giovedì 21 febbraio 2019

Grimm. Una storia tedesca: grande spettacolo al Théâtre National di Bruxelles. La recensione di Fattitaliani

Grimm. Ein deutsches märchenUn conte Allemand, fino al 23 febbraio. Con Henner Momann, Michael Pietsch, Daniel Friedl, Lorenz Klee, Julian von Hansemann, Ulrike Beerbaum, Monika Dortschy.


Una famiglia e le sue dinamiche, dinamiche all'interno delle quali si sviluppa un processo di creazione artistica: l'interazione fra i membri della famiglia, l'interazione della famiglia con le problematiche concrete del quotidiano, l'interazione della famiglia con la situazione storica del tempo.
Vediamo creati, inventati diversi personaggi bambini/adulti in dialogo con degli alter ego fantastici, delle (meravigliose) marionette, nel loro percorso verso la comprensione della realtà esterna, verso la crescita personale e verso lo sviluppo di una individualità creativa nella direzione della creazione letteraria in bilico fra ideazione fantastica e doveri pedagogici.
Il testo si dipana in diverse lingue, dal tedesco al francese all'inglese, sottintendendo forse come il racconto dei Grimm sia il collante creativo di una cultura transanazionale, europea, in una sorta di nuova mitologia.
Questi personaggi riflettono e ci fanno riflettere, ci portano in una dimensione di profondità, di concretezza, di tenerezza e ci svelano quanto la fiaba - non l'avesse già fatto Jung ! - porti in sé verità profonde, infinitamente più ricche e più composite di quanto il dichiarato scopo di racconto per bambini lascerebbe intendere: nella fiaba le strutture archetipiche, le fondamentali linee psicologiche  della persona vengono rivelate, comunicate ; questa rappresentazione, quali siano gli intenti dell'autore, finisce per scavare, per indagare la complessità della vicenda creativa della fiaba che diventa scavare nella complessità della vicenda creativa tout court.
Sei autori (I Grimm) in cerca di personaggi - o forse sei personaggi in cerca dell'autore che abita in loro.
Nella seconda parte dello spettacolo le dinamiche narrative della prima parte si rimescolano, si sciolgono, prendono vita per prodursi nella creazione di una entità/marionetta vivente, che magicamente prende consistenza e realtà, movimento, forse respiro, certamente vita. Questa entità esce dal palco della rappresentazione ed entra nella platea, fra il pubblico. Assistiamo commossi al ripertersi della magia di ogni creazione artistica, dove l'opera respira e vive indipendentemente dal suo autore e restiamo ammirati del  talendo di attori, regista, autori di una piece di che resta impressa nella memoria. Grande teatro, come sempre al Théâtre National di Bruxelles. Giovanni Chiaramonte.
Foto di Bettina Müller.