lunedì 20 maggio 2019

Leonardo Monteiro: a "All together now" lavoriamo tutti divertendoci. L'intervista di Fattitaliani


Giovedì scorso su Canale 5 ha debuttato la versione italiana di “All Together Now”, lo show musicale prodotto da Endemol Shine Italy, che ha sorpreso il mondo: la prima puntata ha raggiunto un risultato più che lusinghiero in termini di audience e share. Alla conduzione Michelle Hunziker, mentre J-Ax è il presidente d’eccezione di una incredibile giuria, composta da ben 100 personaggi variopinti e competenti, che formeranno un vero e proprio Muro Umano come non si era mai visto prima in tv. Tra i giudici del Muro cantanti e volti noti e tantissimi altri professionisti del mondo della musica e dello spettacolo. Fra questi Leonardo Monteiro, intervistato da Fattitaliani.

Come sei arrivato a "All together now"?
Tramite un provino, come d'abitudine nel mondo dello spettacolo: anche se sono abituato a fare audizioni sin da quando ero piccolo, è una situazione sempre stressante… Non sai mai quale sarà l'esito fino all'ultimo momento!
Com'è l'atmosfera in studio?
Stupenda e lo dico con una certa sorpresa: ci saranno centinaia di persone coinvolte in questa produzione fra giudici, concorrenti, addetti ai lavori… Ma nonostante il gruppo di lavoro sia così numeroso, regna grande armonia, lavoriamo tutti divertendoci. E di questo devo ringraziare Roberto Cenci, il nostro direttore artistico e regista: ha una grande esperienza e ci aiuta sempre a gestire il lavoro in studio al meglio!
Fra le tante esibizioni quale ti è rimasta impressa?
Per il momento, alla luce della prima puntata andata in onda giovedì scorso, sono rimasto colpito da Daria (Biancardi) con la sua interpretazione di "Gloria": non è semplice approcciarsi a una delle canzoni italiane più note al mondo, dandole un'impronta nuova e personale. Bravissima! Ma devo dire che ci sono stati diversi concorrenti davvero degni di nota! Anche Amedeo, che ha perso il duello finale, con "Nessun dolore", per esempio, e molti altri ancora.
In che modo questa partecipazione rappresenta una sorta di continuità e allo stesso tempo di riconoscimento con le altre tappe del tuo percorso?
Avevo già lavorato in tv (Amici 2008, Sanremo 2018, ecc. ecc.), ma sempre come concorrente: quando mi hanno proposto di far parte della giuria, ho pensato: "Perché no? Vediamo cosa si prova a stare dall'altro lato della barricata!" ed eccomi qui. Quindi, è un'esperienza nuova, ma in assoluta continuità con tutto il mio percorso, che è partito dal teatro, ma che poi mi ha portato nei club, in tv, nella discografia… Il punto non è tanto in quale ambito mi trovo: ciò che conta per me è che ci sia al centro la musica… Non riesco davvero a farne a meno!
Puoi riassumere ai nostri lettori le esperienze che hai vissuto che ti hanno particolarmente temprato e formato?
Sicuramente, gli studi di danza al Teatro alla Scala di Milano: rigore e disciplina sono tutto, assieme alla forza di volontà, allo studio… Il talento da solo non basta. Poi un altro passaggio professionale fondamentale è stato trasferirmi a New York: ho avuto modo di lavorare con alcune compagnie di danza pazzesche e devo dire che i ritmi di lavoro in America sono davvero serrati, frenetici, impegnativi. Ma più di tutto, a New York ho scoperto il gospel e preso la decisione di concentrarmi sul canto, dopo tanti anni passati a lavorare nel mondo della danza, con tante soddisfazioni! E poi l'anno scorso, il 2018: la mia prima volta al Festival di Sanremo, il mio primo album… è stato un anno importantissimo, che mi ha insegnato molto!
Secondo te, rispetto a prima sono cambiate le ragioni per cui tante persone vanno in tv per tentare la strada musicale?
Credo sia cambiato il mondo e, quindi, tutti i meccanismi! Una volta le case discografiche andavano a scovare i nuovi cantanti, le nuove band nei locali, nei club, nelle bettole… C'erano talent scout che non facevano altro che cercare talenti e li andavano a scovare! Oggi il mercato discografico è cambiato, anche a causa delle nuove tecnologie… Vendere dischi è difficile e, al tempo stesso, l'offerta è super: il mondo è pieno di ragazzi e ragazze con una bella voce, ma le etichette hanno meno soldi da investire… Ecco che i talent diventano, quindi, un'opportunità gratuita per essere visti e, forse, avere la possibilità di iniziare una carriera. Ma questo non è il caso di "All together now": che non è un talent, visto che non c’è in palio un contratto discografico, ma è un gioco a premi incentrato sulle doti canore, cosa ben diversa!
Tu ti ricordi il tuo primo assoluto approccio alla musica? Racconta...
I miei genitori sono entrambi ballerini, quindi credo che il primo approccio sia stato quando ero ancora nella pancia di mia madre! (sorride, ndr). Uno dei primi ricordi che ho, però, è di quando ero piccolo, avrò avuto 4 o 5 anni… Io e mio fratello stavamo in fissa con "Thriller" di Michael Jackson… Non parlo del videoclip, ma del cortometraggio, che durava tipo un quarto d'ora! Mia mamma ci metteva sempre la videocassetta a loop e io e mio fratello ballavamo e cantavamo imitando Michael!
E la tua prima esibizione?
La mia prima esibizione in pubblico è stata credo al Teatro Verdi di Montecatini, durante il saggio della scuola in cui ho iniziato a studiare danza da bambino, il Laboratorio Accademico Danza di Antonella Lombardo. La prima volta da cantante, invece, è stata al Blue Note di Milano: anche in quel caso era il saggio della Scuola di Musica Cluster, in cui ho studiato canto moderno, pianoforte e gospel una volta rientrato dagli USA… Avrò avuto ventuno o ventidue anni! 
C'è un artista, un brano in cui senti di ritrovarti?
Questa domanda è troppo difficile… Ci sono troppi artisti che stimo, troppi brani che amo… Te ne dico tre, dai: Ray Charles con la sua "Georgia on my mind", Whitney Houston (fra le tante non rinuncerei mai a "All at once") e Stevie Wonder, non posso non metterlo… Direi "Never had a dream come true"!
Cosa speri ti possa portare come persona e artista l'esperienza di Canale 5?
Umanamente, ho trovato tantissimi nuovi amici nel Muro e anche dietro le quinte, persone splendide che ho conosciuto per caso e che mi terrò ben strette! Dal punto di professionale, invece, ti direi che sto sviluppando ancora più sensibilità, più tatto: quando giudichi una persona, è facile lasciarsi trasportare e smontare tutto con un paio di paroline giuste. Però, quella persona, che è lì davanti a me, si sta mettendo in gioco, sta mostrando il suo cuore… È un po' come se stesse aprendo il suo diario segreto attraverso la musica e, quindi, un po' di tatto in più non guasta mai! Perlomeno, questo è quello che penso io!

Giovanni Zambito.