quello che vedevi, da buon osservatore. La tv degli anni Cinquanta-Settanta raccontava del boom economico e di problematiche sociali: ora si racconta un mondo che non esiste, artefatto. Nella realtà non succede come nei reality, dove un gruppo di persone interagiscono su un'isola o in una casa sorvegliati 24 ore su 24. Così pure la fiction: si dimentica che la parola vuole dire "finzione", per cui Falcone è assimilato a Montalbano, per non parlare dei talk show dove tutto è messo in discussione, e si ammazzano i pochi punti di riferimento che fanno parte della nostra storia culturale.

Mi sembra che attraverso il libro e a partire dal titolo lei voglia parlare e suggerire di una realizzazione della propria persona che non riesce a tutti: è così?

Già, non riesce a tutti, non si spiegherebbero tutti questi depressi in giro: anni fa si diceva "mi devo realizzare", sapendo comunque di dover pagare un prezzo e quello più alto era rinnegare se stessi compensando gli affetti dietro un potere personale. Le vecchie generazioni avevano gli anticorpi, quelle di oggi no: è impressionante come i quindici/sedicenni abbiano bisogno dello psicologo...

Com'è stata la gestazione del romanzo?

L'ho scritto per gioco, in due mesi e mezzo, di getto, tra una riunione e l'altra: non riesco a razionalizzarlo. So solo che mi sono divertito a scriverlo, consegnandolo poi all'editore "rozzo" com'era. Queste pagine sono volutamente "politicamente scorrette"; non ci sono elementi che fanno marketing come le scopate di turno. Non rispondo a logiche di mercato ma volevo mettere al primo posto il rispetto delle persone, ossendole e scrivendone i bisogni.

Nel libro i personaggi agiscono in diverse città: corrisponde a un itinerario geografico-mentale che aveva in mente nella stesura?

Non intenzionalmente. Quando vado in un posto amo prenderne il meglio: sono romano, amo Roma e ho sposato una veronese. Sono convinto che alcune città italiane sono delle vere capitali, che esprimono cultura. Torino, Palermo, Firenze esprimono una ricchezza culturale che l'Italia possiede e di cui ci siamo un po' dimenticati. La Sicilia per esempio ha una sua cultura, è una nazione di per sé, che vive una realtà propria.

C'è un personaggio che più degli altri le assomiglia?

Non mi identifico con nessuno dei personaggi: le descrizioni sono frutto di una osservazione del mondo; per me ascoltare ed osservare è uno dei segreti per vivere meglio. Negli ultimi anni sono diventato un divoratore di libri che a mio avviso dovrebbero raccontare la realtà che c'è e spero di averlo fatto nella rappresentazione delle persone. Non si dimentichi che ognuna delle persone che incontriamo ha una sua immensa ricchezza e nel descriverle le rivedevo in immagini, come se mi passassero davanti: credo sia il frutto di anni ed anni di televisione!

Quando si realizza l'autentico sogno?

Il proprio sogno si realizza quando non scinde la razionalità dallo spirito, in qualsiasi cosa o qualsiasi lavoro si faccia. La scissione è devastante: frequento tanta gente piena di soldi ma di una infelicità pazzesca; il loro è un mondo in cui non ci sono risposte né appagamento spirituale. Trovo più appaganti più che gli incontri con persone magari importanti, le pizze con i soliti amici dove però alla base c'è uno scambio vero.

Il libro mostra l'efficacia della preghiera. Lei ci crede?

Otto persone su dieci ammetterebbero che nei momenti di difficoltà pregano una entità superiore: quindi se si afferma che la preghiera è inutile razionalmente stiamo dicendo una cosa non vera. Tutte le vocazioni sono in calo tranne che per i frati francescani e per le monache di stretta clausura, proprio perchè si sente questo bisogno. Fra l'altro ho avuto occasione di parlare con una suora di clausura strettissima e mi sono stupito di quanto conoscesse approfondimente le problematiche del mondo fuori dal convento.

I personaggi fanno i conti con il proprio passato. Si dice che l'Italia sia un Paese dalla memoria corta: che ne pensa?

Questo paese lo capisco sempre meno, e non so più che cosa sia l'Italia. Comprendevo l'Italia dei miei nonni, oggi fatico a riconoscerla. Colpa anche della televisione. I nonni non ci sono più, non c'è più memoria storica: oggi i sessantentti giocano a fare i trentenni e i figli non sono più figli; ci stiamo smarrendo. E' un'Italia che non mi fa paura, ma mi annoia, perchè non c'è niente da dire. Se si perde la memoria storica un popolo non esiste più.

Che pensano i lettori di "Un sogno per te": ha avuto qualche particolare riscontro?

I ragazzi 20-25enni hanno apprezzato i nonni, come personaggi, forse perchè sono alla ricerca di esempi e di punti di riferimento. I trentenni aspirano ad essere come Beatrice ma vedono con terrore il suo fallimento. Le donne quarantenni, invece, si rifanno molto alle mogli dei due protagonisti.

Ha già in mente la storia di un nuovo romanzo?

Sì. L'ho già ultimato: parla di una anziana di 70-80 anni che in una notte racconta la sua storia a una ragazza di vent'anni. In realtà le racconta due storie, quelle che avrebbe vissuto se avesse fatto due scelte diverse: la storia di Benedetta, una pediatra, e di Asia, una cantante. Si intitola "Vento diviso". Giovanni Zambito e Giovanni Chiaramonte.


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è un libro veramente emozionante che prende la sensibilità di ognuno e "fa bere" il libro in una unica soluzione. grazie per le toccanti pagine scritte

Sandra - 08/Sep/2010

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