martedì 12 febbraio 2019

Berlinale, Dafne di Federico Bondi: una giovane Down in una storia tra un padre e una figlia


di Emanuela Del Zompo - "Non è una storia sulla sindrome di Down, spiega il regista ma un racconto sul bisogno che ognuno ha dell'altro".

Protagonista, Carolina Raspanti,  che non si lascia intimorire dal pubblico raccontando il suo personaggio. "Ho preso al volo questo treno, senza pensarci 2 volte, dice l'attrice che quando è stata contattata tramite social dal regista gli ha rifiutato l'amicizia. Un esplosione di vivacità e di concretezza, Carolina sà bene quello che vuole e quali obiettivi raggiungere. Autrice di 2 libri, questa sua nuova esperienza l'ha portato ad un grado di maturazione e di conoscenza di se stessa unici e grazie al suo istinto ha recitato nel film senza seguire il copione.

Nel film la protagonista perde la madre e si ritrova ad affrontare non solo il lutto ma anche a sostenere il padre anziano, sprofondato nella depressione. Intraprendono insieme un cammino, reale e metaforico, insieme in montagna verso il paese d’origine della madre scomparsa. E imparano a conoscersi in modo nuovo.
Carolina e Federico si raccontano in presenza del pubblico in sala che ha appena assistito alla proiezione del film, entusiasta:
"Quando ho incontrato Carolina avevo già scritto il soggetto, ma non avrei potuto sviluppare la sceneggatura senza di lei. La prima impressione, conoscendola, è stata di una maestrina che sa tutto. Ha un buon senso innato e una quotidianità costruita su tante regole".
"Prima di partire per Berlino ero parecchio emozionata, non avevo mai preso l’aereo". Il set è stato reso più semplice dalla sua memoria di ferro: "non ha mai letto una pagina della sceneggiatura. Le raccontavo la scena prima di iniziare a girare – spiega il regista - ha una memoria di ferro, un paio di prove estemporanee e fissava tutto a memoria. E poi era libera di improvvisare, ovviamente.
C’è una scena molto forte di pianto in macchina "è venuto naturale, mi ha fatto sentire la canzone degli 883 Come mai di Max Pezzali, a cui sono molto legata dai tempi della scuola: mi ricorda il primo amore. Ogni volta che la sento mi viene il magone, è successo anche sul set". L'immedesimazione nella storia di questa giovane donna resiliente è stata forte "L’ho sentito subito mia, fin dal nome, Dafne.
Ha la mia personalità, il mio modo di rapportarmi ai genitori, agli amici, agli altri. La mia necessità di amicizia, di contatto umano. Dafne sono io". Aggiunge il regista "anche nella voglia di vivere, nello stupore di fronte alle cose. Non volevo fare un film sulla sindrome di Down o sulla diversità, volevo approfondire la possibilità di risorsa che ciascuno di noi ha dentro.