lunedì 8 ottobre 2018

Teatro, Federico Perrotta a Fattitaliani: bisogna far ridere senza mai trascendere nel becero. L'intervista


Al Teatro San Paolo in Via Ostiense 190, fino al 14 ottobre, Federico Perrotta, Fabrizio Di Renzo e Valentina Olla in .. Se Vabbe’.. di Alessandro Bonanni e Fabrizio Di Renzo. Regia di Felice della Corte. Aiuto Regia Alessandro Nistri. Fonico Davide Zezza. Costumi: Graziella Pera. Esilarante! Ha come colonna sonora Figli delle stelle di Alan Sorrenti. In questo spettacolo si esorcizza la morte ma si rischia di morire dal ridere! L'intervista di Fattitaliani a Federico Perrotta.

..Se vabbe’.. Che titolo è? 
È un titolo che dice tutto e dice niente! Volevamo lasciare un alone di mistero su questa commedia e su questo “triangolo particolare” che non parla di amore bensì di tutt’altro e non svelo di più… Abbiamo deciso di usare un intercalare romano molto in voga in questi ultimi tempi, vale a dire “se vabbe’” non ci credo, lascia perdere. Domani ci vediamo sicuramente… la settimana prossima andiamo a cena … “Se vabbe’!”

È per questo che abbiamo utilizzato questo modo di fare, molto romano e scelto questo titolo che probabilmente ci azzecca poco o tantissimo. Dipende dai punti di vista, dallo spettacolo e dalla scrittura.
Perché va molto di moda questo intercalare adesso? 
Perché siamo diventati veramente cinici, siamo oberati da moltitudini di impegni, abbiamo un inquinamento visivo oltre a quello acustico che sono anni che ci appartiene. Le immagini, i video, Facebook, Instagram, Twitter, non leggi più i giornali, le locandine. Quando mandiamo gli inviti per il Teatro, allegando la Locandina e ti rispondono “Che bello, quand’è? Dov’è? C’è anche gente che ha sbagliato Teatro non perché ci fosse l’indirizzo sbagliato ma perché è andato a memoria dov’era venuto al mio ultimo spettacolo. Siamo diventati dei pessimi amici, peggiori come esseri umani quando invece la tecnologia, l’avanzamento della conoscenza ci avrebbe dovuto portare ad un gradino in più della civiltà e all’acquisizione di diritti e di attenzioni nei confronti dell’altro. Purtroppo adesso ci stiamo perdendo. Il “se vabbe’” secondo me è questo! Diventiamo consapevolmente colpevoli di ciò che è diventata una rincorsa. Quando ci hanno detto che potevamo fare tutto con lo smartphone ed in maniera più facile invece è diventato tutto molto più caotico, non abbiamo pause, non abbiamo più limiti d’orario, minuti per noi ma forse non ce li abbiamo neanche i minuti per noi!
Visto che non vuoi svelare la trama, ci dici qualcosa dei personaggi? 
Sono un garagista di un condominio come ce ne possono essere tanti e mi viene affidata una missione particolare. 
Teresa (Valentina Olla) incarna una categoria di donna molto particolare che oggi è sempre più presente la c.d. amica che viene fuori da una storia, finalmente è libera, non ha voglia di legami fissi perché probabilmente ne avrà avuto qualcuno in precedenza che gliene ha fatto passare la voglia. 
L’amico in realtà è quello che vorremmo avere tutti quando non ci va di fare niente. Lui è l’incarnazione del se vabbe’. È un amico, è romanaccio, non è tifoso né della Roma e né della Lazio e già questa è una cosa molto particolare ma la facciamo scoprire durante lo spettacolo.
Com’è nata l’idea di questo testo? 
È molto semplice! Fabrizio Di Rienzo è un bravissimo autore oltre che cabarettista e attore, aveva scritto il testo e mi ha chiesto di leggerlo perché lo aveva già proposto ad un Regista che è stato preso come attore in un altro spettacolo e quindi non sarebbe stato possibile provare con lui. Passiamo il testo ad un secondo Regista che ne è subito entusiasta ma come iniziamo a lavorarci, lui viene scelto per una cosa televisiva e non avrebbe potuto incastrare le date. Al terzo regista era piaciuto moltissimo e lo avrebbe fatto morire dal ridere e invece gli hanno anticipato le prove di un altro spettacolo. Al quarto regista non era piaciuto per nulla. Noi eravamo desolati, dispiaciuti e avevamo quasi perso la forza e la volontà di farlo. Meno male che all’ultimo tentativo che ci eravamo dati, abbiamo incontrato sulla nostra strada, Felice della Corte che si è messo con un amore infinito per il Teatro e probabilmente anche con una dedizione nei nostri confronti, a lavorare sul testo, a cesellarlo su di noi, ad ampliarlo e a lavorarci dentro. L’autore è stato bravissimo ad accettare tutti i suggerimenti che arrivavano dalla Regia ed ecco che è venuto fuori uno spettacolo gradevole, dalla durata probabilmente giusta perché oggi c’è anche il problema che la gente a casa, su Netflix vede una serie e ogni puntata dura 45’. Al cinema un film dura due ore. Se come spettatore vado a vedere a Teatro uno spettacolo che dura al massimo un’ora e mezzo, sono contento. Esco di là e posso anche fare altro. 
Il pubblico reagisce bene, dopo il debutto avete aggiunto qualcosa. Vogliamo parlarne?  

Sono dei suggerimenti dati dal pubblico e che magari stavano già nel nostro pensiero, tipo “sai se quella cosa andasse in quella direzione sarebbe carina?” A volte quando fai una cosa, ti fai “le pippe mentali” chiedendoti se una cosa funzionerà di più rispetto da un'altra. Il pubblico invece comanda. È brutto farlo ridere con le volgarità. L’unica cosa che mi dispiace è quando a me non piace e ad altri invece piace. Abbiamo evitato delle risate grasse togliendo la battuta che finiva con una parolaccia. Sicuramente con la parolaccia ci sarebbe stato l’effetto comico ma per quale motivo? Siamo convinti che anche la comicità di situazione sia da rispettare quanto la comicità volgare che piace quando è fatta da chi la sa fare, ci sono quelli che l’apprezzano. Rispettabilissima ma tanto quanto quella non volgare. Uno deve esser bravo a far ridere senza mai trascendere nel becero.
Elisabetta Ruffolo