mercoledì 20 febbraio 2019

Germano Seggio, un musicista sempre “ad alta quota”: La mia ispirazione arriva dall’amore aulico. L'intervista di Fattitaliani

di Laura Gorini - È un chitarrista sopraffino e un uomo dal cuore grande Germano Seggio.
I suoi prossimi appuntamenti live previsti sono il 23 febbraio al The Brass Group dove eseguirà per intero i brani inseriti nel suo ultimo album “Alta quota”, mentre il 4 marzo sarà ospite di Ricky Portera al Teatro Jolly per un sentito tributo al mitico Lucio Dalla. L’8 marzo sarà live al Guitar Clinic.
Germano, come ti sei avvicinato al mondo della musica e in particolare alla chitarra?
Parte tutto da mio papà... Fu lui che mi fece imbracciare per la prima volta la sua chitarra, all’età di 6 anni, regalandomi a corredo il mio primo libro didattico. Ero ancora veramente piccolo ma dedicavo già ore ed ore alla chitarra, un po’ per emulazione, un po’ perché sentivo di farlo! Non riponevo mai la chitarra fin tanto che non arrivava il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato. Un obbiettivo, che poteva essere una canzone piuttosto che un esercizio. E ad oggi posso dire di non avere mai smesso neanche un giorno della mia vita. Neanche durane il periodo sconfortante dell’incidente, anzi è stata la mia più proficua infermiera per il cuore e per la mente!
Che ricordi hai della prima volta che hai preso una chitarra e in mano e hai scoperto questa passione? Qual è stata la prima cosa che hai pensato in quel momento?
Semplicemente mi trovai proiettato sul palcoscenico. Mio padre sin da piccolo mi portava a grandi live, sia nelle piazze che in teatro ma anche e vedere Vasco o Zucchero negli stadi. Quindi l’associazione chitarra/live nella mia mente fu presto fatta. Sai, quando sei bambino e il primo riff che impari è quello di “Wish You Where Here”, non hai scampo!
Come è cambiato nel corso del tempo il tuo rapporto con essa e con la Musica in generale?
Credo non sia cambiato assolutamente, sognavo allora e continuo a sognare adesso! L’unica differenza che oggi rispetto a qualche anno fa dove facevo più un lavoro da turnista che mi obbligava a suonare quando serviva all’artista di turno, oggi suono nel 90% dei casi quando mi sento ispirato da qualcosa, e allora scrivo canzoni nuove, o mi impegno a dare vita ad un nuovo live che per me è sempre una grande festa... Al momento - per esempio - la mia ispirazione arriva dall’amore, e dall’amore vero quello aulico, molto alto, non per forza fisico! Questo mi sta mettendo in mano veramente tanta musica nuova...
Credi che ci siano molti artisti autodidatti che al giorno d'oggi tendono a improvvisarsi musicisti e credono di poter raggiungere facilmente il successo senza aver fatto appropriati studi e senza la normale gavetta?
Purtroppo oggi il mondo dello Show Biz in generale si è trasformato in un grande Tutorial Youtuber docet. Questo ha fatto male sia alla creatività, sia alla didattica quella fatta bene, e soprattutto di conseguenza all’arte e agli artisti in generale! Non è facile che un ragazzo sappia discernere nel marasma di YouTube, cosa sia giusto o meno! Caso a parte il concetto di artista/genio, loro a differenza di me, per esempio, non hanno veramente bisogno di studiare, avranno subito da dire qualcosa e sarà da subito molto forte e originale! E poi bisogna sempre continuare a studiare.
foto di Alex D'Emilia
A proposito: che cosa significa fare della vera gavetta?
Posso parlare della mia, ma credo valga per tutti! Gavetta significa suonare nei posti più insulsi, dove non esistono le dotazioni minime per fare un live, e se ti abitui lì e tutto a scendere, significa sbattersi giorni e giorni fra prove in cantina e viaggi a limite del rischio per suonare in un posto x per poi tornare a casa senza una lira in tasca, significa fare tante cose che non hai voglia di fare, tipo suonare per le feste private, per i matrimoni etc, significa entrare a lavorare per uno studio di produzione musicale, facendo le pulizie per quello studio, dormire poco e niente ma esser sempre al top sul palco... Ecco per me ha significato questo!
Secondo te molti che poi abbandonano è perché non sono mossi da una reale passione e perché sotto sotto hanno paura di dover “faticare”?
Credo che la musica, quella vera e che poi magari se Dio vuole ti darà da mangiare, non possa venir fuori da chi non ha necessità di farle prendere vita! Per necessità intendo, che se un artista non ha conosciuto la vera fame e la sofferenza, stento a credere che farà l’artista di mestiere! Sarà un hobby, un bel passatempo, ma sarà un dopolavorista e ne conosco tanti!
Ma i giovani di oggi e non solo nella Musica, hanno davvero paura di sudare e fare sacrifici?
Sui giovani di oggi, non farei di tutta l’erba un fascio... Nel mio mondo musicale curo da anni la direzione didattica di un grande centro musicale a Palermo Music Academy Palermo, e sono in continuo contatto con le nuove leve. Posso asserire che su dieci soltanto uno in media è veramente determinato e andrà avanti. Cosa che succede, perché per i miei studenti meritevoli, grazie ai miei percorso chitarristici e non solo legati all’Inghilterra, si aprono spesso scenari internazionali e gradi storie di successo.
Qual è stato il più grande sacrificio che hai fatto nel corso della tua vita sia a livello professionale sia umano?
Quando nel 2003 ho avuto un brutto incidente in moto in quel di Nizza, perdendo per tre lunghi anni l’uso delle gambe. In primis si lo sforzo fisico e la volontà di volere rinascere come uomo, ma la grande forza ed il grande sacrificio di non avere mai smesso di suonare, andavo in giro fra sedia a rotelle e stampelle, e non mi perdevo un live, un festival o un contest! Ecco in quel periodo che va dal 2003 al 2006 ho raccolto veramente tante soddisfazioni!
E credi che sia questo che ti ha in qualche modo aiutato ad arrivare "Ad alta quota"?
Credo fermamente di sì. Per due motivi: uno la sofferenza di cui sopra mi ha portato certamene a mettere più a fuoco il mio futuro, due perché le mie cure più importanti, quelle che mi hanno rimesso in piedi per capirsi, io le ho ricevuto sopra Cortina D’Ampezzo, nel cuore pulsante delle Dolomiti, ed è proprio in quel periodo che presero forma i brani contenuti nel mio “Alta Quota”, che di fatto sono la somma di sofferenza fisica mista a bellezza assoluta dei luoghi e amore per la natura in generale!

Copertina: foto di Grafimovie