lunedì 17 dicembre 2018

Fattitaliani intervista Silvia Menini, la scrittrice che mette ordine nella propria vita scrivendo


di Laura Gorini - Bisogna riscoprire l’amore per se stesse e mettersi sempre e comunque al primo posto anche a costo di risultare egoiste.

E' disponibile su Amazon e sui principali store online il nuovo ed appassionante ebook “Razioni D'Amore” della giovane e talentuosa Silvia Menini che ha già alle spalle diverse pubblicazioni, sia in formato cartaceo sia digitale.
Un romanzo decisamente intenso, vivido, vero e da leggere con attenzione dalla prima all'ultima pagina.
Ecco che cosa ci ha rivelato la Menini della sua ultima opera letterarie e dei suoi prossimi progetti.
Silvia, a che età e come ti sei avvicinata alla scrittura?
Sono sempre stata un'amante dello scrivere ma, ancor prima, della lettura. Passavo tutto il mio tempo libero a leggere, divoravo libri che mia mamma mi comprava senza sosta e che per me rappresentavano dei veri e propri compagni di viaggio. Poi, in un momento particolare della mia vita, in cui avrei avuto bisogno di una bella seduta dall’analista per risolvere un problema sentimentale, ho deciso di mettere giù quelle riflessioni e quei pensieri che mi frullavano per la testa per fare un po’ di ordine nella mia vita. Così è nato il mio primo libro che è ancora inedito perché talmente personale che è molto difficile sistemarlo per me. Da allora non ho più mollato la scrittura, seppur con tutte le difficoltà del caso.
Cosa ti ha spinto in particolar modo a scrivere il tuo ultimo libro?
Questo libro è nato molti anni fa anche se ha visto la luce solo ora ed è nato come omaggio a una persona che è entrata nel mio cuore per non uscirne più. Giovanni Marcato, un sopravvissuto dell’olocausto che ho conosciuto all’ultimo anno di liceo mentre scrivevo la tesina appunto su questo tema.
Il mio più grande rimpianto è quello di non avere fatto in tempo a salutarlo prima che morisse e di ringraziarlo per avermi arricchito con i suoi sorrisi, i suoi racconti e la sua gioia di vivere. Una cosa che mi è rimasta impressa più di tutte quelle che mi ha raccontato è che quando è entrato nel campo di concentramento di Buchenwald pesava 83 chili e, quando ne è uscito, solo 37. Da lì ho pensato: come posso raccontare la sua storia affinché non vada persa ma contestualizzandola nel mondo moderno, con problemi attuali e che possa attirare l’interesse anche di persone giovani senza annoiare o appesantire troppo? Ed ecco l’illuminazione. Il contrasto del digiuno forzato verso quello volontario. Un aggrapparsi alla vita e a una gioia di vivere ritrovata verso una esistenza fatta di inerzia e insoddisfazione.
Il cibo, come ampiamente detto nella tua opera, in che modo secondo te può diventare un fattore di riequilibrio diciamo?
Il cibo fa parte della nostra esistenza. Come mi disse una volta mia zia ci sono persone che mangiano per vivere e altre che vivono per mangiare. L’importante è trovare un equilibrio tra queste due realtà e trovarne appagamento senza però cadere sul cibo come “cura” psicologica per le difficoltà che si incontrano nella vita. È facile cadere in questo soprattutto oggi che i social (oltre che la televisione) hanno dato il via a un meccanismo un po’ controverso e che vede proprio il cibo come protagonista assoluto.
Credi che sia ormai quasi una prassi comune del giorno d'oggi ritrovarsi a vivere una vita deludente, che si rivela del tutto opposta delle aspettative che ci eravamo posti nei suoi confronti?
