lunedì 5 novembre 2018

Paolo Borrometi, un antieroe che testimonia ogni giorno la forza dei suoi ideali

di Caterina Guttadauro La Brasca - Sono una scrittrice e mi servo della parola per trasmettere le mie emozioni. Penso che chiunque abbia questo dono, debba anche servirsene quando può avere una valenza umana, civile e sociale.

Questo e le radici siciliane mi accomunano all’Autore di “Un morto ogni tanto”: Paolo Borrometi. Ci siamo incontrati due anni fa, alla cerimonia di Premiazione del Concorso Letterario Internazionale ”L’Anfora di Calliope” di cui ormai da 4 anni sono Presidente. L’ho premiato per ammirazione, per solidarietà e per il suo coraggio. L’ho voluto con noi perché ritengo che la Cultura e l’Istruzione debbano essere protagonisti delle lotte che riguardano il bene comune. Paolo avrebbe potuto essere, come tantissimi siciliani hanno fatto e fanno, un uomo con una sua vita spesa tra lavoro e casa, i suoi amici, i suoi figli ed essere volutamente all’oscuro della realtà siciliana del suo tempo, di tutto ciò che spezza la schiena dei siciliani onesti che vengono rubati alle proprie famiglie in nome della prevaricazione, della violenza, dell’ingiustizia. Perchè non ha voluto essere libero di respirare quest’aria di”normalità”?
Perché, fin da bambino quando ancora era difficile darsi delle risposte, si è chiesto: « Ma è poi davvero aria pulita quella che respiro? E’ giusto vedere morti, attentati, subire minacce e tacere?»
La scelta era già dentro di lui, nel suo DNA, trasmessa da colui che aveva vissuto e subito da grande siciliano: suo padre, uomo giusto ed onesto, punito per la sua lungimiranza. Non si era arreso ai tanti avvertimenti subiti, per voler contribuire ad estirpare le radici malate di una terra che, ingiustamente, era da sempre definita “TERRA BABBA”.Paolo, in questo libro, solleva tanti veli che nascondono da sempre atroci verità, dimostra che, da sempre,in quella parte di Sicilia, c’è una violenza dormiente, un’omertà tramandata da padre in figlio che ha permesso di attecchire all’ingiustizia,di sterminare intere famiglie in nome dello strapotere e dell’avidità economica. 
Averti letto, caro Paolo, non è prendersi sulle spalle il peso di ciò che hai scritto, bensì essersi data la possibilità di conoscere verità scomode e cruente. Non possiamo voltare le spalle alla realtà e all’obiettiva verità, in tanti casi, conclamate anche giuridicamente.
“La Sicilia, come giustamente dici, non ha bisogno di eroi ma di essere ripulita dai falsi eroi, dalla vendetta, dalla solitudine, dall’omertà. Non possiamo estraniarci da tutto questo: equivarrebbe a una vanificazione della tua lotta e di quella di tanti altri che hanno pagato con la vita il tentativo di dare voce alla Sicilia, a questo fiore del mediterraneo, alla sua arte e alla sua storia. Il titolo di questo libro è emblematico e bene rende l’idea di minimizzare con quel “ogni tanto” l’enormità del fenomeno che può sembrare meno doloroso e meno destabilizzante.
Ma muoiono anche le famiglie che sopravvivono ai loro cari uccisi, perché la morte si può portare anche dentro e forse miete più vittime questa dell’altra. Niente è più lo stesso per chi sopravvive. Sono i tentativi come il tuo che hanno accorciato la strada verso la conoscenza del sistema, il pentitismo poi, ha aperto feritoie permettendo di comprendere meglio la struttura del fenomeno per poterlo affrontare in maniera più mirata.
E poi ci sono stati (quanto pesa usare questo verbo al passato) Falcone e Borsellino a rappresentare , i giudici, i giornalisti, le scorte, tutti coloro che si sono esposti per proteggere i servitori della giustizia e della democrazia. Caro Paolo, dici di non sentirti un eroe pur sapendo che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per non poter avere una famiglia, dei figli (Falcone disse che non voleva mettere al mondo degli orfani), per non poter fare tutte le cose della normalità comune. Consentimi da siciliana, orgogliosa come te di esserlo, di donarti queste modeste parole per il tuo coraggio, il sorriso che nonostante tutto non hai perso, per il tuo rammarico di dare preoccupazione ai tuoi genitori che ti hanno donato la vita, quella che tu ci regali, giorno dopo giorno per farci vivere in una Sicilia più serena.
Grazie Paolo a te ed ai tuoi angeli custodi.
Caterina Guttadauro La Brasca