domenica 11 agosto 2019

Il Paradiso di Dante nelle Grotte di Borgio Verezzi, Fattitaliani intervista Miriam Mesturino


In Prima Nazionale al 53° Festival di Borgio Verezzi, lunedì 12 agosto e in replica il 13, 14 e venerdì 16 agosto. Evento speciale nelle Grotte di Borgio Verezzi “PARADISO”. Spettacolo itinerante sui brani della “Comedia” di Dante Alighieri. Regia di Silvio Eraldi. Con gli attori della Compagnia Teatrale “Uno sguardo dal Palcoscenico” e con la partecipazione straordinaria di : Miriam Mesturino, Manuel Signorelli, Davide Diamanti. Produzione  Compagnia Teatrale ”Uno sguardo dal Palcoscenico”. Fattitaliani.it ha intervistato Miriam Mesturino.
Perché rappresentare anche il Paradiso nelle grotte di Borgio Verezzi?
In un primo momento avevamo pensato di ambientare il “Paradiso” in altri luoghi di Verezzi, al di sopra della piazza di Sant’Agostino ma il Sindaco ha optato di fare anche il Paradiso all’interno delle Grotte perché è un’ambientazione magica che entusiasma il pubblico e poi perché il Comune ci tiene a far conoscere le Grotte di Borgio Verezzi perché sono meno conosciute di altre!
Sei una esperta di Grotte e anche una veterana del Festival o sbaglio?
La prima volta ci sono stata nel 1997 con Ernesto Calindri per “Il Borghese Gentiluomo”, poi con lo spettacolo “La Grotta Azzurra” ed è stata la prima volta che sono entrata nelle Grotte. Era un monologo in versi, scritto da un autore contemporaneo, Roberto Mussati. Allora c’era un palcoscenico montato nella prima sala delle Grotte, con il pubblico seduto. Mio padre da bambina mi portava spesso per Grotte, ho visitato quelle di Castellana, di Frasassi ma quelle di Borgio Verezzi sono molto varie sia come colorazioni che come ambiente.
Ho recitato varie volte in Piazza Sant’Agostino con “Il Tartufo di Moliere”, “Maigret al Liberty Bar”, “La luna degli attori”, “Trappola Mortale” e una commedia francese contemporanea “Che cosa hai fatto quando eravamo al buio”. 
Quest’anno invece chiudo la trilogia della Divina Commedia con il Paradiso. La compagnia è di Cairo Montenotte in provincia di Savona e poi ci sono altri attori con i quali collaboriamo in questa occasione. Il Regista Silvio Eraldi è anche Direttore Artistico.  
L’ambientazione dell’Inferno nelle grotte era quella giusta e andavamo più sul sicuro perché è il primo delle tre cantiche che molti ricordano meglio e con i personaggi che rimangono più impressi. Era piaciuto così tanto che erano stati previsti quattro turni a sera e tre serate e poi sono diventati sei turni a sera in quattro serate perché c’era stata tantissima richiesta. Di solito per la visita alle grotte entrano solo venti persone ma per lo spettacolo era stata fatta un eccezione ma più di trenta persone non è possibile, per motivi di sicurezza. Il pubblico è scaglionato in gruppi. E’ stato un successo enorme, molte persone purtroppo non sono riuscite a vederlo. 
Per il Purgatorio, il Sindaco era molto entusiasta ma da parte nostra e di Silvio Eraldi c’era maggior timore per la messa in scena. Invece, c’è stata una grandissima partecipazione, gli stessi numeri dell’Inferno. Un grandissimo gradimento da parte del pubblico. A differenza dell’Inferno che era stato fatto più volte, addirittura erano vent’anni che lo proponevano in tanti siti archeologici, il Purgatorio era al suo debutto. In qualche modo era già uno spettacolo pronto ma aveva minore interazione tra gli attori.  Per creare una maggiore alternanza, diversi momenti sono diventati dialoghi. Ciò ha entusiasmato il pubblico. 
In questa chiave ha impostato il Paradiso anche se ovviamente la cantica è strutturata diversamente e lo consente più in certe parti e meno in altre. Io farò da   sola tutto il 33° Canto. Faccio San Bernardo che recita la Preghiera alla Vergine chiedendo d’intercedere per aiutare Dante a raggiungere la luce eterna e la Somma verità che è Dio, la Trinità. Ho anche il ruolo di Dante che parla della sua esperienza e di come le sue parole siano inadeguate ad esprimere ciò che ha visto e provato.
Che importanza hanno in questo spettacolo la musica e le luci?
