sabato 6 aprile 2019

Familie Floz - Hotel Paradiso, Fattitaliani intervista Gianni Bettucci: Il nostro Teatro è figlio di una tradizione secolare

Alla Sala Umberto di Roma, stasera alle 21 e domani alle 17, ultime due repliche per Familie Floz - Hotel Paradiso di S. Kautz, A. Kistel. T. Rascher. F. Rohn, H. Schuler, M. Vogel, N. Witte. Con Matteo Fantoni, Faniel Matheus, Marina Rodriguez LLorente e Nicolas Witte. Maschere di Thomas Rascher, Hajo Schuler. Quando la gestualità si sostituisce al parlato tutto diventa meraviglioso.

Hotel Paradiso è un giallo ambientato in un albergo di montagna a quattro stelle situato sulle Alpi, la cui anziana proprietaria è la capostipite di una strana famiglia, formata da due figli e da uno staff altrettanto particolare e nell’albergo si verificano storie surreali e strane sparizioni. Familie Floz in versione noir. Da non perdere!
Per fattitaliani.it abbiamo intervistato Gianni Bettucci, Manager di Familie Floz da molti anni e anche produttore artistico.
Come nasce l’idea di uno spettacolo in cui la gestualità si sostituisce alle parole? 
Abbiamo deciso di lavorare con il corpo e con le maschere perché in una società in cui tutto viene parlato, soffocato dalla parola scritta e parlata, volevamo concentrarci su qualcosa che spesso è dimenticato, il nostro corpo che ha un suo linguaggio e che nella lotta fra la parola e il corpo perde e quindi lavoriamo su tutto quello che avviene prima che la parola venga pronunciata. Cosa fa e come si prepara il corpo a esprimere qualcosa? La maschera si ferma prima che la parola venga espressa. 
Poesia e comicità in un connubio perfetto. Quanto è difficile riuscire nell’intento? 
Il nostro è un teatro popolare che vuole parlare ad un pubblico più esteso possibile. Esso si basa sulle emozioni che unisce il nostro pubblico ovunque esso sia. In Cina, in Cile, negli Stati Uniti. Il protagonista dei nostri spettacoli è il clown, il bambino che è dentro di noi. Il bambino è quello che prova le emozioni più intensamente, chiaramente i risultati sono sia molto poetici che molto comici. È un equilibrio molto sottile e i nostri spettacoli hanno bisogno di una gestazione molto lunga per trovare quell’equilibrio giusto tra comicità e poesia. È come una buona ricetta di cucina quando per trovare le dosi   giuste, occorre provare molto. Questa produzione è in vita già da dieci anni, ha fatto più di seicento repliche in tutto il mondo, in trentadue Paesi e siamo arrivati a Roma perché è un congegno che noi riteniamo abbastanza perfetto per il pubblico di Capitali che è senz’altro più difficile rispetto ad altri.
È il risultato di più tecniche che rivelano l’animo umano. Cosa si scopre? 
Il nostro Teatro è figlio di una tradizione secolare che inizia con la maschera nel Teatro greco per poi passare alla Commedia dell’Arte e poi nell’insegnamento e nella Scuola di Jan Le Coq che racchiude tipi diversi come il buffone, il clown e la maschera e che negli anni ‘50 a Parigi insieme a Dario Fo e a Sartori che costruiva le maschere,  hanno rilanciato queste tecniche, creando una scuola di Teatro moderno  che ha ancora oggi, i suoi discendenti come noi di Familie Floz ma anche in tantissime altre compagnie in giro per l’Europa e per il mondo che si concentrano su un tipo di Teatro fisico, comico, emotivo e poetico.
Quali sono state le reazioni del pubblico della Sala Umberto? 
Siamo abbastanza colpiti e commossi perché le reazioni del pubblico romano sono entusiaste. C’è un’energia in sala che difficilmente viviamo in questa intensità altrove. Eravamo già stati a Roma, anni fa, al Teatro Valle occupato avevamo già sentito questo affetto e questo calore e negli ultimi anni, cercavamo il Teatro giusto per tornare e credo che la scommessa sia stata vinta. 
Avete già in mente un altro spettacolo? 
Familie Floz è una grande famiglia, noi abbiamo già cinque produzioni, al Valle avevamo portato “Infinita” e all’Ambra Jovinelli “Il Ristorante immortale”. Oggi, contemporaneamente a Roma, siamo a Berlino con un’opera che si chiama “Himmelerde”, di nostra creazione, con cantanti d’opera e ballerini e poi l’ultima produzione “Dr Nest” che abbiamo fatto a marzo e che è già stata in tournée a Bologna, Firenze, Torino e altre città. Il tema è la follia, un percorso molto diverso rispetto ad Hotel Paradiso che ha più aspetti da Commedia, mentre Dr Nest esplora attraverso la maschera i confini labili tra follia e normalità. 
Elisabetta Ruffolo