sabato 25 maggio 2019

AMLETO CATALDI… E LE PALLE DI CANNONE

Raramente ci si chiede come mai dell’antichità classica si conservano  e si scoprono così tante opere specialmente in marmo e nulla o quasi nulla in bronzo.
Le sculture infatti realizzate in bronzo in grandezza naturale o di media grandezza  e arrivate a noi, sia in Europa e sia in Medio Oriente, sono così rare che possono contarsi quasi con le dita di una mano. Eppure la realizzazione di un’opera d’arte in questo metallo, a parte la maestria dell’artista nella creazione, era una impresa di alta professionalità e complessità fatti che lascerebbero presagire cura e interesse nella conservazione.  Invece è avvenuto il contrario nel corso dei secoli: l’uomo crea ma anche distrugge e  queste opere d’arte in bronzo,  e ne erano una quantità come la storia racconta, subirono le vicende umane: quando scoppiavano le guerre e le rivalità e cominciavano a mancare i materiali per costruire le palle di cannone  o altri congegni bellici… si faceva ricorso alle sculture in bronzo e si fondevano e riducevano in armamenti o altro! E tale comportamento dell’uomo distruttore di quanto di bello lui stesso aveva creato, è avvenuto purtroppo regolarmente: e avviene che tra le domande che non ci si pone è anche la seguente: ma quante opere d’arte sono state  ridotte in armamenti, senza contare quelle distrutte a causa di altri accidenti? La risposta richiederebbe più pagine e ci farebbero deviare dalla via qui intrapresa riferita al grande scultore ciociaro.
Nel 1923 Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, espose trenta opere in bronzo e marmo in una galleria prestigiosa di Parigi e tra queste lo Stato francese ne acquistò due, in bronzo, oggi una al Museo Nazionale Beaubourg e l’altra al Petit Palais. Il Console della Repubblica di  San Marino, ammirato dalla qualità della esposizione, ordinò all’artista una scultura in bronzo lunga quattro metri che raffigurava Leonardo da Vinci, oggi  collocata in un angolo dell’Isola d’Oro,  ad Amboise città sul fiume Loira, dove il sommo artista è sepolto. Inoltre un gruppo della comunità italiana a Parigi acquistò una delle opere più mirabolanti in esposizione e cioè la Medusa, in bronzo, alta 1,82 m. che fu donata al Comune di Parigi. Su un piedistallo fu collocata in un parco di Vanves, municipio alla periferia della città, e qui esposta assieme ad altre opere. Incredibile che possa sembrare avvenne che questo incalcolabile capolavoro subisse il destino atroce e feroce che molte opere d’arte e monumenti pubblici vissero in quegli anni tragici della seconda guerra mondiale, non solo in Francia, e cioè furono rifusi, per ricavarne armamenti! Il nostro nel 1942, secondo le informazioni esaustive e immediate, inedite fino ad oggi, della segreteria del Sindaco di Parigi! Arguiamo che profondi devono essere stati il dilemma prima e il rammarico dopo, dei francesi nel doversi separare per sempre da un’opera d’arte simile, per ricavarne palle di cannone! Qui al lettore offriamo una rara immagine dell’opera quando presente  nel parco Fréderic Pic di Vanves.
Di quest’opera di sensibile  richiamo commerciale, l’artista eseguì più di un esemplare in bronzo e anche almeno una in marmo. Il secondo esemplare in bronzo lo abbiamo rintracciato in una privata collezione di Torino e qui illustrato.
A proposito delle mai abbastanza deprecate cieche o non cieche distruzioni causate da una guerra a danno del patrimonio pubblico va anche ricordato che Amleto Cataldi, ma anche la cultura, fu vittima di una seconda cattiva sorte a causa della guerra. Nel 1926 cioè nel periodo  più rifulgente della sua maturità, alla presenza del principe Umberto, inaugurava a Fossacesia in provincia di Chieti nella piazza del paese, un monumento in bronzo ai Caduti della prima guerra mondiale, di elevatissima qualità: due soldati  tengono  in braccio un terzo soldato ferito e dietro di loro, chino, la figura di un angelo dalle fattezze ineguagliabili  per dolcezza e purezza tipiche del Cataldi di quel periodo. E anche tale monumento,  pur non essendo stato ridotto a palle di cannone, fu dai cannoni o dalle bombe ridotto ugualmente in polvere: siamo in  pieno conflitto della battaglia di Cassino e la funesta cosiddetta Linea Gotica arrivava fino all’Adriatico per cui anche questo piccolo comune ne fu tragica preda dei bombardamenti.
Dopo la triste cronaca di queste due splendide opere del Cataldi andate distrutte per colpa   dell’uomo stesso, rammentiamo che alla fine del mese va in vendita a Roma una rara e pregevole opera pure in bronzo di Amleto Cataldi, ‘La Lettrice’  che bello sarebbe se tornasse nella sua terra di origine. 
Michele Santulli