lunedì 25 marzo 2019

Intervista a Simone Gandolfo, l'attore sempre onesto con se stesso

di Laura Gorini - Recitare è offrire ciò che di più prezioso ha un essere umano: la sua fragilità.

E' un attore molto amato dal grande pubblico Simone Gandolfo che attualmente stiamo ammirando nella nuova edizione della fiction di successo di Rai Uno " Che Dio ci aiuti". Un bravissimo attore che qualche anno fa ha deciso di diventare anche regista e produttore perché " Un attore non può scegliere, mentre un regista e un produttore sì”. E a lui piace molto anche scegliere.
Simone, oggi sei un attore e un regista affermato, ma facciamo ora un piccolo passo indietro nel tempo... Quando hai capito che era questa la tua strada? Che ricordi hai dei tuoi inizi della tua carriera?
L’ho capito al quarto anno di superiori. A quattordici anni mi ero iscritto al Nautico perché facevo vela, poi non era la mia strada e non avevo voglia di studiare…Insomma, alla fine dopo il primo anno mi sono ritirato e iscritto alle scuole professionali e, come tanti, ragazzi a quell’età non sapevo che fare della vita. Sentivo una cosa nella pancia ma non sapevo dargli un nome. Grazie a una professoressa di Lettere illuminata sono entrato in contatto con il teatro: è stato un colpo di fulmine. Ho capito in un istante che raccontare storie sarebbe stata la mia vita. Il resto è stato alimentare quella scintilla, quell’illuminazione avuta  in fugace istante.
Si dice che un attore sia una persona che ama particolarmente mostrarsi, tuttavia sono davvero molti gli attori che rivelano di essere - in realtà - molto timidi. Credi che possano essere veritiere entrambe le opinioni? La recitazione può davvero essere un buono strumento per vincere la timidezza?
Non saprei…  Io posso raccontare cos’è recitare per me. Per me recitare è offrire ciò che di più prezioso ha un essere umano: la sua fragilità. Lee Strasberg diceva che recitare vuol dire essere privati in pubblico. Beh, credo avesse ragione. Recitare è offrire se stessi a un personaggio, a una storia; è scrivere attraverso il proprio corpo.
Secondo te perché, almeno sempre sulle prime come pare essere, i genitori di ragazzi che decidono di intraprendere questo genere di carriera o si oppongono fermamente oppure da parte loro si ha sempre un minimo di reticenza? Anche tu ti ci sei dovuto scontrare?
Onestamente no. Mia madre e mio padre mi hanno sempre sostenuto. Ai genitori che pensano di torcere il destino dei propri figli dedico una frase di Beppe Fenoglio: “La vita non dura che un istante, si dovrebbe trascorrerla a fare ciò che piace.” Ai figli dico: Ragazzi, questo è un lavoro! Bisogna farsi il culo, non si diventa attori dall’oggi al domani. È un percorso che richiede un’energia e una dedizione assolute: se lo fate fatelo fino in fondo. Studiate, vivete, amate, soffrite e abbiate sempre un sacro rispetto del pubblico. 
In generale come reagisci innanzi agli scontri e alle avversità? Sei una persona che reagisce di petto o sei più riflessivo?
Direi che dire che reagisco di petto è un pallido eufemismo. Il mio motto è: se spingi e la montagna non si sposta, spingi più forte.
Ma quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare durante il tuo percorso?
Che domanda!!! Direi che la principale difficoltà sia accettare le sconfitte e il giudizio a cui si è costantemente sottoposti. L’attore è sempre scelto. Per questo ho cominciato a fare il regista e il produttore, perché a me piace molto anche scegliere.
Tante difficoltà si riscontrano oggigiorno in ogni settore lavorativo. Come può - a tuo avviso - un giovane riuscire a realizzare e a cresce sia professionalmente parlando sia umanamente in un clima del genere?
È un mondo difficile: veloce, caotico e smarrito. Tuttavia credo che la chiave di un’esistenza piena e felice sia l’amore e la passione nel senso più ampio del termine. 
Credi che la crisi economica vada in qualche maniera a braccetto con la crisi dei sentimenti che sembra imperare oggigiorno?
Credo che la nostra società debba ritrovare il piacere della bellezza come valore assoluto dell’esistenza. Credo che la capacità di percepire “bellezza” e la curiosità siano l’unica salvezza al medio evo culturale in cui siamo immersi. 
Perché sembra che si svalutino sentimenti come l'Amore e l' Amicizia? Credi che la colpa sia dei Social Media?
Credo che i Social Media rendano tutto più veloce: sono un linguaggio, un codice e bisogna approcciarvi con consapevolezza di se e sapendo che la vita vera è un’altra cosa.
L'Arte in tutte le sue numerose forme può in qualche maniera aiutare le persone a riscoprirli?
Certo. L’arte è un rito, esprime (o dovrebbe sempre esprimere) un archetipo. Il potenziale dell’arte è proprio quello di parlare direttamente al cuore, all’inconscio, al bambino che c’è in ognuno di noi.
A proposito, quale è la tua idea di Arte?
L’arte è qualcosa di assolutamente superfluo e assolutamente necessario.
Quando la recitazione - a tuo avviso - lo diventa?
Ogni volta che si è onesti in scena o di fronte alla macchina da presa. 
Il teatro si dice che sia una grande palestra non solo a livello recitativo ma di vita in generale... Lo è stato anche per te? Quali sono gli insegnamenti più belli che ti ha donato?
Il teatro ti insegna la disciplina, individuale e di gruppo. Il teatro è severo: quando si alza il sipario sei tu con i tuoi compagni in scena e il pubblico. Non si può dire stop. È adrenalina allo stato puro.
E il Cinema e la TV che cosa ti hanno insegnato?
La macchina da presa impone precisione: bisogna essere precisi. La macchina da presa vede tutto… Quello che mi ha insegnato è ad essere onesto con me stesso.
Prima di salutarci,  rivelaci che cosa attenderà il Simone di oggi e quello di domani...
Wow, un sacco di cose: sono impegnato nelle riprese di un Tv Movie per Rai Uno, con la mia società sto producendo un film e sviluppandone un altro… Insomma mi do da fare!


Foto di Fabio Zenordo