lunedì 18 febbraio 2019

Comelinchiostro presenta il suo 1° disco a Fattitaliani: sto cercando il mio posto nel mondo. L'intervista

Comelinchiostro (al secolo Giorgio Bravi) è un cantautore di Sant’Angelo in Vado, una piccola cittadina del Montefeltro. Influenzato dal Teatro Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, dal Folk e dal cantautorato italiano ma fortemente contaminato dal pop elettronico del nord Europa. Qualche giorno fa è uscito il singolo "Zenzero e noci", brano tratto da “DI CHE COSA HAI PAURA?”, il disco d'esordio del cantautore. Un album contaminato dal folk, dall’elettro-pop di matrice Nord Europea e dall’indie-pop italiano. Fattitaliani lo ha intervistato.

Più le aspettative o i timori all'uscita del primo disco? "Di cosa hai paura" in modo particolare?
Né aspettative né timori, soltanto speranze. Ho scritto questo disco, ne sto finendo un secondo, ho già iniziato a scrivere il terzo. Sto cercando il mio posto nel mondo e il mio modo per dare un contributo (magari piccolo ed insignificante) per lasciare qualcosa. Le mie paure sono quelle di tutti, spero che condividerle ci aiuti a renderle più umane e meno spaventose.
Il nome d'arte -preso da una canzone- è particolare: quanto tempo ci hai pensato su?
Ci ho pensato molto .. nel mio nome d’arte volevo fossero presenti i miei nonni, che sono state figure molto importanti nel mio percorso. Mia nonna si chiamava Caterina e la Chiamavamo China, appunto, come l’inchiostro. Girandomi tra le mani queste parole alla fine “Comelinchiostro” mi è sembrata la quella che meglio legasse tutto quello che mi identifica: i miei nonni (e la mia famiglia in generale), l’inchiostro di china e quindi una sorta di idea romantica di scrivere e di “lasciare un segno”.
"Facile" passare dall'ideazione di un disco alla sua incisione?
Facilissimo, se avessi 50 - 60 mila euro all’anno farei un disco fighissimo ogni anno. La cosa difficile è trovare i soldi per farlo … poi magari è fighissimo solo per me per carità questo potrebbe anche essere, era solo una battuta, anche se la verità è proprio questa, la parte veramente difficile è trovare i soldi.
La canzone "La Zattera della Medusa" è dedicata al dramma dei profughi: che cosa ti stupisce in positivo e/o in negativo su come questo argomento così delicato viene quotidianamente trattato?
Io credo che l’argomento non viene realmente trattato, il fatto che si parli di una cosa non significa che viene trattato l’argomento. La cosa è molto più complessa. Si parla di questo dramma soltanto da due punti di vista, la pietà e l’opportunismo. Quello che sta accadendo nei nostri mari ha origini più profonde e radicate di quello che la maggior parte di noi crede o vuol credere; bisognerebbe affrontarlo con più rispetto. Quello che è certo è che nel momento in cui un sacco di gente da la colpa dei suoi problemi a quelli che stanno evidentemente molto peggio di loro vuol dire che all’interno del tessuto sociale c’è un problema grande che andrebbe affrontato e questo problema evidentemente non è “dove mettiamo i profughi?” ma “dov’è finita la società?”.
Ci dici qualcosa su di te, su come e con quali riferimenti ti sei formato?
I miei riferimenti sono moti, Sono cresciuto con le canzoni di Giorgio Gaber, Fabrizio De André e Francesco Guccini, adesso continuo ad ascoltare in gran parte cantautori: Appino, Vasco Brondi, Daniele Silvestri, Max Gazzé. Mi piace molto la musica Pop del nord Eropa con i suoi suoni distesi ed empatici. Ho suonato per molti anni Folk e la sua energia mi è rimasta irrimediabilmente dentro.
I miei riferimenti principali sono letterari: penso a Cèline, Folkner, Baricco, Fante, Hemingway, Dostoevskij, Omero, Goethe, Rilke .. credo che una delle molle che mi ha fatto iniziare a scrivere sia proprio omero .. (cito liberamente: non c’è incazzatura più grande di quando un potente usa il suo potere per togliere ad un uomo giusto ciò che gli spetta). Giovanni Zambito.

