mercoledì 19 dicembre 2018

COS’È LA FELICITÀ, Fattitaliani intervista Elisa Licciardi e Rosaria Della Ragione, il 21-23 Dicembre al Teatro Manhattan

Appuntamento al Teatro Manhattan di Roma (Via del Boschetto 58) il 21, 22 e 23 dicembre con il monologo "Che cos'è la felicità" (in scena in provincia di Napoli il 2 gennaio e poi di nuovo al Manhattan il 12 gennaio) scritto da Rosaria Della Ragione e interpretato da Elisa Licciardi. Fattitaliani le ha intervistate.

Come nasce l'idea di uno spettacolo sulla felicità?
Rosaria: Lo spettacolo nasce da un’esigenza di riflessione sulla vita. Lo scopo non è quello di dare lezioni di vita, bensì indurre lo spettatore a guardarsi dentro, a capire la propria strada, senza aver paura di sceglierla e percorrerla. La prima volta che ne parlai ad Elisa eravamo di ritorno da una serata insieme, ci fermammo sotto al mio portone a chiacchierare, ad un tratto ci siamo guardate e ci siamo dette “Perché non realizziamo qualcosa insieme?” Da quella sera nasce “Che cos’è la felicità”. Mi sono chiesta tante volte se si è più impauriti dalla felicità o dall’infelicità. Io ho imparato a ricercare la felicità nelle piccole cose, forse anche quelle più scontate ma durature. Vorrei trasmettere per una sera la speranza e la voglia di osare a tutti gli spettatori. 
È la prima collaborazione artistica fra voi due? che cosa vi accomuna e che cosa invece vi distingue artisticamente?
Rosaria: Sì, è la prima volta che collaboriamo insieme artisticamente, ma siamo già sicure che non sarà l’unica. Infatti, ci siamo trovate particolarmente in sintonia, ci completiamo. Elisa è sempre allegra, pronta per una nuova avventura, emotivamente carica. Io sono più ansiosa e meticolosa, sono molto precisa ed ho bisogno di tempo per realizzare qualcosa di cui esser davvero soddisfatta. In alcuni momenti siamo le due facce della stessa medaglia. Abbiamo anche aspetti in comune: entrambe siamo molto esigenti con noi stesse e siamo super attive, amiamo riempirci la vita, fare mille cose ed essere sempre a mille. Questo ci ha aiutato a realizzare questo progetto con la giusta carica e adrenalina. 
Come fare per trattare un argomento così delicato e che sembra astratto in una maniera in cui il pubblico possa riconoscersi e ritrovarsi?
Rosaria: Inizialmente è stato difficile. La paura più grande era quella di risultare scontata e banale. Poi mi sono guardata intorno e mi sono ispirata a stralci di vita vera, vita quotidiana. Situazioni comuni ed allo stesso tempo vere, autentiche. Quattro situazioni totalmente differenti in cui ognuno di noi si può immedesimare. È vero che la felicità è qualcosa di astratto ma allo stesso è presente in ogni nostro pensiero, in ogni nostra azione … diventando, così, reale. 
Elisa, quale aspetto di un monologo è più difficile da gestire su un palcoscenico?
Elisa: Per quanto possa sembrare più semplice, in realtà il monologo nasconde parecchie insidie. Il rischio che si corre è quello di annoiare il pubblico “vomitando” parole prive di significato e quindi “vuote”. Il trucco per evitare che questo accada, è avere sempre in mente un’immagine connessa a ciò di cui si sta parlando, in modo tale che se l’attore stesso visualizza quell’immagine, allora anche il pubblico la vedrà. È importante anche ricorrere a quella parte di memoria emotiva che ci riporta a vivere sensazioni analoghe a quelle descritte nel monologo. Il lavoro sul testo ma soprattutto su sé stessi, gioca un ruolo fondamentale nella buona riuscita della performance. 
Qual è la vostra formazione?
