domenica 23 dicembre 2018

Fattitaliani intervista Michele Gazo, uno scrittore “magnifico”: uso la Storia come pretesto per narrare vicende umane


di Laura Gorini - È stato un autentico successo la fiction I Medici - Lorenzo Il Magnifico di recente andata in onda in prima serata su Rai Uno. Un successo che merita di certo anche il romanzo da cui è stata tratta, scritto da un impeccabile Michele Gazo.

Michele, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi, e virtù...
Mi piace descrivermi come uno scrittore di romanzi d’avventura che usa la Storia come pretesto per narrare vicende umane. Sono affascinato dai grandi sentimenti, dall’Epica, dalla sfida del talento dell’uomo contro le avversità, tutti elementi che metto nei miei libri e che ricerco anche nella vita reale. Forse è anche per questo che tendo a idealizzare un po’ troppo certi valori e certi concetti, attitudine che a volte mi ha procurato qualche delusione. La realtà infatti è un romanzo molto più complesso di qualunque finzione.
Come sei diventato scrittore? E che cosa significa esserlo?
Diventare uno scrittore è stato il mio sogno fin dall’età di otto anni, quando ho cominciato a scribacchiare i miei primi racconti. Crescendo ho continuato a scrivere e a studiare tecnica narrativa, finché a ventidue anni ho pubblicato con una piccola casa editrice il mio primo romanzo, che ebbe un ottimo riscontro e venne adottato in molte scuole italiane e svizzere come testo di lettura. Poi sono arrivati i grandi editori e, grazie a I Medici - Lorenzo il Magnifico, anche una collaborazione con il mondo delle serie tv.
Per me l’aspetto più affascinante di essere uno scrittore è quello di sentirsi un po’ come un “alchimista di mondi”, una specie di mago che mescola il reale e il fantastico rendendoli tutt’uno per poi condividere il frutto di questo prodigio con i lettori. Credo molto nel romanzo inteso come erede delle fiabe antiche, ossia come un veicolo di valori trasmessi attraverso le vicende dei suoi protagonisti. E in questo senso ritengo che essere uno scrittore comporti anche avere una responsabilità nei confronti di chi legge i tuoi romanzi.
Ma perché scrivere un libro dedicato a Lorenzo il Magnifico?
Quando scrivo un romanzo storico non sono mai spinto dal desiderio di raccontare semplicemente la vita di una persona o ciò che ha fatto; cerco piuttosto una figura e una vicenda che possano rappresentare l’esempio giusto per esprimere uno o più concetti che considero importanti e universali, ovvero che riguardino tutti noi. Nel caso di Lorenzo abbiamo una figura attorno a cui è ruotato il mondo, tramutandosi in qualcosa di migliore; un uomo che ha messo le proprie potenzialità al servizio di questo “rinascimento” collettivo. Scoprire ciò che lui è riuscito a compiere sul piano sociale può permetterci di capire come agire a livello individuale nelle nostre vite: lottare per trovare il giusto equilibrio che consenta al nostro talento di esprimersi. Questo credo sia il messaggio più importante che ci può trasmettere la vita di Lorenzo de’ Medici e ciò che mi ha spinto a scrivere un romanzo su di lui.
Lorenzo è stato attorniato da molte donne ma per strano caso del destino la moglie non ha goduto di grande fama. Credi anche "per colpa" del grande carisma del marito?
Difficile dirlo... In parte, forse. Anche se, stando a ciò che riportano gli storici, Clarice Orsini era una donna molto devota e, come tale, tendente a rifuggire la popolarità. A questo si aggiunge il fatto che, all’interno della famiglia Medici, secondo gli usi dell’epoca Clarice era gerarchicamente inquadrata in posizione subalterna rispetto alla madre di Lorenzo: proprio quest’ultima l’aveva scelta per il figlio, selezionandola attraverso dei veri e propri “provini” tra le nobildonne romane. Perciò credo che fosse più che altro la presenza ingombrante della suocera a precluderle un maggiore spicco sociale. Nel mio romanzo il personaggio di Clarice riveste probabilmente un ruolo più attivo di quello che ebbe nella realtà. È una vera co-protagonista, che diviene pian piano, attraverso il proprio arco di maturazione personale, una figura di riferimento sempre maggiore per Lorenzo e per tutta la famiglia, come si vede particolarmente nell’atto finale. Il tutto, però, senza perdere la propria dimensione drammatica di sposa “forzata”, che vive un amore illusorio. Narrativamente trovo che Clarice sia un personaggio intrigante e affascinante, capace di sorprendere il lettore, agli occhi del quale si rivela a poco a poco nel progredire degli eventi, fino a un finale in cui esprime una grande forza e un grande idealismo.
Da uomo come lo vedi Lorenzo?
