mercoledì 10 luglio 2019

Monica Guerritore e il Teatro che porta in scena la Politica vera. L'intervista di Fattitaliani

Al Festival Teatrale di Borgio Verezzi l’11, 12 e 13 luglio in Prima Nazionale “L’anima buona di Sezuan” di Bertolt Brecht. Traduzione di Roberto Menin.
Con Monica Guerritore che ne cura anche la Regia e sette attori della Compagnia. 

La vicenda della prostituta Shen Te che è costretta ad inventarsi un alter ego, il crudele cugino Shui Ta per tenere a bada i creditori e non disperdere il capitale donatole da tre Dei, con il quale ha acquistato una tabaccheria. Il Testo riprende alcuni dei temi centrali di Brecht. Primo fra tutti quello del doloroso rapporto tra io e società.
Shen Te all’inizio occupa il livello più basso perché si prostituisce per vivere.
Grazie alla Tabaccheria diventerà una piccola borghese ma capirà ben presto che la sua bontà la manderà in rovina.
Quando indossa la maschera ed i panni del cugino, abbraccia i principi del capitalismo più bieco: imbroglia i fornitori, non si fa scrupoli a sfruttare i suoi operai e quindi si trasforma in borghese.
Quando la donna svelerà la sua doppia identità   e dice “Com’è difficile essere cattivi”, emerge la sua consapevolezza. E’ meglio essere buoni e condividere quel poco che si ha. I tre Dei si convincono che Sezuan sia l’anima buona che cercavano (era lo scopo per cui erano scesi sulla terra), le consentono una volta al mese di vestire i panni del cugino ma le contraddizioni non vengono risolte. Sarà l’epilogo a farlo…
Il primo allestimento italiano fu al Piccolo Teatro di Milano per la Regia di Giorgio Strehler, nel 1958. Brecht non riuscì a vederlo perché morì il 14 agosto del 1956.

Per fattitaliani.it abbiamo intervistato Monica Guerritore
In Conferenza stampa ha dichiarato che è una grossa responsabilità portare a Teatro questo testo. Perché vista la sua grande esperienza? Intanto visto il giro immenso che fanno alcuni amori, mi ritrovo fianco a fianco con Strehler che mi ha fatto nascere e crescere. Dal ’74 al ’77 ho avuto la sua presenza costante con “Il giardino dei ciliegi” e subito dopo sono andata via dal “Piccolo Teatro di Milano” e ho proseguito nella mia carriera sentendolo sempre accanto. Quando vidi per la prima volta “L’anima buona di Sezuan” avevo già ventidue anni e quindi lì ho capito la reale portata dell’insegnamento che avevo avuto facendo le prove con Strehler di quello che voleva dire quando mi diceva “Ricordati che il Teatro è il racconto di un uomo che diventa il racconto di tutta l’umanità” oppure “Il Teatro è una missione civile, politica e di poesia, nient’altro”! 
Mi resi conto con il suo allestimento, con la sua versione scenica, di quanto le persone se messe di fronte al bisogno del mangiare, della fame, debbano scoprire in loro, l’aspetto cattivo, ringhioso. Chi non ce l’ha lo deve inventare. Il testo narra di un’anima buona che deve diventare cattiva per difendere l’amore, i propri figli e se stessa. Grazie alla coproduzione di La Contrada Teatro Stabile di Trieste e ABC Produzione Catania e grazie anche a Borgio Verezzi che in qualche modo sostiene questo allestimento, ho avuto la possibilità di mettere in scena uno spettacolo ricco, con tanti personaggi e con tanto impegno, ho pensato a questo testo perché è proprio la spiegazione di quello che stiamo passando in questo momento.
E’ un testo molto attuale, ha anticipato la mia domanda… Rifacendomi a quello che diceva Strehler “Il Teatro è il racconto di un uomo che diventa il racconto di tutta l’umanità” e questa gente che ci avvolge ma che viene respinta e non sono d’accordo perché sono per l’accoglienza….
Certo! Noi siamo buoni e poi scopriamo che molti di noi diventano freddi, duri, cattivi, chiusi. Perché? “Non hanno da mangiare “…
E’ la povertà! “Questa è la mia scodella di riso, non te la posso dare. Si diventa cattivi quando si è messi in una condizione di lottare uno contro l’altro, per i bisogni primari. Siamo attoniti e ci chiediamo perché l’Italia è così cattiva?
Me lo chiedo anch’io pensando all’emigrazione da parte di noi italiani verso altri luoghi! 
E’ proprio per questo che ho messo in scena questo testo e di nuovo vedo Strehler accanto a me. Noi riusciremo a capire cosa ci fa diventare così e forse a guarire!
Che cosa l’ha colpita maggiormente del Testo di Brecht?  Quando Shen Te ha messo la maschera del cattivo cugino Shei Ta e dice “Com’è difficile essere cattivi”. C’è la consapevolezza che è faticoso, essere cattivi. E’ meglio essere buoni. Si ha poco ma è meglio dividerselo.
Si aspetta un pubblico giovane? Credo di sì, ci sono già moltissime richieste di scuole, di insegnanti e credo che questa sia la cosa più bella, il Teatro che porta in scena la Politica vera e non quella partitica in mezzo ai giovani.  Brecht è molto amato. Io l’ho già avuto accanto in “Giovanna D’Arco” c’era una bellissima poesia in cui diceva che le nostre parole d’ordine sono diventate confuse. Il momento le ha stravolte per non farle diventare riconoscibili. Anche per noi, la parola accoglienza è diventata un’altra cosa, è diventata insicurezza. Solidarietà è diventata pacchia. Brecht invece nel ’39 andava nelle fabbriche per insegnare agli operai, l’arte dell’osservazione per cercare di contrastare la propaganda. Per non farsi sorprendere impreparati.
Credo che chi ci governa adesso non sappia nulla del Teatro, della Cultura… Sì sono talmente divorati dall’affermazione del proprio dovere, non c’è radicamento. Conto molto nell’Europa e soprattutto nei giovani!