IL DISCO
Il progetto musicale nasce e si sviluppa insieme al progetto grafico tanto che le due cose si influenzano a vicenda. Da una parte il disegno a carboncino (che nel disco si materializza col suono del violoncello e della tromba) è incisivo e lascia quasi l’impressione graffiarci l’anima; dall’altra l’uso dei colori ad acquerello (Acquatic Synth) rende tutto il mondo di Comelinchiostro etereo ed avvolgente, quasi protettivo.
Una scrittura sicuramente ermetica ed emotiva (dell’introspezione), figlia di un’esperienza musicale che viene da lontano: dal Teatro Canzone e dal Cantautorato italiano ma fortemente contaminata dall’energia e dalla freschezza (figlia invece dell’immediatezza) della musica folk, del teatro di strada e della Commedia dell’arte. E la sfera teatrale echeggia e riecheggia all'interno del disco, nei monologhi (La Tempesta e China come l’inchiostro) ma anche negli stessi brani (soprattutto in quelli più empatici come Disegnerà, Tempo e Virtù e Zenzero e Noci).
Una canzone-teatro che definisce la sua forma musicale tra l’elettro-pop di matrice Nord Europea che a volte sfocia quasi nella Dub (Chissà) e l’inde-pop italiano; una voce sottile e fuori dal campo che non urla certezze ma sussurra domande a cui ognuno dovrà trovare una propria risposta.
Un disco in movimento: a volte un movimento estremamente fisico che conduce fin quasi al ballo, a volte invece soltanto emotivo, piccolissimo e misurato come un respiro “solo per far battere il cuore”.

Parole e Musica di Comelinchiostro 
℗ 2018 Comelinchiostro 
Produzione artistica - Comelinchiostro e Livio Boccioni
Registrato e Missato da Livio Boccioni al “The Convent Recording Studio” di Sant’Angelo in Vado (PU) 
Mastering - Claudio Pisi Gruer al "Pisi Audio Mastering Studio" di Roma
Vocal Coach – Davide Piludu Verdigris
Artwork - Sabrina Sideri 


BIO 
Comelinchiostro (Giorgio Bravi) è un cantautore del Montefeltro. Influenzato dal Teatro Canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, dal Folk e dal cantautorato italiano ma fortemente contaminato dal Pop elettronico del nord Europa e dall’indie-pop italiano. Inizia a scrivere all’età di 14 anni (canzoni, racconti e poesie) ma nel frattempo si appassiona al teatro di strada e alla commedia dell’arte maturando esperienze da attore e da regista. Con “La Bottega del Rumore Nobile” di cui era il Front Man, mette in fila più di 700 live, un disco (“L’isola dei Conigli”, 2010) e un singolo (“Il Baule”, presentato nel 2015 al Mamamia di Senigallia). Alla fine del 2017 esce il Primo singolo da solista (Chissà) e all’inizio del 2018 il secondo (Facile) tratti entrambi dall’album “Di che cosa hai paura?” (uscito il 9 Marzo 2018). Otto tracce prodotte insieme a “Livio Boccioni” che conducono ad un viaggio dentro il cuore dell’essere umano, senza la certezza di poter tornare con delle risposte.
I due singoli (Facile e Chissà) entrano tra i 60 semifinalisti delle audizioni Live di Musicultura 2018
“Facile” è stato in classifica MEI (Indie Music Like) per 11 settimane.
Tra i 40 lavori selezionati da "L’isola che non c’era". Tra i 28 Selezionati per le Audizioni Live del Contest "Premio Musicale Note D'Autore". Attualmente al lavoro sulla produzione del suo secondo disco.



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