Rosaria: Mi sono laureata alla triennale di Culture Digitali e della Comunicazione presso la Federico II di Napoli, poi mi sono trasferita a Roma nel 2003 per completare i miei studi all’Università Roma Tre, dove ho conseguito la magistrale di Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Nel frattempo sono diventata giornalista pubblicista e collaboro con riviste e giornali. Nel 2007 ho frequentato l’Accademia di Cinema e Televisione “Griffith” di Roma dove mi sono specializzata in Sceneggiatura e Regia. “Che cos’è la felicità” è il mio primo lavoro teatrale. 
Elisa: Ho conseguito il diploma di Laurea triennale in Dams, Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, indirizzo Teatro presso l’Università Roma Tre. Dopo aver frequentato diverse scuole di teatro e diversi laboratori mi sono diplomata lo scorso anno a Teatro Azione, la scuola professionale di recitazione diretta da Cristiano Censi ed Isabella del Bianco. Attualmente frequento il secondo anno di magistrale sempre presso il Dams di Roma Tre.
Modelli di riferimento?
Rosaria: I modelli di riferimento sono importanti, sempre. Ammetto che dovrei elencarne tanti, troppi, ma da buona napoletana non posso non nominare Eduardo De Filippo, Massimo Troisi e Sofia Loren. 
Elisa: Nonostante abbia ricevuto una formazione più incline al teatro “classico”, mi sento molto vicina al genere comico. Amo molto Virginia Raffaele grande caratterista, così come i fratelli Guzzanti, Anna Marchesini, passando per quella comicità più datata ma pur sempre attuale di Bice Valori, Franca Valeri e Ave Ninchi. Ci sono poi due grandissime attrici che porto nel cuore per le emozioni che mi hanno regalato, nonostante le abbia viste solo attraverso i loro film, sto parlando di Anna Magnani e Giulietta Masina.
Facile puntare sull'essere un'attrice comica?
Elisa: Ritengo che puntare a diventare un’attrice sia essa comica o drammatica sia molto complicato, soprattutto al giorno d’oggi. Mi è sempre stato detto che è molto più difficile far ridere che far piangere e devo dire che è così. Per diventare un attore o un’attrice comica, non basta puntare unicamente su parolacce o battute a sfondo sessuale. La comicità, dal mio punto di vista, nasce attraverso l’acuta osservazione di modi di fare particolari tipici di quell’individuo, che sia un modo di camminare o di parlare. Nasce da una capacità di saper prendersi in giro, per poi trasformarsi in un personaggio in grado di suscitare l’ilarità del pubblico. Il comico molto spesso parte da uno stato di sofferenza che viene “esorcizzato” e quindi trasformato in un qualcosa di divertente. La comicità ti mette a nudo, per questo può risultare difficoltosa, perché è autentica. Giovanni Zambito.

Foto copertina Elisa Licciardi: Make-up:Paola Make Up 

Note sullo spettacolo: La felicità è la meta più ambita da ogni persona nella vita di tutti i giorni. La cerchiamo continuamente ed insistentemente. La cerchiamo nelle piccole cose, nelle parole, attraverso i nostri gesti e di coloro che ci circondano, negli sguardi, nei sorrisi, nella natura, in un arcobaleno. La felicità è nota per esser qualcosa di difficile da raggiungere. Ma cos'è per noi la felicità? Esiste oppure è solamente un'utopia? Significa osare, significa avere coraggio di scegliere e di esprimersi, significa esser liberi di essere. Ma l'uomo è davvero in grado di riconoscere la felicità e soprattutto è in grado di viverla o la paura gli impedisce di afferrarla? E tu, sei pronto ad essere felice? 

Immagina di essere una mano che lentamente si erge dalle nuvole, le tue difficoltà e di esser illuminato da una luce intensa e brillante. Tra le dita reggi la luna, ciò che ha tanto desiderato. Ed una farfalla si posa su un dito leggera e ti accarezza. Chiudi gli occhi e sorridi, adesso starai pensando a qualcosa di bello.