sabato 29 dicembre 2018

Clochards: quelli che per tetto hanno il cielo


di Caterina Guttadauro La BrascaNelle nostre città esiste un popolo di gente che fa della strada la propria casa.

Sono persone che hanno problemi: dal disagio psichico, all'alcolismo, alla tossicodipendenza, problemi familiari, come causa ed effetto. Noi arriviamo a 'cose fatte' e quindi è difficile risalire, di lacerazione in lacerazione, fino alla causa iniziale. Ci sono degli eventi scatenanti che cadono su un terreno con problematiche, quindi si generano crisi radicali. E’ un fenomeno che interessa tutte le città, anche la mia amata Parigi.  Questa città così bella, con i suoi meravigliosi boulevards, i suoi angoli romantici, i suoi pittori di strada, nasconde tanto disagio. Si scopre un altro mondo e ci si rende conto che non sono  solo quelli che incontriamo a dormire per terra a fare questa vita da Clochard, che tante volte nell’anima e nel cuore lo siamo stati anche noi, quando abbiamo dovuto misurarci con eventi inaspettati e più grandi di noi. Era Natale a Parigi, il massimo che si possa desiderare. Questa città a Natale è puro romanticismo: all'alba la fioca luce del sole sembra risvegliare i sensi infreddoliti dall'inverno, al tramonto la luce dorata si appresta a riscaldare gli animi, mentre alla sera la magìa diventa ancora più incantata. Due ragazze universitarie percorrevano il maestoso viale dei Champs-Élysées  illuminato da mille luci argentate e sbirciavano la Tour Eiffel, simile ad un gigantesco albero di Natale. Annalisa e Sara erano in Francia per studiare e si erano perfettamente integrate grazie al calore e all’accoglienza dei cugini Francesi. La loro principale attività era studiare e vivevano la vita del loro tempo con leggerezza e, talvolta, un po’ di superficialità. La città si era appena destata e, come sempre in ritardo, le due ragazze camminavano velocemente. Sara sarebbe caduta se Annalisa non l’avesse prontamente afferrata per un braccio; era inciampata contro qualcosa, o meglio qualcuno, che era coperto da giornali e disteso su dei cartoni. Curiose, si chinarono e videro un vecchio, coperto da un consunto e rattoppato cappotto, un berretto pieno di buchi a coprirgli il viso, mentre dormiva in pace con il mondo. Due cose colpirono le ragazze: un vecchio paio di scarpe, messe una vicina all’altra, e accanto, un sacco sicuramente con tutto quello che  possedeva nella vita. Accanto a lui un cane di taglia piccola, completamente avvolto in una coperta ancora in buono stato. Sembrava che là per terra, in quell’aria di festa, ci fossero due figure inanimate in un paesaggio storico di rara bellezza. Annalisa dice a Sara:” Sai, ho sempre amato gli animali e gli anziani: gli animali per la loro fedeltà e i vecchi per la loro fragilità” Sara si chinò e, temendo che il vecchio stesse male, lo toccò su una spalla. Il cane subito abbaiò come per dire che era lì pronto a difendere il suo compagno di strada. Il signore si svegliò e, imbarazzato chiese: “Scusate, dovete entrare?” “No- rispose Sara- stia pur giù, noi non abitiamo qui, sta bene? Adesso la notte ghiaccia e lei non è coperto a sufficienza”.Rispose amareggiato: “Mi chiamo Gerard, al freddo si fa l’abitudine come alla fame, è l’indifferenza di chi passa che ti rende ancora più povero”. Questo cane, che si chiama Louis è l’unico amico che ho, dividiamo tutto, è silenzioso, non chiede nulla, non mi giudica, mi segue e rischia di essere calpestato dai passanti”.Le due giovani donne non riuscivano ad andar via e Annalisa chiese: “Cosa possiamo fare per Lei?” “L’elenco sarebbe lungo cara e gentile signorina- rispose lui – ieri le avrei risposto mi aiuti a riconquistare la mia famiglia, i miei figli che ho perso, gli amici, il lavoro. Oggi non ho progetti ma questa vita di strada mi ha insegnato tanto e non sono disperato” Intanto Annalisa era andata a prendere dei croissants con un latte caldo e, sedute accanto a lui, ascoltarono la sua storia di vita e di