venerdì 8 marzo 2019

Alessandro Da Soller, uno scrittore sopraffino: Ognuno di noi vale, anche senza dover scrivere nulla. L'intervista

di Laura Gorini - Il suo ultimo romanzo si intitola “Il segreto del torrione”. Lui, Alessandro Da Soller,  è uno scrittore sopraffino, nonché grande esperto di musica e appassionato di sport e del buon vino.

Alessandro, che cosa significa essere uno scrittore oggi?
Significa essere un’artista, ovvero avere la forza e la coscienza di costruire un melting pot dal caos della creatività. Trasformarlo in qualcosa di leggibile e fruibile a chi ti ascolterà. Tutti siamo artisti, pochi sono creativi. Tutti possono imparare a studiare il pianoforte, ma solo pochissimi sapranno inventare le tre note giuste. Significa sacrificarsi. L’arte dello scrivere non è solo estro, ma è figlia di una disciplina ferrea. Bisogna avere la forza e la voglia di differenziarsi da tutto quello che viene scritto quotidianamente. Una volta i classici, vivevano la loro vita osservando e poi scrivendo. Oggi, chi vuole proporre le sue opere, lo deve fare sapendo che c’è una concorrenza molto forte. Quindi sangue, sudore e lacrime, ma soprattutto studiare, leggere gli altri, e cercare di capire. La base è il piacere di fare una cosa e non farla solo per poterla raccontare. Spesso si raccontano storie solo per la soddisfazione di dire che” anche io valgo qualcosa”. Ma ognuno di noi vale, anche senza dover scrivere nulla.
Tu quando hai capito che era quella la tua strada?
Non l’ho mai capito, perché se così fosse, potrei pensare che il mio destino sia segnato. Diciamo che penso sempre al grande Kafka che lavorava al catasto di Praga, e come lui non so se questa è la mia strada. Ti posso dire però, che giorno dopo giorno, sono sempre più convinto che in futuro, potrei fare solo questo. Inventare qualcosa da dare agli altri. 
Che ricordi hai del momento della stesura del tuo romanzo?
Domanda difficilissima. Creo una struttura e poi scopro le sfaccettature, di volta in volta. Ho molti spunti e spero di poter dire, una grande fantasia. Quindi attingo a tutto quello che mi viene in mente, ricorrendo spesso ad appunti.
Quale credi che sia il filo rosso che lega tutti i tuoi romanzi?
La vita che mi trascina è questo filo. La voglia di raccontare e qualche volta di raccontarmi. Ognuno di noi ha un’esperienza che lo ha segnato. Spesso però, il filo diventa nero, quando si parla di cose tragiche, forti, dure. Cose che potrebbero aver segnato momenti decisivi. 
E in che cosa- invece- divergono sostanzialmente?
Il filo diverge ogni volta che voglio costruire una storia. Converge nell’animo e nei sentimenti e diverge nella scelta dei personaggi, della location e della storia stessa. 
Sii sincero: non ti sei mai trovato bloccato durante la loro stesura? Insomma, hai mai provato la sindrome della pagina bianca? E come l' hai vinta in tal caso?
Nemmeno una volta. Mai avuto un blocco. Però posso ammettere con tranquillità, che spesso mi ripeto. Questa è una cosa che capita. Quindi, come dice il maestro con cui sto studiando in questo periodo, e che è un famoso giallista italiano, devo trovare altre strade. Devo cercare la mia voce. Affinare la creatività e costruire l’atmosfera. 
La Musica ti ha aiutato a lasciarti andare nella scrittura?
In alcuni casi sì, anche se l’ascolto musicale mi richiede uno sforzo enorme. Non riesco a scrivere mentre ascolto un brano, perché avrei bisogno di una doppia concentrazione. La musica che apprezzo è troppo strutturata e particolarmente articolata, però mi aiuta a inventare storie, a cercare spunti da regalare al protagonista. Quando scrivo di vita e situazioni, scrivo anche di musica e spesso sono costretto a dover sintetizzare per non diventare troppo prolisso.  Negli anni ho affinato l’ascolto, che pretende oggi un dettaglio profondo sulla struttura di un brano. Sulla scelta di un tipo di strumento, rispetto a un altro. Stessa cosa succede nella lettura dei libri. Una volta amavo immergermi senza chiedere. Oggi sono costretto a dover valutare tecnicamente le scelte dell’autore. L’incipit, lo show don’t tell, il punto di vista. L’importanza di una caratterizzazione statica o dinamica di un personaggio. 
Esiste anche in questo caso un filo rosso che li lega?
Ovviamente. Un collegamento tra le parole e un particolare assolo, o una struttura melodica c’è sempre. 
Musica e scrittura, quale sarà la terza arte alla quale ti dedicherai?
A nulla. Troppi elementi non ti permettono di fare troppe cose. Lo studio di due strumenti musicali, mi richiede molto tempo, così come la scrittura, così come la promozione delle mie opere nelle librerie del centro Italia. Così come lo studio delle tecniche di scrittura. Anche se devo ammettere che altre due passioni, vivono in me. Lo sport e il vino. Mi alleno da sempre tutti i giorni, e ho frequentato corsi da sommelier per migliore l’approccio a questa famosa bevanda.