mercoledì 17 ottobre 2018

Opera Gent, eccezionale "Giselle": danzatori superbi nelle coreografie di Akram Khan con la musica di Lamagna. Le interviste di Fattitaliani

Un'emozione continua, un vortice di sensazioni forti, inesprimibili, una serie di sequenze mozzafiato, una musica prorompente e toccante, un insieme di professionisti e di artisti tutti di alto livello, cominciando dall'orchestra e dal maestro Dominic Grier. Tutto ciò è "Giselle" il famoso balletto attualmente in scena all'Opera di Gent fino al 24 ottobre: poi farà tappa ad Anversa (dal 1° al 10 novembre) e a Charleroi (17 e 18 novembre).

Giselle è un classico e già di per sé una riproposizione comporta dei rischi e degli azzardi: nel caso della produzione inglese le coreografie di Akram Khan sono eccezionali e mettono alla prova e in risalto le indiscusse qualità dei danzatori. Tutti, nessuno escluso, capitanati dai "magnifici quattro": Nancy Osbaldeston (Giselle), Claudio Cangialosi (Albrecht), Daniel Domenech (Hilarion) e Nini de Vet (Myrtha).
E la musica? Il compositore italiano Vincenzo Lamagna ha creato un capolavoro rivestendo di suoni acustici ed elettronici la composizione originale: una lettura contemporanea come lo sono tutti i personaggi rappresentati, nell'eterno desiderio dell'amore, nella continua sofferenza cui il sentimento ci sottopone.
Fattitaliani ha parlato coi protagonisti. Partendo intanto dal ruolo che hanno intepretato.
Nancy Osbaldeston: Non ho pensato al timore che poteva suscitarmi il fatto di interpretare questo ruolo perché ho subito visto Giselle come un personaggio attuale e la sua storia come tante altre: lei che s'innamora, il ragazzo che appartiente a un'altra classe sociale. Lei vive esperienze che in realtà potrebbero accadere a ciascuno di noi. Credo che nella rappresentazione di esperienze così drammatiche si tratti più di uno sforzo interiore che fai con te stesso: io mi sono immersa e immaginata in una situazione simile. È un po' come vivere, anche se stai "vivendo" la vita di un'altra persona.
Claudio Cangialosi: Sono davvero felice di aver avuto la possibilità di fare questo ruolo. Certo, il momento della scelta è sempre un momento difficile: provi a prendere tutte le informazioni che ti danno, però se cerchi di entrare dentro quello che ti richiedono ti senti già più a tuo agio per la preparazione, che è stata abbastanza dura soprattuto dal punto di vista emotivo. Si è lavorato per fare uscire tutto da dentro verso fuori, tirando da noi le nostre emozioni: devi veramente immedesimarti nel personaggio e cercare di capire chi sei tu, come reagiresti tu in una data situazione e dopo un certo avvenimento.
Daniel Domenech: Il mio personaggio rappresenta tutti quelli che non smettono di lottare fino alla fine per ciò che reputano essere giusto e per le persone che hanno a cuore. Ha una personalità forte, protettiva, davvero bello da interpretare, molto attuale ed è davvero inusuale ritrovarlo in un'opera così. Insomma, una grande opportunità per me. 
Quanto la musica influisce sulla tua performance?
Nancy Osbaldeston: La musica mi ha aiutata e guidata tantissimo attraverso il ritmo, mi ha stimolata facendomi avvertire totalmente le sensazioni che provavo ed esprimevo: non si tratta soltanto di danzare, eseguire dei passi, ma di diventare noi stessi "musica" attraverso un flusso emozionale continuo, che alla fine rende più facile l'esecuzione.
Claudio Cangialosi: La musica ti dà una carica incredibile: Khan ha fatto delle scelte molto belle nell'alternare romanticismo ed elettronica presentandoci Giselle come un personaggio contemporaneo, politicamente ambientata oggi.
Daniel Domenech: La musica, la storia e il modo in cui ti esprimi sono fattori ben più grandi dei semplici passi. Di solito, per i danzatori è primario acquisire e mostrare una grande sapienza tecnica cui mettere a servizio la tua personalità, ma in questo caso è proprio il contrario: devi sentire quello che sei e fai sul palco. La musica è stata una sfida: ti travolge e immerge completamente.
E le coreografie?
Nancy Osbaldeston: Le coreografie sono stupende: Khan è un grande! Si alternano momenti lirici e toccanti, complementari alla musica. 
Claudio Cangialosi: Più che provare i passi è stata una questione motiva per capire le nostre intenzioni e le nostre percezioni: infatti, a volte Giselle è un fantasma e mi scivola dalle mani.
Daniel Domenech: Io sono un grande ammiratore di Akram Khan, le sue idee si rivelano molto più reali di quelle che si possono vedere in altri spettacoli e qui ho messo in discussione e allo stesso tempo in rilievo tutte le mie conoscenze: in effetti, si tratta di mettere in scena la vita e non tanti hanno la qualità che faccia risaltare il tuo essere danzatore e umano allo stesso tempo. È uno straordinario approccio il suo e con lui ho realizzato un sogno. Giovanni Zambito.
Foto: © Filip Van Roe