venerdì 8 febbraio 2019

Amedeo Goria a Fattitaliani: la corsa al denaro oggi ha rovinato molto la bellezza del calcio e dello sport. L'intervista

Per la nostra intervista di Fattitaliani, oggi nostro ospite è Amedeo Goria, volto noto del giornalismo sportivo della RAI. Dopo una lunga carriera, a partire dal 1976 nel giornalismo della carta stampata, iniziata ad Ivrea con Ezio Mauro, approda negli anni novanta in RAI. E' stato tanti anni al TG1 e fra l'altro ha condotto Uno Mattina e Ciao Italia. Ha lavorato successivamente nella redazione di Rai Sport di cui a tutt'oggi fa parte. 

Amedeo grazie di essere qui con noi oggi e con l’occasione ci racconti un po’ meglio di te e gli esordi sportivi? 
Ho deviato rispetto alla professione dei miei familiari, mio padre ed alcuni miei cugini avevano seguito la carriera medica. Io ho scelto invece la carriera di sportivo praticante. Sono stato campione dei 400 ostacoli con il centro sportivo Fiat a Torino ed ho sempre amato lo sport.
La tua passione per la cronica sportiva quando è iniziata?
Ho iniziato, parlando di sport, con "La Sentinella del Canavese" ed ho seguito il calcio di ogni categoria, credo di essere un record italiano e che nessun giornalista, come nel mio caso, ha seguito tutto il calcio, dalla terza categoria fino alla seria A e fino ai mondiali di calcio. Nello sport ho fatto un po' tutto, incluse le Olimpiadi. L'ultima esperienza nel 2018 mi ha visto condurre le olimpiadi invernali di Pyeong Chang in Corea che venivano trasmesse, per il fuso orario, in Italia di notte. Ho seguito anche i Giochi delle XXIX Olimpiadi da Pechino, bellissima esperienza.
Tra i tuoi ricordi sportivi quali hai più piacere di rammentare?
Ricordo con piacere di aver condotto la trasmissione Pole Position, nel 2003, con al mio fianco Paola Ferrari. Avevamo uno studio bellissimo e in quell'anno Michael Schumacher vinse il suo sesto mondiale
Ho seguito anche il "Triplete" dell'Inter, con la vittoria della Champions League, dello scudetto e della Coppa Italia, circostanza più unica che rara, rimasta nella storia del calcio italiano. Ho seguito molto da vicino questi eventi dato che ero abbastanza amico di Mourinho ed inoltre avevamo come RAI i diritti per la finale.
Nel 2006 invece seguivo la Nazionale di Calcio e l'Italia vinse la finale del campionato mondiale a Berlino all' Olympiastadion nella finale contro la Francia.
Ci racconti un aneddoto particolare di quella straordinaria manifestazione Italia/Francia? 
Certamente, è un episodio simpaticissimo legato all'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che era venuto ad assistere la partita e che intervistai pochi minuti prima dell'inizio. Napolitano accettò di essere intervistato e già era un'eccezione in quanto pochi si sbilanciavano prima di un mondiale. Lui accettò senonché quando si presentò davanti la telecamera partì in quel momento un blocco di pubblicità e dovetti così intrattenerlo nel frattempo della messa in onde dello stacco pubblicitario e credimi fu un pochino imbarazzante persino per me. Poi ci venne un'idea, con il collega Volpi, e registrammo quasi in tempo reale l'intervista anche perché con molto garbo e carineria lo stesso Napolitano mi chiese "devo aspettare ancora molto? Non vorrei prendessero tutti i posti". Infatti nella Tribuna d'onore già si accalcavano Angela Merkel, Jacques Chirac e Bill Clinton e tantissimi altri importanti ospiti. Al che decidemmo di fare l'intervista mandandola in onda subito dopo la fatidica pubblicità. L’Italia poi vinse la partita ed ebbi così modo di intervistare nuovamente Napolitano al termine della stessa che mi disse che questo aveva portato fortuna.
