sabato 27 luglio 2019

Pino Quartullo interpreta e dirige "Hollywood Burger” di Roberto Cavosi in prima nazionale "un viaggio nel cinema e nelle insoddisfazioni". L'intervista di Fattitaliani


Al 53° Festival Teatrale di Borgio Verezzi, in prima nazionale domenica 28 luglio “Hollywood Burger” di Roberto Cavosi con doppia replica alle 19.30 e alle 22. Con Enzo Iacchetti, Pino Quartullo e Fausto Caroli. Regia di Pino Quartullo. Produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste. Una paradossale vicenda di due strampalati attori americani! Nonostante una vita vuota e priva di significato, sperano ancora nell’ultima chance! Fattitaliani ha intervistato Pino Quartullo.

È un testo molto particolare che ti ha fatto innamorare subito. Di cosa parla? 

Innanzitutto voglio subito precisare che noi siamo arrivati prima di Tarantino che al Festival di Cannes ha presentato il film che narra di un attore (Leonardo di Caprio) che non ha avuto successo e ne parla con la sua controfigura (Brad Pitt). Ebbene al posto loro, in una mensa per Artisti negli Studi di Hollywood ci saremo io e Enzo Iacchetti nel ruolo di due attori mitomani, alla deriva ma tenacemente attaccati al sogno del cinema. Due attori che non hanno avuto fortuna, uno perché è sempre stato tagliato dai film che ha fatto e l’altro ha intrapreso dei ruoli in cui non era riconoscibile (la scimmia la costola in cielo in Odissea nello spazio e lo spermatozoo in Tutto Quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere) di Woody Allen. In più aveva avuto anche una moglie cieca che non poteva vederlo. Poteva però mentirle, dicendole che aveva fatto un film come protagonista senza che lei se ne accorgesse. 

Foto di Angelo Cannatà
È una storia particolare perché è un viaggio nel cinema, un viaggio nelle insoddisfazioni, non solo quello degli attori in generale, visto che siamo un po’ tutti insoddisfatti di quello che la vita ci ha riservato. Io e Enzo abbiamo l’età giusta per affrontare questi due ruoli, raccontare questa insoddisfazione malinconica e l’amicizia che nasce sul reciproco compatimento. È abbastanza Beckettiano come in certi suoi testi, l’azione è nello stesso luogo, nello stesso tempo, non si muove da lì. Un po’ come in “Giorni felici” o in “Aspettando Godot”! 

Leo e Burt aspettano Jack Nicholson che potrebbe arrivare ed offrire loro l’ultima possibilità, la loro grande occasione. Intravedo anche in questo una metafora della vita che si cerca di migliorare sempre fino all’ultimo. 
Hanno di fronte un hamburger che per tutto il tempo non fanno altro che condire con varie salse ma non lo mangiano mai. 
Per usare un gergo culinario potremmo dire che la vita non è appetibile?
Beh si spera che con l’ultima salsa lo diventi! Nello spettacolo c’è anche una sorta di gioco con un inserviente che cerca di mandarli via perché sono d’intralcio al suo lavoro. Ad un certo punto i ruoli si ribaltano e diventerà lui la loro vittima. Ci sono anche dei momenti di azione e sul finale anche di violenza, sempre in una chiave divertente. 
Cosa hai portato di tuo nel personaggio? 
Non sono uno logorroico ma Leo lo è!  È uno di quelli che se lo incontri sul treno, sei rovinato. Enzo interpreta il ruolo di Bart che è più taciturno: è uno stimolatore di chiacchiere, starebbe sempre a parlare, a raccontare, a conoscersi.
Più che metterci me stesso, ho messo delle persone che conosco, che mi affliggono e che mi chiamano per avere lavoro, simulando di fare gli amici, persone insoddisfatte, infelici, scontente. In questo senso c’è disperazione e divertimento. Ho messo in scena questa tipologia umana dell’attore che fino all’ultimo non si rassegna. 
Che ricordi hai di Roberto Cavosi che è stato tuo compagno di corso in Accademia? 
Era un attore con meno personalità attoriale, era un attore che giocava in rimessa, non istrionico come gli altri, sottotono e anche un po’ malinconico, sempre un po’ in disparte. Persino i suoi testi sono spesso drammatici e quando ho letto questo testo, ho fatto un sobbalzo perché l’ho trovato esilarante. È un grande Autore e questo testo è scritto molto bene. Dietro grandi risate nasconde de personaggi molto particolari.

Elisabetta Ruffolo