saggezza. Seppero così che certi clochards hanno uno sguardo dignitoso, fiero e non chiedono altro che un piatto di pasta nei centri di accoglienza, dove se sono fortunati trovano da dormire per qualche notte. Alcuni dichiarano di sentirsi liberi, senza responsabilità, senza dover rendere conto di non riuscire a trovare un lavoro, sentirsi accusato di non saper procurare il pane ai propri figli, di vergognarsi dinanzi a chi cammina e non ti degna di uno sguardo mentre tu tendi la mano e loro girano la faccia. La scelta è da rispettare quando è libera, quando la rinuncia avviene con consapevolezza e non come unica possibilità di sopravvivere dopo aver perso tutto, dopo essere stato ammalato, dimenticato, dopo che la tua stessa famiglia ti ha spinto fuori dall'uscio perché eri solo un peso. Dinanzi ad ogni singolo uomo che ha fatto questa scelta, si ha la responsabilità di averlo visto affogare senza aver dato alcun aiuto, forse scansandolo per passare, come fosse un inciampo sulla nostra strada.Quell’incontro si concluse con queste parole che difficilmente le due ragazze avrebbero dimenticato:”Voi fermandovi, prendendoci da mangiare è come se mi aveste detto: non sappiamo chi sei e non ci interessa saperlo, per noi sei un uomo in difficoltà e guardandoti, non riusciamo a non pensare che la tua umanità è la nostra. Il potere e la ricchezza sono la zavorra che induriscono il cuore.Avete riacceso in me la speranza e questo per me è il Natale. Non ignorate mai una mano che si tende verso di voi, andate sempre dove vi porta il cuore”. Sara e Annalisa ripresero il cammino e pensarono a quante volte avevano visto dormire in mezzo alla strada, sotto la pioggia, coperti a malapena da un telo di plastica vecchi, bambini, addirittura intere famiglie. Già nel 2006 il presidente Sarkozy promise che con lui nessuno avrebbe più dormito in strada a Parigi: ma così non è stato. Anzi, sotto la sua presidenza, ma anche con il socialista Hollande, la politica perseguita da Parigi nei confronti dei nomadi è stata quella dello sgombero forzato degli accampamenti di fortuna eretti ai margini della città, senza offrire a chi ci viveva alcuna alternativa stabile. Parigi è sempre stata, storicamente, una città che ha accolto persone in transito; è tollerante e generosa, ed è forse la città europea che spende di più per solidarietà e protezione sociale. "A Londra non puoi dormire in una tenda e passare la giornata su un angolo di strada, ma a Parigi sì: qui chi vive di elemosine non è criminalizzato", ha detto al Guardian il sociologo Julien Damon.
  Come Joël Catherin, giovane avvocato di famiglia benestante, che ha cominciato a scrivere centinaia di cartelli per i senzatetto che chiedono l’elemosina e che spesso non sanno il francese, ispirandosi a un cortometraggio candidato all’Oscar di Bernard Tanguy, Je pourrais être votre grand-mère. Tutto è cominciato quando notò una vecchia romena che dormiva sul marciapiedi vicino alla chiesa della Madeleine, e una sera, indignato dal disinteresse dei passanti, scrisse per lei  un cartello che diceva “Potrei essere vostra nonna”. La risposta della gente fu immediata e da allora "mettere i sottotitoli" ai mendicanti (aggiungendo al solito "ho fame" qualche battuta sul tempo o sul calcio) è diventato per lui un secondo lavoro.
Di tutti ci si occupa, della ricerca, dei bambini abbandonati, degli animali lasciati in autostrada e allora mi dico: perché non costituire un’Associazione onlus che consenta l’adozione a chilometro zero di un Clochard? I vecchi sono il nostro passato, la nostra storia e non possiamo rimanere indifferenti dinanzi alla loro fragilità e le loro vicissitudini che li annientano, se vissute in solitudine. Il problema non è il piatto di pasta, non serve sfamarli un giorno, no, occorre toglierli dal marciapiede, permettere loro di recuperare la fiducia, la speranza per rivivere e non continuare a sopravvivere per strada, coperti da un cartone e riscaldati da un cane, unico e fedele amico.