Prima di una telecronaca che tipo di preparazione e studio c’è dietro?
Dipende da cosa devi fare, se fai una telecronaca devi prepararti sui giocatori, se fai interviste basta un po' il mestiere. Magari oggi per assurdo l'ultimo dei tifosi ne sa più del telecronista. Oggi tutti possono parlare di calcio che è diventato un linguaggio comune.
Come lo vedi oggi il calcio italiano, con sempre più stranieri e sempre meno italiani?
Non è solo questione di italiani e stranieri, non è più un calcio che mi piace molto in quanto è diventato troppo un business e si è disumanizzato per i soldi. Mi ricordo che da giovane a Torino nel dopo partita frequentavo Cabrini, Rossi, Scirea, Prandelli. Li conoscevo e ci potevi parlare e scherzare. Oggi invece i giocatori sono inavvicinabili, ed i rapporti sono regolati da quanto si paga per un'intervista. La scorsa settimana ero a bordo campo Milan - Napoli, ma non è più il calcio di una volta, nemmeno dal vivo. La corsa al denaro oggi ha rovinato molto la bellezza del calcio e dello sport. Se pensi che Hamzic ad esempio guadagna in Cina 9 milioni all'anno...io penso siano sono tanti, troppi, a maggior ragione se lo paragoni a ciò che guadagna uno scienziato che fa del bene all'umanità, e che è un centesimo in rifermento a questo. Non credo che questo aiuti lo sport. Oggi basta che un giocatore arrivi in serie A o una buona serie B che si è sistemato per la vita. Troppa e grande disparità tra le altre categorie di sportivi.
Che cos'è dunque per te lo sport?
Una passione che nasceva anche dal mio essere sportivo. Oggi un po' scemata, preferisco vedere un thriller rispetto ad una partita di calcio quando non giocata bene. 
E invece che cos'è per te la bellezza? 
La bellezza è quella che avrei voluto avere di più da giovane che ero un po' più complessato. Il naso per esempio mi creava problemi. Ero magro, avevo anche un bel fisico asciutto ma il naso mi dava fastidio. Poi sono sempre stato un esteta ed ho sempre guardato ed apprezzato sia la bellezza femminile che maschile, senza invidia. Ti dirò che penso che se fossi stato più carino probabilmente forse questo mi avrebbero aiutato di più anche in alcuni momenti della mia carriera, pur non essendo mai stato un carrierista. Non so chiedere e non ho mai chiesto ma non ho rimpianti. Un'altra cosa che mi ha forse condizionato era il mio complesso per la mia balbuzie. Invidiavo, quando scrivevo per i giornali cartaceo come il Corriere della sera, chi usava il microfono. Devo dire che in questo è stata molto brava la mia ex moglie, Maria Teresa, che ci scherzava sulla mia balbuzie minimizzandola. Quando balbetti se ci pensi troppo ti inceppi perché è molto anche un problema di natura psicologica. Sono riuscito a superare questa problematica ed anche io a poter fare una telecronaca presentando con il microfono e se anche all'inizio certi automatismi riemergevano, se ci pensavo, stentavo un attimo, ma mi riprendevo subito dopo. 
Torniamo un passo indietro a quando eri bambino, qual era il tuo gioco preferito? 
Da bimbo mi piaceva andare in bicicletta o giocavo con le figurine. Cose così semplici.
Tu hai fatto anche tante altre cose, oltre ad interessarti di sport, come l'attore di teatro e cinema. Ce ne vuoi parlare?
