lunedì 20 maggio 2019

Marco Stabile, rivelazione di Colorado: lo studio di un attore deve essere continuo. L'intervista di Fattitaliani

Marco Stabile è decisamente la rivelazione dell’ultima e fortunata edizione di Colorado. Con il suo tormentone “Geo geo geo geografia” ha conquistato il pubblico ma soprattutto il cuore di Belen Rodriguez. In questi giorni in scena ha portato jn scena al Teatro Nuovo di Milano lo spettacolo A Bronx TaleFattitaliani l’ha incontrato per voi.

Tornato a teatro con A Bronx Tale, uno spettacolo diretto da Claudio Insegno al Teatro Nuovo dal fino al 19 maggio: come va l'esperienza?
Di sicuro una esperienza molto intensa, perché ci sono le musiche di Alan Menken, perché ci sono 23 attori in scena che hanno un talento unico, perché è una storia che mi tocca molto da vicino, soprattutto per i temi che sono trattati che sono: l’amore, il razzismo, il rapporto con le proprie origini, con il padre e l’importanza di non sprecare il proprio talento nella vita. Stare attenti alle scelte che facciamo perché in un modo o nell’altro saranno quelle a definire chi siamo nella nostra esistenza.
Io sono il protagonista di questo spettacolo, interpreto il ruolo di Calogero che è appunto un ragazzo che si ritrova a frequentare la malavita del Bronx a New York e in un certo senso alla fine della storia l’educazione basata sui sani principi che gli è stato dato dal padre sarà quella che poi vincerà e lo porterà poi a cambiare vita totalmente e realizzarsi in qualche maniera.
Il tuo percorso artistico ti ha visto protagonista indiscusso dei più famosi teatri italiani con i musical sold out negli ultimi anni: è stata dura  e necessaria come gavetta? 
Il mio incontro con il musical è stato del tutto casuale e lo devo a Rossana Casale che mi vide cantare in uno spettacolo al Parioli con Pino Insegno e mi invitò a far parte di Musical di cui era protagonista: il Joseph
Successivamente ho continuato a lavorare in teatro in molti altri spettacoli, anche nella prosa, e credo che questo tipo di professione ti metta in una condizione in cui capisci pienamente quanto lavoro devi fare su te stesso per riuscire ad esprimere pienamente il tuo talento. Io infatti quando mi capita di insegnare nelle masterclass che faccio un giro per l’Italia, continuo a dire a tutti gli artisti che incontro che lo studio deve essere continuo, non è un attestato, un’accademia o un corso che ti possono garantire la tua eccellenza sul parco, ma sicuramente il lavoro costante su te stesso può farlo. È stata una gavetta per alcuni versi difficile, per altri enormemente bella perché mi ha portato a girare davvero tutti i teatri più belli d’Italia, ho lavorato anche a Parigi e penso che il teatro sia davvero una delle dimensioni in cui io riesco a sentirmi a casa. 
Quali pensi siano i requisiti necessari per un attore che vuole raggiungere il successo?
Il talento. Lo studio. Gli incontri. La fortuna. 
La popolarità ti è arrivata da poco con la partecipazione a Colorado: come ci sei arrivato?
Grazie a Paolo Ruffini che mi ha visto in teatro e mi ha invitato a fare un provino per il programma. Dopo la serie di audizioni ho saputo che la produzione era impazzita per Fulvio. E quindi la geografia è dilagata su Italiano.
In duo con Belen e Paolo Ruffini come ti sei trovato?
Mi sono divertito tanto. Sono due artisti che stimo moltissimo. Generosi, risolti, con una bella energia. Il loro successo non è casuale ma meritatissimo.
È una grande squadra Colorado, cosa ti rimane di questa esperienza ?
Posso farti un elenco veloce? Come un flusso di pensieri? Allora mi mancheranno le chiacchiere con Claudia Campolongo e il mionAgente dopo la puntata, le battute di Massimo Bagnato e Herbert Cioffi. Le risate con i Soldi Spicci e Tony Figo. I messaggi con Barbara Foria. Cantare con Belen. Il sorriso di Belen. Scintilla e Impastato che mi fanno piegare dal ridere. Le mail infinite con i miei autori... e la bellissima sensazione di creare Leggerezza. Una sensazione in cui secondo me dovremmo vivere molto della nostra vita. 
Tv, cinema e teatro: analogie e differenze viste dal tuo punto di vista...
La differenza è sostanziale, a teatro il lavoro è più artigianale basato su una tempistica differente, il prodotto è fruito nel “qui e ora” della performance, è un prodotto “one Shot” in cui puoi sbagliare, in cui hai un pubblico presente che ti vede esprimerti in diretta. La televisione invece è molto molto più veloce anche le prove sono più veloci però ti dà l’opportunità di farti vedere da molte più persone, infatti sono molto contento che ci siano magari tantissime persone che non mi hanno mai visto a teatro e sono riuscite ad apprezzarmi nel piccolo schermo. Io al cinema ho fatto ancora poco, ho girato dei cortometraggi e piccoli ruoli, ma tutte le volte che sono stato su un set ho pensato davvero che lì il lavoro artigianale si sposta ovviamente sulla ricerca del particolare e dell’essenziale. Anche la recitazione è essenziale naturalista sicuramente differente da quella teatrale.
Io tendo ad avere una recitazione naturalista anche a teatro. Ovviamente se il regista è d’accordo.