martedì 5 marzo 2019

Proscenio, Andrea Franco: quando scrivo penso al finale giusto per ogni storia. L'intervista di Fattitaliani

Dal 19 al 24 marzo al Teatro Stanze Segrete di Roma in scena "Lui torna sempre" diretto da Andrea Franco e Monica Falconi e interpretato dalla stessa Monica Falconi. Andrea Franco è anche l'autore del testo e Fattitaliani l'ha intervistato per la rubrica "Proscenio".

"Lui torna sempre" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
L’elemento fondamentale di “Lui Torna Sempre” è il dramma del personaggio. Lo viviamo sempre senza uscirne mai, con dolore e tristezza. L’elemento drammatico c’è anche in altri miei lavori (soprattutto quelli legati alla narrativa), ma non era mai stato così centrale. Questo testo teatrale prende spunto da un romanzo che ho scritto qualche anno fa, incentrato sulla vita del serial killer Stevanin (“Lungo la via del pensiero”, Delos Digital), ma in “Lui Torna Sempre” ci immergiamo in un dolore profondo e senza via d’uscita. Non c’è salvezza, insomma, se non oltre una porta o una piccola finestra. Una salvezza non raggiungibile.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?
Sicuramente la volontà di raccontare una storia realistica, senza il buonismo di certa narrativa o di certi film. Eccessiva, ovviamente, ma l’eccesso là fuori esiste eccome, anche se molto spesso fingiamo di non vederlo o preferiamo non sapere. Quando scrivo non penso al lieto fine o a un finale drammatico. Mi chiedo: qual è il finale “giusto” per questa storia? E cerco di renderlo al meglio. In teatro o nel prossimo romanzo. Questo approccio è l’elemento di continuità tra i miei lavori. 
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? 
Il primo amore, quello vero, per il teatro nasce grazie all’opera lirica. L’occasione è stata una “Traviata” al teatro di Ostia Antica, in estate, e da lì non è più finito. Colleziono centinaia di opere e quando posso vado a vederle dal vivo. Parallelamente ho approfittato di questa passione per approfondire anche la conoscenza del teatro tradizionale, grazie a diversi fattori: l’amore per i drammi di Shakespeare, l’amicizia con alcuni attori professionisti che ho potuto seguire nel loro lavoro e grazie all’attività di regista e scrittore di mio fratello, il quale, parallelamente alla mia attività di scrittore di narrativa, ha fin da ragazzo intrapreso questa strada. A volte queste “vie” si sono incrociate, se penso al bellissimo spettacolo di Albertazzi su Puccini che ho potuto vedere a Ostia.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Capita, eccome. Ma non solo da persone famose o attori che conosco. Gli stimoli sono ovunque e non è detto che il “volto” giusto non sia quello di una persona qualunque che incontro durante il giorno. Per scrivere bene dobbiamo leggere molto, guardare film, andare a teatro, ascoltare buona musica. E la fase creativa risente di tutto questo. Però di solito cerco di far nascere i volti prima di iniziare a scrivere, perché così dopo è tutto più facile e spontaneo.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Di certo lo snaturamento delle intenzioni. Perché a volte basta un gesto o una pausa differente e tutto può cambiare. Però in quanto scrittore di narrativa, ho superato da tempo questi timori. Si dice che un libro sia scritto per metà dall’autore e per metà dal lettore. Per il teatro è la stessa cosa. In parte c’è l’autore, poi c’è il regista, quindi gli attori e infine il pubblico. È solo una catena di contaminazioni più lunga e complessa, ma inevitabile. 
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Il teatro è così infinitamente affascinante perché è così casuale. È come la vita" di Arthur Miller?
In parte è vero, ma solo entro dei paletti ben definiti. C’è una parte fissa (per quanto lo possa essere una rappresentazione dal vivo) e una parte casuale innestata su questa. Nella vita, non credo ci possa essere qualcosa di fisso e determinato. Magari ci diciamo che è così, ma ci sono perlopiù fattori che non possiamo controllare. Una citazione non fornisce mai una risposta completa. 
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
Be’, forse c’è una frase di Eduardo De Filippo (spero che l’attribuzione sia corretta) che riassume bene quello che potrebbe essere un lunghissimo discorso: Per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro? 
Per il momento è sempre stato così. Perché? Perché è il momento in cui ti rendi conto se quello che hai scritto funziona davvero. È un modo per essere vicini al gruppo di lavoro e per tranquillizzarmi. Il lavoro di uno scrittore finisce molto tempo prima della messa in scena, ma la tensione ce la portiamo dietro sempre, soprattutto quando rimane solo da attendere.
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
Siamo stati a teatro dell’opera di Roma per Anna Bolena, di Donizetti, con due interpreti d’eccezione: Maria Agresta e Carmela Remigio. Bellissima rappresentazione, interpreti al massimo, sia per quanto concerne la voce che per la resa teatrale. Regia impeccabile e direzione d’orchestra intensa. Scenografie forse non all’altezza, ma nel complesso un ottimo lavoro. 
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Non so quali e quanti attori del passato prenderei per i miei spettacoli di oggi, perché ogni generazione ha il suo stile e forse viene più facile immaginare chi è più vicino a noi. Dovendo indicare un nome il primo che mi viene in mente è Antonio Allocca, per la sua simpatia, uno di quegli attori che possono strapparti una risata ben prima di aprire bocca.
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Non è per nulla facile, rispondere. Mi permetto di citare più di qualche testo: Romeo e Giulietta, Riccardo III, Tito Andronico di Shakespeare. Ma vorrei citare anche testi meno datati come Novecento di Baricco o Zorro della Mazzantini. Passando per il teatro lirico il nome che metto in alto, su tutti, è Turandot, di Puccini. Rimanendo vaghi, il miglio testo teatrale è quello che ti cattura, ti fa dimenticare di essere a teatro e ti restituisce alla vita vera solo quando si chiude il sipario.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Vorrei che la gente si emozionasse, che mi dicesse che il testo o una parte di esso è arrivato a toccare corde sensibili e profonde.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Sentirmi dire che un testo è insignificante, che non ha lasciato nulla, nel bene o nel male. Giovanni Zambito.
Lo Spettacolo
I mercanti di stelle, Tosca e Palcoscenici presentano un monologo intenso, emozionante e coinvolgente... una storia che lascia il segno e non dimenticherete facilmente!!