Sì, in effetti ho fatto l'attore interpretando alcuni spettacoli teatrali ed ho fatto alcune parti nel cinema fra cui  il film "L'allenatore del pallone due" con Lino Banfi e Biagio Izzo, per rimanere in tema sportivo, ma anche altre cose non a carattere sportivo. Uno spettacolo teatrale molto divertente cui ho partecipato è stato "Il colpo della strega" dell'inglese John Graham con tanti interpreti di livello, tra cui fra cui Nunzi, Antonucci ecc, La storia parla di un conduttore televisivo vanesio che ha un'amante che intrattiene. Lei spera tramite lui di approdare in TV. Il tutto inizia a scena spenta in cui si sentono le voci in cui lui e lei in intimità, e che lui fa cilecca, e che ha una lombalgia. Per dissimulare l'accaduto accende la TV in cui si vede che viene proiettata la sua immagine mentre recita un sermone, insomma una persona molto religiosa, mentre nella pratica era un donnaiolo. Divertentissima la sequenza delle scene in cui all'improvviso accade di tutto ed in casa irrompono vari personaggi, tutti in anticipo rispetto a quanto dovevano in realtà accadere. Ad esempio si presenta un accordatore di pianoforte cieco che capisce tutto ma non può vedere. Io, nel mio personaggio, vado nella stanza da bagno per la mia lombalgia tentando di fare un bagno caldo per lenire i dolori, mentre mi viene il colpo della strega perché la vasca è troppo piccola e resto lì incastrato. Lei va nel panico e chiama il medico che arriva, interpretato da Augusto Fornari, stupendo attore, che è ciociaro e con il suo modo un po' da "burino" cercava di disincantarmi dalla vasca. Poi arriva il marito di lei (che era un pilota) che era ritornato per in anticipo per uno sciopero. Era un alternarsi di episodi simpaticissimi e mi divertii davvero molto, ed anche il pubblico che mi vedeva incastrato in questa vaschetta da bagno da cui ogni tanto scostavo ed aprivo stralunato la tendina, era divertente. Poi per miei impegni di lavoro dovetti lasciare e mi sostituì Sebastiano Somma.
Ho partecipato tra le altre cose anche ad uno sceneggiato su RAI 2 con Enzo De Caro con cui ho fatto due puntate.
Amedeo hai altre passioni? 
Sì, l'Arte, sono un collezionista d'arte. Mio papà mi ha lascito diversi quadri ed acquisto e vendo con piacere pezzi di arte moderna. Conosco Marion Franchetti pronipote del grande mecenate d'arte e collezionista italiano Giorgio Franchetti che restaurò il meraviglioso palazzo veneziano della Ca' d'Oro. Proprio qualche giorno fa ho dato un paio di miei quadri per una mostra tra cui “I fidanzati” di Rodolfo Aricò. L'arte però è anche un mondo difficile oggi e bisogna stare in guardia dalle truffe. Bisogna stare molto attenti. Quasi quasi oggi vale di più l'autografo dell'opera stessa che ne garantisca l'autenticità.
Qual è Amedeo secondo te ituo miglior pregio?
Sono una persona buona e fatalista. Bene o male sono stato ed ho avuto una vita fortunata con molti momenti di successo ed ho visto il mondo e le cose belle. Ad esempio se parliamo del Festival di San Remo, io posso dire che so bene di cosa si tratta, avendolo vissuto anche io a suo tempo. Ho provato molte cose e non ho grossi rimpianti. Ho inoltre il senso della caducità delle cose, e della fine di queste. Ho preso da mio padre che era uno studioso e che comprendeva, compenetrandosi, le miserie altrui come la povertà ed i problemi degli altri. Ho frequentato tante persone e posso dirti che tutti anche i ricchissimi e fortunatissimi si portano appresso i propri problemi, forse solo simulandoli meglio.
Quello che invece apprezzi negli altri?
La generosità, l'umiltà e riconoscenza. A volte le persone di successo, non le apprezzo tantissimo, perché le vedo avare e poco riconoscenti oppure hanno un'autostima troppo alta. Nella mia vita ho avuto manifestazioni di maggiore sensibilità da chi non mi aspettavo, forse proprio dalle persone più semplici che hanno a volte saputo esprimere anche maggior dignità rispetto a persone più facoltose.
Intervista di Ester M. Campese