mercoledì 6 febbraio 2019

Il controcorrente, seconda puntata

Quando da bambini iniziamo uno sport, gli allenatori ci dicono che per diventare dei campioni servono talento, sacrificio e un’enorme forza di volontà.

Soprattutto in certi sport come il nuoto dove il sacrificio è la componente essenziale prima ancora di fisico e talento.
Manuel Bortuzzo l’ha capito fin da bimbo: se vuole diventare un campione deve fare vasche, vasche e ancora vasche. Così Manuel rinuncia alle feste di compleanno dei compagni di scuola per fare vasche, a mangiate con gli amici per fare vasche, a serate con la fidanzata per fare vasche. Difficile, difficilissimo ma l’obiettivo di Manuel è diventare un campione di nuoto e i primi risultati, oltre a rendere meno amari tutti i sacrifici, ne confermano le potenzialità.
Tutte le volte che Manuel ha la tentazione di sgarrare alle regole, nella sua testa rimbombano le parole dei suoi allenatori “per diventare un campione servono talento, sacrificio e forza di volontà”.
Così, di nuovo vasche, vasche e ancora vasche. Allo sfinimento, per lui e per i genitori che seguono il figlio passo dopo passo, affrontando anch’essi sacrifici: economici ma soprattutto nel vedere un figlio che rinuncia alla propria giovinezza per rincorrere un sogno.
Nemmeno ostacoli come la mononucleosi fermano Manuel: se per qualche mese la sfortuna lo ferma lui riparte e lavora il doppio!
I risultati si vedono, eccome! Fisico scolpito, vittorie su vittorie e soprattutto la chiamata ad allenarsi con chi campione lo è già.
“Dai Manuel!”, si sarà ripetuto nella testa, “hai visto che dopo tanti sacrifici iniziano le soddisfazioni!”.
Ed invece no! Non inizia proprio niente. Anzi: finisce tutto perché qualcuno ti spara.
In un mondo normale si dovrebbe pensare che forse si è letto male.
Invece no! si è letto benissimo: finisce tutto perché qualcuno ti spara, forse per sbaglio.
Ma qui siamo di fronte non al mondo normale, siamo di fronte ad un paese che è diventato il Far West dove qualcuno forse ha avuto un diverbio con qualcun altro, forse ha pensato che quel “qualcun altro” fossi tu, forse ha pensato che anche nel dubbio fosse meglio fartela pagare, forse la cosa migliore fosse sparare e, dopo tanti forse, ora sappiamo che sicuramente Manuel non nuoterà più, sicuramente tutti sacrifici di un ragazzo di diciannove anni non serviranno a nulla, sicuramente la vita di Manuel non sarà più la stessa.
Magari non è così, chi ha sparato voleva colpire Manuel. Cambierebbe qualcosa? Assolutamente nulla: un proiettile ha raggiunto un ragazzo di diciannove anni alla schiena annullandogli il passato e compromettendogli il futuro, per sbaglio o meno è tutto assurdo, impensabile, innaturale.
Di chi è la colpa di tutto questo? Chi o cosa sono responsabili di rendere sempre più frequenti certi atteggiamenti di spaventosa aggressività, di sproporzionata vendetta, di legge del più forte e cattivo, di insensibilità verso la vita altrui, di odio incondizionato?
Forse degli allenatori italiani che non dicono ai loro atleti che per diventare dei campioni servono talento, sacrificio, un’enorme forza di volontà e soprattutto che nessuno ti spari, nemmeno per sbaglio!
Questa è la nostra società, questo è ciò che abbiamo.
Alessio Lo Passo e Umberto Acerbi
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