martedì 5 marzo 2019

Stefano Bettera, lo scrittore dalla vena un po' "irregolare": non prendersi troppo sul serio è la prima strategia per aprire il cuore

di Laura Gorini - È una persona profonda, solare e nel contempo anche riflessiva lo scrittore e giornalista Stefano Bettera. Il suo ultimo libro in ordine di pubblicazione è  "Fai la cosa giusta" ed è edito da Morellini Editore. Da tempo collabora con la prestigiosa rivista  americana Yoga Journal e conduce anche incontri ispirati ai suoi libri e al suo percorso di pratica per il mondo contemporaneo.
 
Stefano, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...
Per uno scrittore c’è sempre il rischio di romanzare la propria immagine per compiacere chi legge. E quindi affiderò a chi legge le mie parole in modo che ognuno possa farsi un’idea senza essere più di tanto accompagnato o influenzato. Una cosa è certa, ho sempre amato gli irregolari di ogni genere e grado e questa è un po’ la caratteristica che ha accompagnato la mia vita fino ad oggi, nel Bene e nel Male. Non sempre facile ma tant’è. Sono fatto così. 
Sii sincero: tu come riesci ad accettare i tuoi difetti? E quelli degli altri come riesci a minimizzarli o comunque a sopportarli?
Con gli hanno ho imparato a ‘dialogare’ con ciò che sono, semplicemente a osservarlo e a non giudicarlo. Ho capito che dalle proprie fragilità si può imparare molto, se si vuole andare a fondo con onestà. Per me è fondamentale spostare sempre di più l’asticella dalla abitudine a reagire a ciò che accade verso la capacità di rispondere in modo meno impulsivo. Vale anche per i giudizi. Una volta ero molto più severo, principalmente verso me stesso. Oggi ho capito che non c’è grande differenza tra me e gli altri e mi viene più facile comprendere. 
Ma che cosa significa accettarsi, rispettarsi e amarsi davvero?
Significa prima di tutto essere gentili con sé stessi, con le proprie fragilità e imparare a guardarsi con ironia. Non prendersi troppo sul serio è la prima strategia per aprire il cuore.
E che cosa sono l' amore e il rispetto?
Amore è una parola molto generica, troppo spesso associata alla passione. Che va benissimo ma non è solo quello. Si vive anche di passioni e le ho sempre ritenute fondamentali per dare un senso alla vita. Però c’è una dimensione più profonda che lega l’amore alla capacità di aprirsi agli altri con generosità e compassione. Il rispetto ne è la conseguenza: quando sospendo il giudizio e ascolto davvero non entro a piedi uniti nella vita degli altri e accetto ciò che si presenta semplicemente per quello che è.
Credi che oggigiorno i sentimenti siano sottovalutati o al contrario sopravvalutati?
Dipende. Credo che la banalizzazione dei sentimenti ci faccia perdere molto della preziosità della vita. Il consumo dei rapporti, l’apparente facilità con cui si creano e finiscono le relazioni. L’illusione che ogni rapporto sia solo una questione di benessere reciproco da soddisfare, ecco, tutto questo è ciò che chiamo banalizzazione.
Come si può- a tuo avviso- trovare un giusto equilibrio per viverli bene e in maniera sana?
Dare ai sentimenti il giusto valore, il giusto equilibrio, significa riconoscere la complessità degli altri e anche la nostra e cercare un dialogo sincero, aperto. Ogni situazione è diversa e implica una buona dose di accettazione, consapevolezza e pazienza. 
Tu come ci riesci nella tua quotidianità?
Cerco di non prendere tutto troppo sul serio e quando accade, pazienza. Mi fermo e ricomincio da capo.
A proposito, com'è la tua vita oggi e in particolare la tua "giornata-tipo"?
Non ho propriamente una giornata- tipo ma cerco sempre di ritagliarmi uno spazio per scrivere. Quando sono in viaggio o ho giornate piene di incontri mi manca la possibilità di scrivere. Non è solo una attività, è un vero modo di essere, di relazionarsi col mondo ed esprimere ciò che sono. C’è chi balla, chi canta, chi fa il pilota o il medico. Io scrivo. È ciò che mi rende felice.
Sei un bravissimo scrittore e un talentuoso giornalista. Ma come e quando è nato il tuo amore per la scrittura e per il giornalismo?
Ho sempre avuto la passione per la scrittura che io ricordi. Fin da ragazzino, quando mi regalarono la mia prima chitarra, iniziai a scrivere canzoni, poi poesie, racconti, etc. La passione per il giornalismo venne dopo, credo al liceo, quando iniziarono a entusiasmarmi le figure dei giornalisti impegnati socialmente o politicamente o di quegli eroi che andavano in zone di guerra. Ho sempre avuto una vena un po’ “irregolare” e tutto ciò che la nutriva diventava irrinunciabile. Come il bisogno di raccontare. 
In entrambi i settori si comunica qualcosa agli altri e a se stessi...Ma come si può fare una buona e valida comunicazione oggi? E soprattutto si riesce davvero a comunicare tra di noi?
Si riesce se si vuole. Se ci si concede lo spazio di non essere sempre trascinati dagli eventi, dagli impegni. È una scelta e sta solo a noi. Una buona e valida comunicazione, in teoria, dovrebbe privilegiare i contenuti e contenere l’emotività. Ma basta aprire i social per capire che non è sempre facile. Ma una maggiore consapevolezza c’è. Soprattutto tra i giovani. Ho speranza.
In famiglia, come si può avere ancora un dialogo? Tu come ci riesci?
Vale ciò che ho detto prima: si può se lo si vuole. L’importante è mettersi in ascolto. Ma ascolto vero. Lasciando da parte quello che pensiamo di sapere già sugli altri e lasciandoci stupire. 
Credi che la parola orale abbia lo stesso valore di quella scritta? 
Credo che dipenda dalle circostanze. A me piace molto raccontare e mi ritrovo spesso in situazioni dove posso e riesco a comunicare in modo empatico con chi mi ascolta. Le presentazioni dei libri, ad esempio, sono un contesto privilegiato perché le persone vengono a sentirmi perché sono interessate. Ma non è sempre così semplice. Per questo amo la parola scritta, perché mi consente di tornare più e più volte su ciò che intendo trasmettere e approfondire. Anche lasciando testimonianza del mio lavoro a chi vorrà conoscerlo. 
Per concludere, che messaggio vuoi lasciare ai nostri lettori?
Il messaggio che più mi sta a cuore è questo: non abbiate timore di cercare il vostro orizzonte. Sperimentate, sbagliate. Ascoltate tutti ma non abbiate troppa fretta di seguire nessuno. Soprattutto siate liberi. Forse sarà più faticoso, ma certamente più entusiasmante.

 Foto di Mattia Placanica