venerdì 19 aprile 2019

Segnalibro, Carlo Vanoni a Fattitaliani: prima della trama, per me, conta la scrittura. L'intervista


Una passeggiata alla scoperta dei capolavori antichi e moderni è il sottotitolo nonché sintesi e intento del volume "A piedi nudi nell'arte" (pagg. 256, € 17.00) di Carlo Vanoni, uscito a fine marzo con Solferino libri. Lo storico dell'arte è ospite della rubrica di Fattitaliani "Segnalibro": l'intervista

Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
Become a curator, a cura di Gianni Romano, ed. postmediabooks
A bigger Message, (Conversazioni con David Hockney), Martin Gayford, ed. Einaudi
Ci vuole orecchio, Gino Vignali, ed. Solferino
Pensieri spettinati, Stanislaw Jerzy Lec, ed. Bompiani
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
Infinity Jest di David Foster Wallace, ma non l’ho finito… Però ci riproverò.
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro: passaparola, copertina, le recensioni, il consiglio di una persona fidata?
Tutte queste quattro cose più una: leggendo molti saggi consulto sempre la bibliografia e compro i libri che contengono le citazioni e/o i passaggi che più mi hanno colpito. Diciamo che ogni saggio mi costa almeno altri tre o quattro libri!
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
L’uomo senza qualità di Musil.
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? 
Forse la graphic novel, ma non saprei esattamente.
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente? 
Il piacere me lo danno i libri che si basano sulla ricerca della scrittura. Un nome su tutti: Cristina Campo. Voglio dire: non è tanto la storia a interessarmi, ma il modo in cui è scritta. Ricordo che nelle “Correzioni” Jonathan Franzen scrive “C’era la luce del mal d’auto”. Ecco, per una frase così io provo un piacere immenso. Perché è esatta, e, al contempo, geniale.
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere?
Cartongesso di Francesco Majno. È un libro realistico e amaro che contiene rabbia e ironia mettendo a nudo un certo costume molto diffuso oggi, che lui identifica con il nord est italiano. Mi ha fatto ridere. Per non piangere…
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere?
Serotonina, di Michael Houellebecq, perché quando un cinico come lui si mette a parlare d’amore, l’effetto è struggente. E poi perché muore di solitudine.
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare? 
Cani d’estate Sandro Veronesi, per come è stata gestita -e ancora viene gestita- la situazione migranti in mare.
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no?
Mi ha soddisfatto Caos calmo di Sandro Veronesi; non mi soddisfano mai i film in cui vengono raccontate le vite degli artisti.
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
Un libro di ricette che mi hanno regalato. Io vivo da sempre al ristorante e non cucino niente, neppure un piatto di pasta in bianco e quindi, un libro di ricette, sarebbe veramente poco credibile.
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? E l'antagonista?
Preferito: il principe Salina del Gattopardo; antagonista: Calogero Sedara. Perché mettersi uno smoking non significa essere eleganti. L’eleganza la fa il tessuto, la fattura, il taglio. Il principe lo sa; don Calogero no. E in quel dettaglio ci stanno due mondi molto distanti. 
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe? Perché
Inviterei Giorgio Manganelli, Tommaso Landolfi, Cristina Campo e Aldo Busi, perché prima della trama, per me, conta la scrittura. Come diceva Deleuze, i veri scrittori sono quelli che fanno balbettare la lingua, quelli che creano una sorta di lingua straniera all’interno della loro lingua madre.
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire? 
Il Regno di Emmanuele Carrére, perché non era quello che cercavo. Ma, soprattutto, perché non avrei dovuto leggerlo subito dopo Limonov. Sarebbe stato meglio fare una pausa e cambiare autore…
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia? 
Roberto Longhi, perché mi “dipingerebbe” sicuramene più bello di come sono.
Cosa c'è di Carlo Vanoni in "A piedi nudi nell'arte"?
Tutto.
Giovanni Zambito
IL LIBRO
Perché Giotto fu il primo regista di fiction della storia e Lucio Fontana il più grande esploratore dello spazio? Quale filo lega la Crocifissione di San Pietro di Caravag­gio, I mangiatori di patate di Van Gogh e i sacchi di juta sporchi di Kounellis? È più spirituale una Madonna in una pala d’altare medievale o il quadrato nero di Malevic˘? Può capitare di incontrare tutte queste domande nell’arco di poche ore, e persino di saper rispondere, tra una visita mattutina a una mostra, un aperitivo ga­leotto con una ragazza troppo giovane, un blackout che all’improvviso ridisegna gli spazi e ti invita a riflettere, forse a ricor­dare. È quel che succede al protagonista di questo libro, che in una passeggiata metropolitana, in una splendida giornata di maggio, si trova a percorrere un’inat­tesa educazione sentimentale, mentre le opere che conosce e gli artisti che ama gli danno una chiave per leggere ciò che gli accade intorno, per capire ciò che gli ac­cade dentro.
Provocazioni, intuizioni, aneddoti si in­trecciano in un originale racconto colora­to d’arte e di vita, capace di calare il mes­saggio dei capolavori di ogni epoca nella nostra quotidianità per parlare in modo originale e appassionato di pensiero, di bellezza e, perché no, anche d’amore. 
L'AUTORE
CARLO VANONI storico dell’ar­te, come consulente per gallerie ha cura­to mostre di prestigiosi artisti. Autore e interprete degli spettacoli teatrali L’arte è una caramella e Michelangelo e il pupazzo di neve, è anche protagonista, con il comico Leonardo Manera, di I migliori quadri del­la nostra vita, un mix di comicità e storia dell’arte.