giovedì 24 gennaio 2019

Kaos Festival, vince Christian Bartolomeo: Scrivere è una responsabilità. L'intervista di Fattitaliani per "Segnalibro"

A Kaos Festival vince Christian Bartolomeo che a caldo commenta con Fattitaliani: "mi sono emozionato tantissimo, non me lo aspettavo!". Ha prevalso sugli altri con il romanzo "Le Quindici" con la seguente motivazione: La 'voglia di cambiamento', ecco, è una pulsione profonda, tipica dell'uomo, ad avere conquistato la giuria del Premio Kaos narrativa.
Presieduta da Francesco Pira e composta da Giuseppe Mallia, Patrizia Iacono, Stella Vella ed Enza Pecorelli, la giuria assegna il Premio al romanzo 'Le Quindici' di Christian Bartolomeo edito da Navarra. Nella motivazione si riscontra l'originalità della storia, l'accuratezza e l'uso originale della lingua siciliana. Il messaggio ed esemplare, forte del romanzo è la capacità di reagire alle vicissitudini della vita. Lo scrittore agrigentino, forte di altri riconoscimenti, ha da poco pubblicato un nuovo libro "Malagloria" (Mursia editore). Fattitaliani lo ha intervistato per la rubrica "Segnalibro".
Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
A parte un libro sui cavalli, depositato momentaneamente da mio figlio Luigi (e chissà cosa lascerà domani), c’è una pila di volumi che fa a gara con l’abat jour, per la grande gioia di mia moglie; mi piace leggere tanti libri contemporaneamente. Attualmente, sono impilati: il quarto volume dell’Evangelo di Maria Valtorta, I Medici - Una regina al Potere di Matteo Strunkul, Malavita di Giankarim De Caro, Il canto dell’Upupa di Roberto Mistretta e il delitto della Kolymbetra di Gaetano Savatteri. In cima, piccolo piccolo, l’unico testo che rimane sempre fisso è “L’imitazione di Cristo”. La sua lettura, per me, non è mai abbastanza.
L'ultimo "grande" libro che ha letto? 
I Miserabili di Victor Ugo.
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro? 
Ultimamente, se posso, scelgo romanzi legati a scrittori con cui riesco ad avere un collegamento. Ancora meglio, se autori che ho conosciuto personalmente, anche se solo occasionalmente. Leggere e, nello stesso tempo, avere davanti l’immagine dell’autore ha un sapore diverso, più intimo.
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta? 
Senza andare troppo indietro nel tempo, Il sistema periodico di Primo Levi.
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? 
Oggi si scrive tantissimo, in svariati campi, ma si legge poco. Con l’eccessiva pubblicazione di testi, la narrativa in particolare sembra vitale, ma ne esce sovraccarica, scadendo in qualità e con il rischio che autori e testi validi non vengano mai scoperti o considerati degnamente.
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente? 
Dipende da cosa ho voglia di leggere in un determinato periodo, dipende dal mio stato d’animo. Solitamente, mi piacciono i testi storici, quelli che fanno riflettere o capaci di scavare dentro i personaggi. La scrittura fine a se stessa, che si autocompiace, la ritengo vana.
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere?
Ho riletto per la seconda volta Vita di Melania Mazzucco. Ha un’ironia molto particolare, sobria.
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere? 
Frankenstein di Mary Shelley. Perché dimostra che, in questo mondo, anche chi sembra un mostro cerca affetto.
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare?
Più di un libro mi ha infastidito. C’è chi scrive solo per vendere “la merce”, e basta. La scrittura, con la narrazione, deve anche lanciare dei messaggi importanti. Scrivere è una responsabilità. Tanti amano creare scandali per cavalcare l’onda (momentanea) del successo, per far leva sul mondo social che spesso ha bisogno solo di frasi ad effetto, senza badare alle conseguenze e alla verità. Ci sono tanti scrittori avvoltoi. Ecco, questi libri e questi autori mi fanno arrabbiare.
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no? 
Il romanzo ti “costringe” a usare attivamente l’immaginazione, ha una marcia in più. Certo, le eccezioni sono più di una con il cinema. Mi è tanto piaciuta la versione cinematografica de “La scomparsa di Patò”, regia di Rocco Mortelliti, tratta dal Romanzo di Andrea Camilleri (che ne ha curato la sceneggiatura). De “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi, preferisco senza dubbio il romanzo.
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca? 
Penso, in genere, i libri che criticano la Chiesa. Che, ovviamente, ho e leggo regolarmente.
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? e l'antagonista? 
Visto che, per passione, leggo le vite dei santi, sono loro stessi i miei protagonisti preferiti. I santi si sono annullati per seguire la loro forte vocazione, è una condizione che li accomuna. Ed, in genere, ammiro i protagonisti che lottano con passione per i propri ideali.
L’antagonista preferito, ancora, devo incontrarlo.
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe? 
Se potessi, inviterei: Pirandello, Charlotte Bronte, Moliere e Manzoni. Preparerei un primo tavolo con due coperti per Pirandello e Manzoni, ed un secondo tavolo per Moliere e Charlotte Bronte; un po’ distanti, giusto per tentare una privacy. Ad ogni portata, regola imposta dal padrone di casa, obbligherei gli ospiti a ruotare cambiando di posto, in modo che ogni commensale possa condividere cibo e chiacchiere singolarmente con tutti i presenti (ovviamente, portandosi appresso le posate, non sia mai!). Per finire, offrirei il dolce unendo i due tavoli. Visti i caratteri dei personaggi, nessuno si annoierebbe. Davanti ai miei occhi, avrei un mondo completo.
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire?
Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Jonas Jonasson. Perché, a parer mio, anche le esagerazioni hanno un limite (anche se vendono milioni di copie).
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia? 
Preferirei più che un bravo scrittore, un caro amico. Uno di quei pochi che mi conosca realmente, e che mi voglia bene (poi, nel caso, si cura l’editing!).
Che cosa c'è di Christian Bartolomeo in "Le Quindici"?
C’è, prima di tutto, una sorpresa personale, perché è il mio primo romanzo, e nulla mi aspettavo: è stato scritto in un periodo dove non riuscivo a far nulla e con un bimbo di qualche mese in braccio che odiava la culla. C’è la voglia di cercare Dio in ogni situazione della mia vita, il tentare di non arrendersi mai (e non sempre ci riesco), la mia voglia di far sorridere e pensare, il cercare l’animo profondo dell’uomo. Ci sono i miei dubbi e le mie incertezze, ricordi da bambino. C’è parecchio.