martedì 30 aprile 2019

Roberta Sorgato scrittrice positiva, sincera e propositiva: l'intervista di Fattitaliani

di Laura GoriniCiò che veramente conta nella vita, libertà interiore e intellettuale, rispetto, autonomia, ricerca continua del bene soggettivo e collettivo non sono valori che puoi aspettarti dagli altri

Risale al 2017 “Anima e Dintorni” il più recente romanzo della scrittrice, nata in Belgio ma da moltissimi anni ormai residente a Treviso, Roberta Sorgato.
Ex insegnante, ha pubblicato inoltre altri due testi per adulti quali i romanzi “La Casa del Padre” e “Cuori Nel Pozzo”, mentre per i ragazzi ha dato alle stampe “Una Storia tutta Pepe” e “All'Ombra Del Castello”.
La Sorgato ci ha raccontato in questa bella chiacchierata di come sia nato il suo amore per la Scrittura e per la Letteratura.
Tu sei un ex insegnante... Che ricordi hai del periodo del tuo insegnamento?
Ho iniziato a insegnare prestissimo, mentre ero ancora iscritta presso l’Università di Padova, alla facoltà di Magistero.
Quindi, si può dire, che tutta la mia vita sia trascorsa tra i banchi di scuola: ho solo cambiato posizione rispetto alla… Cattedra! Ripercorrere, con la mente, il periodo dell’insegnamento equivale a rivivere i momenti più importanti anche della mia vita personale: matrimonio, maternità, pubblicazione dei miei primi romanzi, ma anche momenti molto dolorosi, quali lutti e tragedie che hanno segnato in modo drammatico la mia vita.
Che dire? Insegnamento e vita personale si sono sovrapposti, con le gioie, le glorie, le soddisfazioni, gli insuccessi e le cadute che sono proprie di ogni vita.
A proposito di insegnamento: che cosa ti hanno insegnato a livello umano i tuoi studenti?
Che la fortuna, purtroppo, non bacia tutti allo stesso modo e i giovanissimi non fanno eccezione. Qualcuno, sfortunatamente, si affaccia alla vita già con grandi svantaggi: a livello fisico, economico, sociale, culturale, di capacità intellettive e opportunità di crescita. Aiutare i più deboli a non accettare come dato di fatto immutabile il non avere ciò che ogni creatura meriterebbe di diritto ma spronarli a impegnarsi al massimo per ottenerlo, spesso, permette di raggiungere traguardi impensabili.
Ma quale è stato il più importante insegnamento che ti ha dato la vita?
Ciò che veramente conta nella vita, libertà interiore e intellettuale, rispetto, autonomia, ricerca continua del bene soggettivo e collettivo non sono valori che puoi aspettarti dagli altri: nessuno te li può dare né togliere; sono una conquista personale da cercare e difendere ogni giorno.
Chi consideri i tuoi maestri e perché?
Non considero tali persone fisiche che ho realmente incontrato nella vita quanto piuttosto il pensiero dei grandi scrittori e filosofi che ho iniziato a leggere ed elaborare a livello personale fin da ragazzina. Sono state pertanto maestre di vita le opere di scrittori quali: Dostoevskij, Tolstoj, Bulgakov, Puskin, Moravia, Mann, Marquez, Alvaro, Morante, Buzzati, Svevo, Hugo, la grandissima Fallaci, ecc.
Diciamo che l’elenco potrebbe continuare ad oltranza, così come per i filosofi, dai “cari, vecchi” Socrate, Platone, Aristotele fino a quelli dei giorni nostri, i cui nomi non elenco perché la lista altrimenti si farebbe troppo lunga.
Da tutti loro ho “succhiato” il nettare che mi ha dato l’energia necessaria per ricavarmi uno spazio che non sentivo di avere: anche chi non ha voce può, se ci crede davvero, raccontare la propria verità.
Per quale motivo - a tuo avviso - oggi i giovani non riescono più a considerare la famiglia un valore? E soprattutto che cosa possono fare i genitori per avvicinare maggiormente a loro i propri figli?
Forse perché nemmeno noi adulti, oggi, consideriamo la famiglia un valore da preservare e difendere, anche a costo di qualche sacrificio, ma la viviamo come un vestito da cambiare quando ci sta un po’ stretto?
Qualunque rapporto, anche quello tra genitori e figli, si può salvare partendo dal dialogo aperto e sincero senza però confusione di ruoli. I genitori tendono ad abdicare al loro ruolo e a porsi, nei confronti dei figli, più come amici che come referenti di un progetto di crescita che prevede una sana gerarchia e regole non patteggiabili.
È, a mio modestissimo avviso, un grave errore perché toglie ai ragazzi la certezza di figure di riferimento indispensabili in qualunque percorso formativo.
In “Anima e Dintorni”, il tuo più recente romanzo, tratti in maniera dettagliata e molto profonda, il rapporto padre - figlia e madre - figlia... Come sei riuscita a descrivere in modo così realistico tali rapporti?
Sono (stata) figlia di mia madre e sono madre di mia figlia: ho analizzato quelli che, nel ruolo filiale, ho vissuto come “errori” da parte di mia madre e che ho cercato di non ripetere nei confronti di mia figlia. Ricostruire il rapporto padre-figlia è stato lavoro più intellettivo che elaborazione affettiva in quanto orfana di padre dall’età di un anno. Mi ha supportato l’aver innocentemente “spiato” le famiglie complete che tanto invidiavo alle mie amiche, da bambina.
Grande importanza è anche il legame che la protagonista Maria ha con la zia Carmen. Gli zii hanno dunque ancora un ruolo importante nella vita di oggi di un essere umano? E i nonni? Come è cambiato nel corso del tempo il loro ruolo?
Purtroppo le famiglie attuali sono molto meno comprensive delle varie figure parentali, rispetto a quelle del passato. Ogni giovane coppia, oggi, costruisce il proprio nucleo familiare indipendente ma, spesso, i nonni continuano a essere validi aiuti nella gestione dei nipotini, soprattutto nel caso in cui anche la madre lavori fuori casa.
Io ho avuto la grande fortuna di avere la nonna materna, una donna straordinaria, cui spero di assomigliare, che ha vissuto con la mia famiglia fino alla sua morte. Ora, per il mio nipotino, cerco di essere una figura di riferimento il più possibile presente, positiva e propositiva.

Foto di Damiano Conchieri