martedì 28 maggio 2019

Musica, Carl Anthony Lorenz: avere delle limitazioni è ottimo per la creatività. L'intervista di Fattitaliani

In radio dal 30 maggio "Non mi perdo un attimo" nuovo singolo del giovane cantautore vicentino Carl Anthony Lorenz: vi si fondono suoni anni ‘90 e suoni contemporanei con una lente d’ingrandimento sull’uso smodato dei social network. Nato come chitarrista, Carl Anthony Lorenz ha militato negli ultimi 10 anni in numerose band del vicentino, dove è stato anche autore dei brani. Nel 2018 inizia la sua carriera da solista, dall’esigenza di scrivere un diverso tipo di musica. Il suo suono è basato principalmente da una chitarra acustica e dalla sua voce baritonale. Carl nei suoi brani parla principalmente della quotidianità, soprattutto dal punto di vista delle emozioni, che ci regala questa società alienata. L'intervista di Fattitaliani.

"Non mi perdo un attimo" in che cosa si distingue rispetto agli altri tuoi brani?
In questo brano volevo assolutamente inserirci una batteria hip hop, solitamente cerco un suono più naturale, invece per “Non mi perdo un attimo” ho scelto qualcosa di diverso. Volevo che il suono di batteria che saltasse fuori da un vinile. Poi ho utilizzato il Synth della Roli per il suono di basso e per gli archi. Questa unione tra vecchio e nuovo ha dato un sapore davvero strano al pezzo ma sento che funziona. Spero di riuscire a scrivere altri brani con queste atmosfere. In questo pezzo il verso non è propriamente cantato, è una cosa più vicina al rap che ad una vera linea melodica, ed è questa la sua peculiarità.
Quale linea comune della tua produzione, invece, porta avanti?
Mi sono dato una regola ben precisa. Ogni brano marchiato Carl Anthony Lorenz deve contenere delle chitarre, ma soprattutto ogni brano deve suonare bene anche solo con chitarra e voce. Penso che avere delle limitazioni sia ottimo per la creatività. Sono indeciso se utilizzare o meno un autotune con settaggi estremi (stile Bon Iver per intenderci) nelle mie prossime produzioni, sarei molto curioso del risultato.
Quali sono i temi ispiratori delle tue canzoni?
Cerco semplicemente di parlare del presente, di quello che mi circonda e di quello che provo ogni giorno. Ho scritto Vento ( il mio primo singolo ) perché non riuscivo più a svegliarmi alle 5 ogni mattina per andare a lavoro e sentivo che la cosa mi stava alienando. Da un certo punto di vista scrivere canzoni è una valvola di sfogo, ma soprattutto la musica è una medicina per l’anima. Ultimamente sono anche molto attivo sui social, prima li snobbavo ora invece ci molto più peso. Noto purtroppo che i social sono pieni di noia , ogni tanto leggo qualcosa di satirico che mi fa stappa un sorriso, però per il resto c’è molta noia. Ed esempio molti condividono selfie con sotto frasi di Bukowsky, oppure scrivono “mai una gioia”, oppure “odio il Lunedì”, ce una continua ricerca dell’attenzione altrui perché ormai abbiamo tutto, ma non riusciamo più ad avere il contatto umano di una volta. Proprio questo mio dedicare più tempo ai social mi ha fatto scrivere “non mi perdo un attimo”, perché alla fine siamo sempre li a guardare le vite degli altri e trascuriamo la nostra.
Quali sono i lati positivi e quali negativi dell'esperienza solista dopo aver militato in più band?
In una band ci si supporta l’un altro, si divino molti costi, ma soprattutto si scrivono le canzoni insieme. Nel mio progetto suono e compongo interamente io la canzone, non c’è nessuno che mi aiuta a trovare il ritornello o far funzionare una stroffa. Le buone band hanno il vantaggio di scrivere canzoni molto velocemente e soprattutto posso già sentire il risultato finale anche in sala prove. D’altro canto essere solista mi permettere notevoli vantaggi a livello organizzativo sia per i concerti sia per la pianificazione. Intraprendere una carriera solista è per me una sorta di sfida, voglio vedere dove posso arrivare da solo e cosa riesco a scrivere senza l’influenza diretta di altre persone.
Il tuo territorio, la tua città in che modo sono presenti nel tuo percorso?
Nel Vicentino la musica live ha sempre fatto da controcultura. Mi ricordo ancora quando alle medie assistetti al mio primo concerto rock. Ero alle medie e durante l’orario delle lezioni la prof di musica chiamò a suonare una band che sembrava la versione italiana dei Rage Against The Machine. Quando iniziarono a suonare rimasi folgorato come quando John Belusichi vede la luce ne “i Blues Brothers”. Durante il periodo delle superiori c’erano molti gruppi che suonavano durante le assemblee di istituto, la cosa mi spronò a suonare la chitarra e a fondare il mio primo gruppo. Da circa 6 anni collaboro con Soundoors, è una piccola realtà dove i ragazzi nei dintorni di Santorso possono fare prove col proprio gruppo, ma soprattutto posso registrare la loro musica ad un prezzo contenuto. Giovanni Zambito.