Credo che le aspettative siano molto alte al giorno d’oggi. A facilitare questo meccanismo i programmi in televisione, le riviste, i social che mostrano una vita che non corrisponde alla realtà e che ci fa in qualche modo sentire in scompenso verso gli altri. Sorridiamo davanti a una fotocamera ma poi, nella vita di tutti i giorni, ci sentiamo frustrati nel rincorrere soldi, potere, successo, fama… Molti, i più fortunati, riescono a vivere quello che hanno senza preoccuparsi troppo ma i più sono invece orientati a ottenere sempre di più, creando una insoddisfazione cronica che non può far altro che incancrenirsi.
La protagonista si può quindi dire che viva un dramma odierno?
Assolutamente! La protagonista è proprio l’emblema a mio parere dei giovani di oggi. Poi ognuno vive le delusioni in maniera diversa e si trova dei metodi personali per sopravvivervi.
Molte delle ansie e frustrazioni che affliggono i giovani (e anche non) di oggi credi proprio che siano frutto in primis di aspettative disilluse sulla propria vita?
Molte sicuramente. E bisogna considerare non solo le proprie aspettative ma anche quelle che gli altri ripongono in noi che, forse, sono anche peggio in quanto ci sottopongono a uno stress psicologico non indifferente.
Che messaggio cerchi di lanciare in modo particolare con questo tuo libro?
Riporto una parte dei ringraziamenti che ho messo alla fine del libro e che secondo me rappresentano in pieno l’obiettivo che ha assunto questo mio romanzo.
Non molto tempo fa ho avuto dei problemi personali e di salute che mi hanno portato a perdere qualche chilo di troppo. Sono riuscita però a riprendermi anche se con non poche difficoltà e, una volta ritrovate le forze, ho ripreso anche a farmi foto dove sfoggiavo un sorriso sincero anche se calato su un corpo un po’ provato da tutto ciò che avevo vissuto nell’ultimo periodo. I commenti non sono tardati ad arrivare. La gente (quella che mi conosceva solo superficialmente – ma non solo – non ha esitato a puntarmi il dito contro, a commentare, ad azzardare ipotesi anche se, nella loro testa, avevano già emesso un verdetto. I disturbi alimentari, del resto, sono un male sempre più comune di questi tempi ed è il più facile giustificativo di un dimagrimento improvviso. Giusto?
Questo romanzo vuole essere anche un aiuto a tutte quelle persone che si trovano in questa situazione e che si sentono sole, lottando ogni giorno con e per se stesse. Se c’è una cosa che ho capito infatti in quest’ultimo periodo è quanto ci si debba sentire sole, incomprese, giudicate, oltre che messe sotto la lente di ingrandimento anche da persone “estranee” che amano più “gossippare” piuttosto che approfondire veramente e rendersi utili, ove necessario. Sappiate che non lo siete, sole. Se vi guardate attorno scoprirete che ci sono persone che vi vogliono bene e pronte a supportarvi in tutto. E spero, nel mio piccolo, di potervi essere di aiuto.

Che consiglio ti senti di dare invece alle persone che si ritrovano a vivere – loro malgrado – una situazione analoga a quella vissuta da Martina, la protagonista del tuo romanzo?
Di credere nelle proprie capacità, di vivere alla giornata e apprezzare ogni singola cosa, anche la più banale. Di riscoprire l’amore per se stesse e di mettersi sempre e comunque al primo posto anche a costo di risultare egoiste.

L'amore in generale quindi – da come visto in questo libro – può sotto certi aspetti essere un po' visto come la panacea di tutti i mali?
L’amore verso se stesse in primis. Ma anche l’amore che i genitori e gli amici ci trasmettono e che ci aiuta a sentirci meno sole può esserlo. L’amore deve essere considerato in senso lato.
In questo caso sì.

Scriverai a breve un altro libro?
Ne ho già pronto un altro. Chissà…

Di cosa credi che parlerai – sempre se vuoi rivelarcelo in anteprima – nel tuo prossimo libro?
Sempre delle difficoltà della vita moderna. Una protagonista che si trova a combattere con una situazione inaspettata fuori dal suo controllo e al suo modo (un po’ goffo) di affrontarla.