mercoledì 24 ottobre 2018

Sigourney Weaver: volevo semplicemente essere un'attrice di teatro

Presentata dal direttore artistico Antonio Monda, l'attrice si racconta al pubblico con grande umiltà e generosità.

di Emanuela Del Zompo - L'icona del genere dei film di fantascienza è approdata a Roma accolta dal caloroso pubblico dell'auditorium.
Come scegli i tuoi film? Ad esempio come è nato il progetto di Ghostbusters?
La storia è il punto di partenza, deve accattivarmi, ma Ghostbusters per me era una fantasia che ho sempre accarezzato.
Ti saresti aspettata all'inizio di carriera tutto questo successo?
Io volevo semplicemente essere un'attrice di teatro, il resto è venuto da sé.
Mio padre lavorava in tv  e mi ha fatto innamorare di questo lavoro, quando la sera tornava a casa aveva sempre un'aria giocosa mentre mia madre che era un'attrice ha dovuto abbandonare le scene quando si è sposata. Non ha mai superato questa cosa e mi sconsigliava sempre di andare ad Hollywood perché tutti cercano di portarti a letto diceva.
Cosa pensa appunto delle recenti vicende e scandali che hanno colpito Hollywood sulle molestie sessuali alle attrici e la loro reazione?
Bé era ora che qualcosa cambiasse soprattutto per la lotta della qualità sul posto di lavoro. E queste donne coraggiose che hanno denunciato queste azioni, hanno fatto il primo passo ed ora ci sono più possibilità, tutti devono confrontarsi in parità.
Abbiamo ancora tanto cammino da fare in merito a ciò, molti uomini hanno apprezzato questo cambiamento, forse altri no, ma era ora di uscire allo scoperto.
Quali dei registi con cui hai lavorato, ti sei sentita più capita?
Ho lavorato con tanti registi meravigliosi, tra cui James Cameron che ha intuito come dovevo essere diretta. Con Ang Lee bastava uno sguardo per capirci. 
C'è un regista italiano con cui vorresti lavorare?
Ho incontrato Luca Guadagnino, che mi ha proposto dei progetti; sappiamo tutti quanta importanza ha avuto il cinema italiano e si spero in futuro di lavorare con voi.
Come è stata l'esperienza con Ridley Scott?
Ridley non ama fare molte prove, quando ho lavorato con lui era al suo secondo film, è stata una grande sfida, ma  tutto subito ha funzionato. Alien è stato un film innovatore, un film che non si era mai fatto, ma ha avuto un successo planetario.
Come ti sei trovata a lavorare sul set di Gorilla nella nebbia?
È stata un'esperienza emozionante, ho avuto l'opportunità di lavorare in Africa e mi sono sentita felice di essere in mezzo ai gorilla: loro ci somigliano così tanto, ti trasmettono delle cose uniche, forti.
Sei stata classificata come attrice di film di fantascienza, con ruoli più da cattiva che da fidanzatina, che ne pensi di questo appellativo?
Mi piacciono le storie d'amore, ma con la mia altezza e la mia personalità i registi non pensano a me come alla fidanzatina d'America, ma questo non mi dà fastidio, ripeto io volevo solo fare teatro e non cinema e soprattutto di fantascienza, il resto è capitato e certo non mi dispiace.
Come è stato lavorare con Harrison Ford e Melanie Griffith?
Harrison Ford ha una grande energia ed humor, lavorare con loro due è stata una grande cosa, siamo stati  squadra che si è supportata a vicenda.
Hai mai pensato di fare la regista?
Sì, però ho solo una figlia e il lavoro di regista mi avrebbe tolto molto tempo almeno 2 anni da dedicare a mia figlia. Lei non ha visto molti dei miei film. Per lei sono solo sua madre, ha preso le distanze dal mio ruolo pubblico.