Tutto si svolge all’interno di una piccola stanza. C’è solo una piccola finestra, in alto, e una porta. La protagonista (di cui non conosciamo il nome) è stata chiusa con la forza e un poco alla volta scopriamo il suo passato e in che modo è arrivata lì, il tutto scandito con dei colori di scena che sottolineano gli stati d’animo o i momenti specifici della narrazione. 
Lei è una ragazza con qualche problema mentale, cresciuta con un padre che non l’ha mai accettata e che ha abbandonato lei e la madre. 
Per superare le difficoltà la madre finisce col lavorare in strada. 
Un destino atroce – di cui non conosciamo tutti i dettagli – fa sì che anche la protagonista narrante inizierà contro la sua volontà a prostituirsi...

Lui torna sempre
Di Andrea Franco
dal 19 al 24 marzo 2019
Con Monica Falconi
Regia di Andrea Franco e Monica Falconi
Musiche originali Andrea Franco
Tecnico luci e audio Luca Bertolo


Teatro Stanze Segrete
Via della Penitenza, 3 ( Trastevere ), Roma
dal 19 al 24 marzo 2019

Per info e prenotazioni
Botteghino: dalle 18,30 alle 21
info@stanzesegrete.it
388.9246033 - 0649772027

Consigliata prenotazione telefonica.
Bus 23 - 280 - 116. Tram 8. 

Prezzi:
Tessera associativa semestrale: 3 €
Biglietto d'ingresso 17 € - ridotto 12 €.
Riduzione concessa a:
giovani fino ai 25 anni (documento di identità), anziani dai 70 anni (documento di identità), professionisti dello spettacolo.
Ufficio stampa
Flaminio Boni
L'Autore
Andrea Franco, classe 1977, ha pubblicato numerosi romanzi (Mondadori, Delos Books, Mondoscrittura) e racconti (Mondadori, Hobby & Work). Nel 2013 vince il Premio Tedeschi Mondadori con il romanzo "L'odore del peccato". Il seguito, "L'odore dell'inganno" è uscito nel 2016. Pubblica anche per Segretissimo Mondadori. La serie "El Asesino" è composta da tre romanzi (“Confine di sangue”, “Protocollo Pekić”, “La collina dei trafficanti”) e diversi racconti.
Esegue lavori di editing (www.francoservizieditoriali.com) sia per le case editrici che privatamente. 
Nel 2017 i suoi romanzi gialli sono stati pubblicati nuovamente nella prestigiosa collana Oscar Gialli Mondadori (“Il peccato e l’inganno”).
Nel 2018 due testi teatrali sono stati messi in scena a Roma: “Avrei Voluto Essere” (con Valentina Corti e Massimo Izzo) e “Lui torna sempre” (con Monica Falconi). Nel 2019 fa il suo esordio a teatro il monologo comico “A… come anvedi Giulia” (sempre con Monica Falconi). Le pubblicazioni di narrativa del 2019 saranno numerose, la prima a marzo, nel volume Mondadori Delitti al Museo, in tutte le edicole (Il Giallo Mondadori).