lunedì 19 novembre 2018

Edy Angelillo a Fattitaliani: la felicità non ha un tempo, può durare anche un “nanosecondo”. L'intervista


Al Teatro Manzoni di Roma, fino al 25 novembre, Edy Angelillo e Blas Roca Rey in “L’anno prossimo alla stessa ora” di Bernard Slade. Traduzione di  Nino Marino. Adattamento e Regia di Carlo Alighiero.

San Francisco 1951, sulle note di Only You dei Platters inizia la storia d’amore tra Doris e George. Entrambi sposati e con dei figli, si sono conosciuti per caso, incontrandosi in un Ristorante, vicino al Motel dove poi andranno a fare l’amore. Sono lì perché lei deve andare a fare un Ritiro spirituale dalle Suore e lui per lavoro. E’ un incontro molto casuale, si guardano tra i tavoli e scoppia la scintilla.

Decidono di rivedersi, ogni anno, nello stesso giorno e nello stesso Motel per venticinque lunghi anni. 
il tempo passa e loro cambiano come la moda, la musica e valori come affetto, stima e comprensione. 
Lui le dice “Mi piacevi di più quando leggevi di meno” e lei “prima eri insicuro, titubante ma umano, adesso sei scorbutico”.
Si rendono conto che è sempre più difficile esprimere i propri sentimenti verso le persone che amiamo. Non ci sono più regole ma solo confusione.
L’Angelillo ancora una volta non delude il pubblico, è un personaggio vezzoso che sta al passo dei tempi e sa quello che vuole dalla vita.

L’abbiamo intervistata per fattitaliani.it

A chi ti sei ispirata per il personaggio di Doris? 
A nessuno! Ho letto e riletto il copione ed ho cercato di fare mio questo personaggio che trovo molto divertente. Ha una sua evoluzione, è come una piccola “capretta” a livello di ignoranza ma è un personaggio molto positivo perché si apre al mondo. Parte dal non aver mai letto un libro e poi vuole entrare in politica per diventare Sindaco. È una donna che, pur vivendo negli anni Cinquanta, in un’epoca in cui doveva essere solo casa, famiglia, figli, diventa una donna indipendente, quasi un’antesignana del femminismo. Nel suo ragionamento molto naif, il fatto di andare al Ritiro Spirituale faceva parte delle cose alle quali una donna doveva dedicarsi. Non va per una sua scelta ponderata ma perché è un po’ in balìa degli eventi dalla vita. Un po’ come un animaletto molto istintivo che va dove può trovare nutrimento per la sua anima, per il suo cervello. 

Nel corso della storia c’è una differenza abissale tra Doris e George (interpretato da Blas Roca Rey). Lei si evolve e lui rimane ancorato ai suoi principi. 
È vero, lui è un personaggio un po’ più granitico, ancorato alle convenzioni e ai principi dell’epoca. Lei invece è molto più aperta alle novità, al cambiamento dei tempi, delle mode. Doris mi piace moltissimo. 
Una battuta èla felicità era in una dose di LSD adesso cos’è?”  
Non penso che la felicità abbia un tempo, può durare anche un “nanosecondo” per me la Felicità è una sorta di emozione, come quando ridi con tuo figlio, visiti un posto magnifico, abbracci un’amica. Parlo sempre di momenti. 
Un incontro casuale ma rivedendovi una volta all’anno nello stesso giorno e nello stesso Motel per venticinque lunghi anni… 
È una storia molto divertente e molto originale! Non sono amanti perché ciò significherebbe mentire ognuno al proprio partner. Loro si vedono una volta all’anno, c’è l’attesa del rivedersi. Il loro amore si evolve con i tempi. È un qualcosa che va al di là della passione, dell’amicizia, è qualcosa di più. Infatti loro si raccontano tutto. Lei pensa alla moglie di lui come ad una sua amica, la difende sempre. 
Lui aiuta lei a tornare con il marito. È una storia molto particolare fondata sul fatto che non riescono a non vedersi. È un amore sospeso, quasi irreale. Si incontrano nello stesso posto e nella stessa stanza, quasi come se avessero voluto fermare il tempo. Loro invecchiano, cambiano le mode, la politica, attraversano vari momenti storici, come ad esempio la Guerra in Vietnam. In venticinque anni, il microcosmo rappresentato dalla stanza del Motel, è come una finestra sul mondo che attraverso i loro racconti ci permette di vedere tutto ciò che succede al di fuori, nell’America di quegli anni. La cosa bella è che pur essendo solo noi due in scena, intorno ruotano tanti personaggi come la moglie di lui, il portiere dell'albergo che non si vedono mai ma diventano coprotagonisti della storia.

Elisabetta Ruffolo