venerdì 8 marzo 2019

Marzia Verdecchi, regista de “Il Diavolo contro Eva”. L'intervista di Fattitaliani


Sabato 9 marzo, ore 18 “Il Diavolo contro Eva” di Pamela Marsili, torna per la quattordicesima volta al Barnum Seminteatro della Garbatella. Con Paola Raciti, Chiara Fiorelli e Stefano Flamia. Adattamento e regia di Marzia Verdecchi.

Un giorno potrebbe capitare anche a te e allora la domanda è: cosa saresti disposto a giocarti?” 

Il diavolo contro Eva è uno spettacolo aperto, non è l’Autrice a dare la chiave di volta, ma ognuno ha la sua.  
Marzia Verdecchi paragona il testo ad una vela che all’improvviso a causa di una virata, prende una piega inaspettata…

Qual è il tema centrale dello spettacolo?
È stato scritto da Pamela Marsili, io ne ho curato l’adattamento. Parla di una coppia che è nella casa del nonno della protagonista che è venuto a mancare e ritrovano un libro nel quale c’è scritta la vita di colui che lo legge: il passato, il presente ed il futuro. Lei non lo vuole leggere perché anni prima il nonno aveva ucciso per gelosia la nonna e quindi lei non vuole avere niente a che fare con quest’uomo. Giuliano, il marito ha invece intenzione di leggerlo e sin dalle prime pagine, inizia la storia. Un susseguirsi di insinuazioni, di desideri e di cosa si può arrivare a fare per gelosia, poi parla anche d’amore, di violenza. L’autrice dipana la matassa e alla fine ci sarà   un finale un po’ inaspettato, a sorpresa che non svelo.
Ci sono tre personaggi: Tori che è la protagonista femminile, Giuliano il marito e, il diavolo che in realtà è donna ed è Paola Raciti che nella storia che dura più o meno un’ora interpreterà cinque personaggi diversi perché il diavolo si manifesta in vari personaggi.
Quindi Eva chi è?
È un richiamo al film “Eva contro Eva”, quindi non esiste. Eva è la rappresentazione della donna e quindi della tentazione che in questo caso però è agita dall’uomo, è l’uomo che viene tentato, è l’uomo che cade in tentazione, è l’uomo che perde di vista la realtà. Perché l’autrice ci teneva fortemente a tirar fuori la figura forte della donna, come figura potente e per questo che poi ho avuto l’idea di far interpretare il diavolo da una donna, perché c’è uno scontro tra la protagonista ed il diavolo e quindi mi piaceva molto l’idea di lavorare su due donne.
A proposito di idee, Paolo Leone scrive che è molto difficile portare avanti un’idea quando non si hanno molti capitali però credo tu ci sia riuscita benissimo.
Guarda spero di sì, lo spettacolo adesso è alla quattordicesima replica e pare funzioni e piaccia, nella seconda parte prende tutta un’atmosfera dove la reiterazione del movimento dà il senso del tempo, della scansione delle cose che accadono sempre ancora ancora, uguali ma diverse. Io ho lavorato sull’immagine, sulla luce, sulle suggestioni musicali.
Quattordicesima volta che va in scena, quindi da quanti anni va in scena?
Questo è il secondo anno, secondo anno e quattordicesima replica.
Immagino ci sia molto affiatamento tra i 3 attori?
Allora gli attori in principio erano altri 3, abbiamo fatto una sostituzione nella parte maschile, le prime repliche le ha fatte Pierluigi Gigante poi per una questione nostra di accordi è stato sostituito da Stefano Flamia e devo dire che con pochissime prove, lo spettacolo ha preso un’altra piega.  

C’è un fortissimo affiatamento tra Paola Raciti e Claudia Fiorelli perché comunque lavorano insieme da tantissimi anni e Stefano si è inserito senza nessun problema. Lo spettacolo inizialmente ha preso una piega più morbida, per poi arrivare dove deve arrivare nel modo giusto.
Il pubblico come reagisce?
È abbastanza colpito perché nella prima parte noi lavoriamo anche su una vena comica, su una leggerezza fatta di insinuazioni e di cose che accadono quindi capisci, metti insieme i tasselli. Dalla seconda parte in poi lo spettacolo ha una fortissima virata e cambia completamente, ho voluto dare un senso di inquietudine. La gente spesso quando esce mi dice che si sente inquieta, che rimane un po’ senza fiato. Era il mio intento, dell’autrice e degli attori, quello di lasciare un po’ questo senso di non capire bene che cosa è successo.
È più facile tentare o essere tentati?
Secondo me a tutti piace tentare però cadere nella tentazione è molto più facile. Credo di sì perché   noi cadiamo nelle tentazioni, spesso e volentieri. Con questo ti dico che Paola esclude proprio una frase ed è “Un giorno potrebbe capitare anche a te e allora la domanda è: cosa saresti disposto a giocarti?” perché come ti ho detto, lo spettacolo è circolare, lascia aperte delle porte, lascia anche la possibilità allo spettatore di tirare le somme. È una cosa che mi piace molto fare, dare spazio a chi guarda, di decidere che cosa ha visto, in questo caso specifico lo vedrai e capirai perché.
Quindi diciamo che non ha una vera e propria chiave di volta, che viene lasciata ad ogni spettatore e te lo diranno quando vengono per i commenti…
Beh sì lo puoi vedere ma la chiusura è mia, ognuno si chiederà se quello che ha visto è accaduto…
Di tuo, come regista, cosa hai portato nel testo?
Ho fatto un grosso riadattamento del testo tra l’altro con la partecipazione di Chiara Fiorelli. Ho letto il testo, ho visto quello che mi rimandava ed ho dato tante immagini, tante scene scritte da Pamela che erano parlate e le ho trasformante in immagini. Il suo testo aveva delle scene che non sono state rappresentate parlando ma attraverso sensazioni, emozioni, suggestioni musicali e visive, reiterazione dei movimenti che raccontano quello che lei scrive ed è una cosa che faccio spesso. Cioè lavoro, elimino delle parti di testo e le trasformo in visive.

Elisabetta Ruffolo