Sicuramente come un modello di intelligenza, determinazione e saggezza. Gli antichi identificavano la virilità come l’axis mundi, il perno che reggeva l’ordine e l’equilibrio del mondo, e in questo senso Lorenzo ne è una perfetta incarnazione, dato che fu chiamato proprio “l’ago della bilancia del mondo”. Di lui ammiro la capacità di immergersi nella palude insidiosa della politica riuscendo a non smarrirsi e a non perdere il proprio senso della diplomazia e dell’armonia, risultando un vero leader. Allo stesso tempo ammiro anche la sua capacità di tutelare e alimentare l’arte come espressione della bellezza universale e del genio umano, ovvero come ciò che di più puro e positivo l’essere umano può sprigionare. Guidare, nutrire e proteggere restando fedeli a un ideale: da uomo credo che siano queste le qualità che più ci definiscono e nobilitano. Allo stesso tempo, provo dispiacere per il fatto che a un uomo così straordinario come Lorenzo sia stata negata la possibilità di vivere un’esperienza importante come l’amore in modo sereno e alla luce del sole, e ciò paradossalmente proprio a causa della sua posizione sociale. Credo però anche che questa costante tensione verso una quiete sentimentale destinata a non essere raggiunta mai abbia contribuito a dargli la motivazione per spingersi avanti nella realizzazione della propria opera. In fondo, l’evoluzione avviene solo quando c’è un’incompletezza da colmare, anzi, proprio tentando di colmarla...
Lui ha sacrificato tutto per la "sua opera": credi che sia stato davvero così o che in realtà amasse molto il potere, forse più dell'arte?
Direi che sotto questo profilo occorre fare una leggera distinzione tra il Lorenzo storico e quello romanzesco. Il mio Lorenzo è quasi del tutto disinteressato al potere, anche se si rende conto che solo attraverso il potere e il controllo di ciò che gli accade intorno potrà realizzare quella che lui chiama la propria “opera”, cioè aprire la strada a un’era di armonia in cui il talento umano possa finalmente esprimersi. Anche il Lorenzo reale è sicuramente stato un mecenate unico e un uomo di intelligenza straordinaria, ma non voglio farmi troppe illusioni circa il suo distacco dalle ambizioni terrene. In fondo a quell’epoca era praticamente un obbligo anelare al potere, una questione di sopravvivenza. E, dopotutto, più di cinquecento anni dopo la situazione non è molto cambiata, purtroppo...
Nella sua vita hanno avuto grande importanza due donne chiamate entrambe Lucrezia: una era sua madre, l' altra la sua amante, nonché donna che ha sempre amato. Tu con quali parole le descriveresti? Credi davvero che la madre abbia influenzato sovente le sue scelte?
Credo che l’omonimia tra la madre e l’amante di Lorenzo sia un’interessante casualità, quasi un segno del destino. In fondo se ci pensi la madre e la donna amata, per ogni uomo, sono un po’ come l’origine primigenia e il fine ultimo, la partenza e la destinazione. In questo aspetto circolare è racchiuso il destino di Lorenzo, un arco d’azione che si snoda tra la sua famiglia d’origine e la costruzione di un vero amore di coppia che rimane per lui sfuggente e incompiuto per tutta la vita. Ecco perché definirei sua madre come un simbolo di solidità per Lorenzo, un punto di riferimento in particolare nei primi anni dopo la morte del padre Piero, e viceversa Lucrezia Donati come l’essenza stessa dell’ineffabile, forse di quella bellezza che Lorenzo ha sempre cercato di omaggiare attraverso il mecenatismo artistico. È anche questo il motivo per cui ho scelto di mostrare gli interessi di Lucrezia per una certa forma di esoterismo basata sul concetto di “rebis alchemico”, ovvero di unione degli opposti intesa come “coppia” stabile e definitiva...
Altra donna chiave è stata in qualche maniera Simonetta Vespucci, la musa del Botticelli. Bellissima, femminile e con un corpo sinuoso e nel contempo formoso, molto lontana dunque dai canoni di bellezza femminile che ci mostrano oggi i media. Credi che la vera arte possa in qualche maniera aiutare le donne ad amarsi di più? Ma che cos'è la bellezza per te e dove si può trovare?
Il neoplatonismo, corrente filosofico-esoterica di cui faceva parte anche Lorenzo, sosteneva che la bellezza è un’espressione del divino, di ciò che di assoluto proviene da oltre la consistenza del reale. Per questo l’arte, nei confronti della bellezza, ha un effetto simile a quello di un prisma davanti a un raggio di luce: la scompone in un’iride di opere differenti, in ciascuna delle quali si cela la stessa perfezione primigenia. Ecco perché aspirare a omologarsi a un unico modello di bellezza è assurdo, oltre che frustrante. Ognuno di noi, donna o uomo che sia, deve invece cercare di perfezionare la propria particolarità, esaltarla, darle luce come fosse un’opera d’arte unica e irripetibile. In questo modo tutti possono diventare partecipi della bellezza e per questo amarsi di più!
E per concludere questa nostra chiacchierata, ci riveli chi è Michele, oggi e come te lo immagini domani? E sopratutto che cosa ti auguri per il tuo imminente futuro?
Nel presente sono ancora impegnato con la promozione de I Medici - Lorenzo il Magnifico, un romanzo che per me segna un importante traguardo personale e professionale. Con l’anno nuovo proseguirò il tour di presentazioni, poi mi dedicherò ai prossimi lavori: ho diversi progetti in divenire che però sono ancora tutti top secret. Posso però anticipare che non riguarderanno solo romanzi storici. Cosa mi auguro? Di continuare a ricevere messaggi entusiasti da parte dei lettori. Quando qualcuno arriva a ringraziarti per aver scritto un romanzo, la gioia che provi è davvero immensa. E allora rifletti che, forse, il tuo sogno di bambino si è davvero avverato.