Soprattutto è importante approfittare dell’ambientazione, illuminando bene i punti delle Grotte in cui noi ci troviamo. Le Grotte hanno già una loro illuminazione fissa che serve per le visite giornaliere. Durante la rappresentazione viene rinforzata e vengono fatti alcuni interventi particolari. La Luce e la Musica sono molto importanti. In alcuni frangenti il Regista, in campo musicale fa delle scelte molto coraggiose ma anche molto azzeccate. 
Per riuscire a fare tanti turni, quanto dura lo spettacolo?
Per noi è un massacro farne così tanti ma viviamo questa esperienza con molto entusiasmo. Il primo è alle 20,15 e l’ultimo è poco prima di mezzanotte. Noi attori stiamo dentro le grotte quattro ore. 
Quando ho fatto il monologo “La grotta Azzurra” che durava un’ora e un quarto con il pubblico seduto là davanti ma solo per la durata dello spettacolo, poi usciva. Era una cosa molto gestibile. 
Adesso per noi diventa anche una prova un po’ fisica che va al di là dell’interpretazione, dell’emozione. Per stare quattro ore lì dentro, noi dovremmo essere molto vestiti a causa dell’elevata umidità. Ci sono 16° e dopo un po’ fa freddo. Quando stai recitando ovviamente ti accalori e sudi anche. Ci sono quei 15’ tra un passaggio e l’altro, in realtà il pubblico dovrebbe entrare ogni mezz’ora. In realtà man mano che fanno il percorso delle Grotte, si accumula un po’ di ritardo e gli ingressi successivi sono più ravvicinati. Tra un passaggio e l’altro abbiamo una decina di minuti per cui fai in tempo a gelarti con il bagno di sudore addosso. Noi portiamo un sacco di iuta che il Direttore Artistico ci ha predisposto fin dal primo anno, con dentro l’acqua e il maglioncino di riserva. L’anno scorso facevo Beatrice e quindi ero vestita leggera mentre gli altri avevano una grande tunica per cui sotto potevano metterci qualsiasi cosa. Una signora mi ha prestato un plaid che tenevo nascosto dietro una roccia e quando il pubblico non c’era, lo indossavo. 
È d’obbligo chiederti quale fosse  il tuo canto preferito…
Del Paradiso sicuramente il 33° che adesso conosco benissimo. La Preghiera alla Vergine è molto fruibile dal pubblico che ascolta. Ci sono anche dei punti che sono leggermente più ostici quando Dante cerca di spiegare la Trinità e ha questo meccanismo in cui si giustifica del fatto che “Nostre parole non sono all’altezza di descrivere quello che è stato visto” ma è il suo escamotage per fare questa interpretazione teologica ma poetica al tempo stesso e poi ritorna nuovamente bellissimo quando alla fine dice “All’alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, sì come rota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’ altre stelle. Questo è un altro punto che ricordano un po’ tutti. Grazie al fatto di aver visto più volte la recitazione di Gassman, ricordavo bene alcuni canti dell’Inferno, in particolare quello che a me piaceva di più era “Il canto di Ulisse” che esprime un po’ il senso di tutti noi umani, delle nostre ambizioni. Quando abbiamo fatto l’Inferno, ho fatto quello di Ugolino “la bocca sollevò dal fiero pasto”. Il 33° del Paradiso mi piace tantissimo ed indubbiamente al Liceo l’avevo capito di meno. 
Dopo il Paradiso, quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Sarò dal 24 al 27 ottobre al Teatro degli Audaci insieme a Piero Nuti  con “Oh Dio mio” di  che aveva debuttato a Torino,  poi siamo andati un po’ in giro per l’Italia ed una settimana fa lo abbiamo fatto nel centro storico di Genova in una Rassegna estiva.    al Marconi con “Cocktail per tre”  insieme a Franco Oppini, in cui mi cimento anche nella coproduzione perché ho sempre fatto l’attrice e in qualche occasione la regista. L’autore Santiago Moncada è morto un anno fa. Una Commedia ben scritta e ben strutturata, divertente con un aspetto anche un po’ cattivo. Racconta le dinamiche di una donna, del suo ex marito e dell’amante.Un intreccio molto curioso in cui la donna si rivela un po’ troppo sentimentale e romantica. 
Dal 28 novembre al 3 dicembre al Teatro Manzoni con Edoardo Siravo in “I Signori Barbablù” di Gerard Venier per la Regia di Silvio Giordano.

Elisabetta Ruffolo