martedì 12 marzo 2019

Teatro, Carlotta Proietti ne La Commedia di “Gaetanaccio” di Luigi Magni. L'intervista di Fattitaliani

Dal 12 al 17 marzo, al Teatro Tor Bella Monaca, La Commedia di “Gaetanaccio” di Luigi Magni, con Giorgio Tirabassi, Carlotta Proietti, Elisabetta De Vito, Daniele Parisi, Marco Bianchi, Enrico Ottaviano, Matteo Milani, Pietro Rebora, Martin Loberto e Viviana Simone. Regia di Giancarlo Fares. 

Le vicende del burattinaio ambulante Gaetanaccio (Ispirate alla storia vera di Gaetano Santangelo) e di Nina, sono ambientate nella Roma Papalina, dove vigevano grandi differenze sociali tra la nobiltà, il clero ed il popolino.
Ad accompagnare la storia, le musiche dal vivo e canzoni come “Ninna nanna senza cena”, “Me vié da piagne” e “Il tango della morte” che evocano uno sfondo amaro e sarcastico. 
La Morte non è più una figura leggendaria ma è rappresentata sula scena in carne e ossa, per intervenire sul destino dei protagonisti e che alla fine sarà sconfitta. A trionfare sarà la magia dell’amore e la gioia della vita.    
Per fattitaliani.it abbiamo intervistato Carlotta Proietti.
A quarant’anni dalla messa in onda torna la commedia di Gigi Magni. Tu hai il ruolo di Nina, cosa hai portato di te stessa in questo personaggio?
Sicuramente la romanità anche se è decisamente diversa da quella di Magni perché è un linguaggio che oggi conosciamo ormai ben poco. È la prima volta che interpreto un ruolo in romanesco di una donna romana e mi è molto piaciuto. È strano come i personaggi a volte ti somigliano su tante cose ma paradossalmente, proprio perché ti somigliano tanto, sono poi difficili da raggiungere, quindi è stato un bel lavoro da fare. Sicuramente, di Nina mi piace che sia molto dura, molto orgogliosa quasi una guerriera perché è un’attrice alla quale di fatto viene proibito di lavorare, però malgrado questa durezza esterna poi con un attimo, con un niente, basta una carezza che si scoglie, quindi è come tutte le donne di Magni molto rivendicativa però poi in realtà ha tante sfumature, in qualche modo dimostra una certa sensibilità e una certa fragilità. In questo probabilmente ho potuto contribuire con qualcosa che fa parte del mio carattere. 
Nina è un’attrice disperata ma sognatrice, quanto è vicina ad un’attrice di oggi?
Beh, quello che lei ha è che sicuramente non si fa molti problemi a confrontarsi con chi è del potere ed è estremamente diretta e sfacciata, cosa che oggi probabilmente si fa molto meno, rispetto all’epoca raccontata in Gaetanaccio. Però in qualche modo c’è molto di attuale anche se, ripeto, si racconta un'epoca decisamente distante dalla nostra e non è quel tipo di fame come quella degli attori della Commedia che non mangiavano per una settimana o chissà quanto.  Si racconta di una situazione di estrema difficoltà di un gruppo di attori, Gaetanaccio e Nina che di fatto sono osteggiati in tutto quello che vogliono fare.  C’ è un impedimento della libertà espressiva che forse poi era più ricollegata alla fine degli anni 70 che Magni con la scusa di raccontare la vicenda di Gaetanaccio in realtà ci racconta qualcosa della sua epoca. Riportandola in scena oggi probabilmente possiamo vedere qualcosa che purtroppo è ancora attuale.
Foto di Andrea Ciccalè
Quindi a distanza di 40 anni dalla prima versione in realtà, nulla è cambiato!
Allora non c’ero e non posso sapere però da quello che mi viene detto, le problematiche sono sempre quelle. A un certo punto si parla della monnezza, del Tevere dall’acqua zozza (cito una canzone in particolare) oppure un’attrice che si dispera perché i teatri stanno chiudendo e questo per me non è che non sia attuale anzi tutt’altro. Forse a grandi linee, ahimè, la situazione rimane abbastanza invariata.
L’unica salvezza sono la bellezza e la poesia, esistono ancora?
Mi auguro di sì. Credo che sia quello che noi cerchiamo di restituire prendendo in mano dei testi importanti come questo, certo “il lavoro è più facile”. Abbiamo molto materiale per raccontare Roma, un certo periodo, con un linguaggio che già di per sé è estremamente musicale, poetico e scorre in maniera formidabile. Come quando si prende in mano un testo di Shakespeare è come se metà del lavoro fosse fatto che poi in realtà non è così però, ti senti un privilegiato e ti accorgi che il pubblico questo lo sa benissimo perché quando parlano dello spettacolo vengono in camerino e dicono ‘che meraviglia queste canzoni, i dialoghi’ e questo e quell’altro.  Un autore come Magni ti dà la possibilità di divertirti all’interno di una storia che poi tutto sommato è molto semplice e racconta quasi la quotidianità di queste persone. Ma facendolo ti restituisce una verità storica e dei sentimenti molto credibili, molto veri.  Credo che questo esista ancora. Abbiamo la possibilità di attingere da autori del passato e speriamo di riuscire a condividere tutta questa bellezza con il pubblico.
Il testo di Magni è un atto d’amore per il teatro, cosa rappresenta per te? 
Per me rappresenta tantissime cose. Sono cresciuta ascoltando aneddoti che riguardano tutto il dietro le quinte di quello che fu nel 78. Quindi sono cresciuta sentendo storie su storie, ascoltando le canzoni, imparandole, cantandole, chiaramente per conto mio. È un testo che credevo di conoscere molto bene ma in realtà non è proprio così, perché poi quando ti metti a studiare ti accorgi che è tutt’altro. Per me rappresenta qualcosa che è estremamente familiare, una materia alla quale sono affezionata per forza di cose e avendo la fortuna di studiarlo e portarlo in scena, conoscendolo meglio mi accorgo delle tante sfaccettature e di aspetti assolutamente attuali e del divertimento che questo ti dà semplicemente nel rievocare quel periodo, di poter recitare i versi e le parole di Magni. Per me rappresenta dei ricordi che sono in parte miei, in parte di altri, di mio padre, di tutte le persone che ci stavano allora. Sono orgogliosa di avere il privilegio di portarlo in scena. Testi così non ne esistono quasi più ed è un peccato aver aspettato tanto tempo per riproporlo.
Elisabetta Ruffolo

Musiche originali: Gigi Proietti, Piero Pintucci, Luigi Magni.
Musicisti in scena: piano/fisarmonica Massimo Fedeli. Clarinetto/flauto Diego Bettazzi. Violoncello Stefano Ratchev. Violino/chitarra Claudio Scimia. Violino/mandolino/piano Alessandro Vece.
Costumi e Burattini: Santuzza Calì.
Scene: Fabiana Di Marco. 
Light designer: Umile Vainieri.
Sound designer: Manuel Terralavoro. 
Vocal Coach: Maestro Massimo Fedeli.
Coreografie: Ilaria Amaldi.