sabato 1 dicembre 2018

Teatro, Fattitaliani intervista Milena Vukotic e Maximilian Nisi per "Autunno di fuoco": ogni sera ricreiamo una sintonia

Al Teatro Erba del Gruppo Torino Spettacoli, da ieri sera al 2 dicembre “Un autunno di fuoco” con Milena Vukotic e Maximilian Nisi. Regia di Marcello Cotugno. Scene di Luigi Ferrigno. Costumi di Andrea Stanisci. Una produzione de La Contrada - Teatro Stabile di Trieste. Un testo giovane di un autore anglosassone: Eric Coble. Può essere definito un DramComedy. Analizza il rapporto tra una madre e i figli. 

Involontariamente prende spunto da una poesia di Dylan Thomas “Non andartene vita in quella piccola notte”.
Sulla scena un bellissimo albero, una figura centrale che ci riporta alle stagioni della vita e a ciò che resta dopo di noi. Il suo colore rosso simboleggia il temperamento di Alexandra, una donna ed una madre forte e molto energica. Una donna che dopo aver costruito delle bombe Molotov con del liquido di sviluppo per le fotografie, minaccia di farsi saltare in aria, quasi a voler cancellare se stessa e tutto il suo passato.
L’ultimo dei suoi tre figli, Chris, arrampicandosi su di un albero, riesce a raggiungere la madre che si è barricata nel suo appartamento perché non ha nessuna intenzione di andare nella casa di riposo dove i figli vorrebbero spedirla. 
Attraverso un incontro-scontro col figlio Chris, Alexandra acquisterà, in qualche modo, una nuova consapevolezza. 
Grande successo al 52° Festival di Borgio Verezzi e in seguito anche al Teatro Orazio Bobbio di Trieste, al Teatro Ghione di Roma, a Gradisca d'Isonzo e a Montecchio Maggiore.
Gran parte del pubblico ha gradito che un argomento così profondo e drammatico, fosse trattato con leggerezza quasi liberatrice. 
Il regista è stato colpito da una poesia di Dylan Thomas, sul tema della morte e del morire come possibile gesto di estrema ribellione. Tema centrale della pièce, come viene trattato?
Maximilian: Marcello Cotugno il primo giorno di prove ci ha letto questa bellissima poesia che tratta appunto il tema della morte. Poi ci siamo confrontati e siamo giunti alla conclusione che la pièce di Eric Coble non ha una chiusa drammatica ma realistica. Il finale rimane aperto e questo è un grandissimo stimolo per il pubblico che assiste alla nostra messa in scena. Non si sa bene dove i due personaggi andranno una volta che, tolti i sigilli, varcheranno la porta d'ingresso della loro casa. Alexandra sicuramente affronterà ciò che il passaggio del tempo impone ad ognuno e Chris accetterà finalmente di diventare un uomo adulto. Entrambi i personaggi risultano quindi dinamici ma il messaggio racchiuso nel testo di Coble è certamente di speranza e di rinascita. La presenza dell’albero è simbolica, pensiamo alle radici, alla famiglia, agli ideali. Della bellissima poesia di Dylan Thomas rimane il concetto che la morte è parte integrante della vita. 
Alexandra è uno spirito libero, una madre amorevole, una donna senza radici. Quale aspetto tra questi Le appartiene maggiormente?
Milena: Sono sempre stata uno spirito libero, alla ricerca di esperienze, di emozioni e di situazioni in cui poter stare bene.
Perché il Guggenheim assomiglia alla vita? 
Milena: La vita è circolare, così come è circolare la struttura del Guggenheim. Con curiosità e un po' di timore procediamo nelle nostre esperienze, rappresentate dalla metafora di Coble dalle opere d'arte. Voltandoci indietro, in età avanzata, vediamo il nostro passato sotto una luce diversa, questo grazie ad un'inevitabile consapevolezza acquisita.
Maximilian: Alexandra desidera difendere la sua libertà. Per tutta la sua vita l'ha fatto sia col marito che con i figli e desidera poterlo fare anche nell'ultima fase della sua esistenza. La sua libertà lei l'ha sempre ricercata, quasi pretesa. Alexandra vuole essere lasciata sola, libera di decidere come e dove morire, cosa avere accanto a sé in quel momento. Desidera avere le sue cose sotto gli occhi, soprattutto il suo albero, che è stato testimone di tutta la sua esistenza e che per lei rappresenta la vita. Una donna forte che ha sempre deciso per sé, difficilmente si rimette alle decisioni di altri, anche se questi sono i propri figli, preoccupati per lei.
Sicuramente Chris è l’unico che può capire la sua natura, comprendere le sue necessità e che può accompagnarla dolcemente nel suo ultimo tratto di vita. 
Anche Chris ha ancora bisogno della madre e quando Alexandra lo comprende con un bel colpo di reni trova la forza di reagire per sé, per lui e per tutti. 
Ti sei riconosciuto maggiormente come figlio o nello scontro generazionale? 
Maximilian: Ho individuato io questo testo e una volta tradotto da Marco Casazza, è stato proposto a Milena e a Marcello Cotugno dal Teatro de La Contrada di Trieste, che con entusiasmo l'ha prodotto. Quando l’ho letto, mi sono ritrovato molto nel personaggio di Chris perché in fin dei conti come lui sono andato via di casa molto presto, come lui ho due fratelli e come lui ho sempre avuto velleità artistiche. Mi sono molto ritrovato nella sinossi generale anche se mia madre non mi ha mai rimproverato per il fatto ch'io me ne sia andato altrove per cercare una mia realizzazione. In questi giorni di spettacolo mi sono chiesto come reagirei se un giorno a brucia pelo lo facesse.
Il Teatro, a volte ti dà la possibilità di chiudere dei cicli o dei pensieri e ti fa trovare delle risposte che magari inconsciamente ti sei soltanto posto. Con mia madre non c’è mai stato un rapporto conflittuale, ma solo un grandissimo amore viscerale. Ci comprendiamo e il nostro è un comune sentire.
Grande successo al Teatro Ghione di Roma, fino al 2 dicembre sarete a Torino, nella tua città natìa. Cosa ti aspetti?  
Maximilian: Eric Coble è stato veramente abile. Ha scritto una commedia bellissima, e ha descritto la psicologia e l’animo di una donna con grande capacità. Sono sicuro che lo spettacolo avrà successo anche a Torino. Alexandra è tutte voi, che avete alle spalle il culmine della vita. Alexandra però ha Chris, il suo presente e il suo futuro, che balla con lei e sa che lei ha ragione. Alterna la ragionevolezza e le necessità del pratico, dell'immediato e l'intuizione che cedere alle "ragionevoli" richieste degli altri due figli sarebbe pura ed ottusa crudeltà. 
Con Nisi siete in perfetta sintonia da subito o avete faticato ad averla? 
Milena: È un bel punto di arrivo. Ci siamo entrambi posti in ascolto e cercato sotto la guida di Marcello Cotugno la sintonia necessaria per portare in scena un testo come questo. Ogni sera è molto affascinante ricrearla. Elisabetta Ruffolo.
Foto Thomas Gurtner