domenica 28 ottobre 2018

Melissa Turchi, la scrittrice che non si prende mai troppo sul serio: Camminare in equilibrio precario sulle lastre della mia amata Siena, è la mia metafora di vita. L'intervista di Fattitaliani


di Laura Gorini - Adora i tacchi alti e ama le sfide.  Ha iniziato a scrivere per amore e non ha più smesso. Melissa Turchi, è una donna dalle mille risorse che ti strappa più di un sorriso quando le parli. “Taglio netto”,  il suo intenso racconto, è stato pubblicato nell’ antologia “La vita vista da qui”, edita da Morellini Editore, nella quale sono raccolti- oltre al suo- altri nove racconti di cui uno della scrittrice genovese Sara Rattaro che ha svolto il ruolo di docente per uno splendido corso di scrittura creativa al quale hanno partecipato la Turchi e gli altri scrittori che hanno donato un loro scritto al volumen.

Melissa, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...


Ciao! Sono la Turchi, con la “T” maiuscola. Sono solare e in apparenza calma ma dietro il sorriso nascondo un fiume in piena. Vivo di numeri ed economia, ma il mio amore è la scrittura. Ho un porto sicuro: le amiche di sempre. Adoro i tacchi alti e “camminare in equilibrio precario sulle lastre della mia amata Siena” è la metafora della mia vita.

Hai mai pensato di fare lo scrittore di professione?

Non mi prendo mai troppo sul serio. 

Lo scrittore preferito della tua infanzia? E quello di oggi?

Jules Verne mi ha tenuto a lungo compagnia quando ero piccola. Oggi? Non riesco a scegliere tra Elena Ferrante, Sara Rattaro e Camilla Lackberg.

Come è nata la tua passione per la scrittura? Come riesci a conciliarla con quella per i numeri? Definiresti anch’essa una passione?

Per conquistare un ragazzo. Ho iniziato a tempestarlo di lettere, racconti e frasi. Glieli lasciavo nella cassetta della posta, sotto i tergicristalli della sua auto. Ovunque. Non si è innamorato. In compenso, io non ho mai smesso di scrivere.

I numeri mi fanno compagnia durante il giorno nel mio lavoro, ma non mi distolgono affatto dalla scrittura. I primi sono necessari, la seconda è una vera passione. 

Che cosa provi quando scrivi?

Passione nel creare una storia. Emozione nello scegliere ogni singola parola. Soddisfazione nel trovare soluzioni. Un profondo arricchimento.

Hai dunque deciso di partecipare a un corso di scrittura creativa per questo motivo? Che cosa ha inoltre rappresentato per te?

La partecipazione al corso di scrittura è stata una scelta improvvisa che ho sentito essere quella giusta. Avevo bisogno di confrontarmi e di mettermi in gioco davanti ad un obiettivo preciso.

Si è rivelata un’occasione per accrescere le mie conoscenze letterarie, per aprirmi a nuovi punti di vista nel costruire le storie grazie alla condivisione di un percorso con altre persone ugualmente appassionate di scrittura e per conoscere scrittori già affermati, che hanno raccontato le proprie esperienze personali nella strada verso il successo.

Che cosa significa essere creativi?

La creatività è un modo di vivere la vita, di essere e di pensare, di andare oltre i propri limiti, mettendosi sempre in gioco.
 


Ma quanto coraggio ci vuole per mettersi in gioco nella vita? E soprattutto come si può applicare la creatività nella vita quotidiana?

Le persone più vicine dicono di me che non riesco a sottrarmi alle sfide, anzi le cerco quasi che mi facessero sentire viva. Non saprei dire se il coraggio di mettersi in gioco è misurabile. E’ talmente spontaneo farlo, che esce fuori senza controllo. Ogni volta che si fornisce una soluzione non comune, affatto scontata si applica la creatività. In quest’ottica, si vede in un ‘ostacolo’ un mezzo per sentirsi vivi.

 
A proposito di vita: da che cosa hai preso spunto per il tuo racconto contenuto nell' antologia "La vita vista da qui"?

“Taglio netto” è un racconto di pura fantasia e prende spunto dalla mia paura, mai celata, di potermi ritrovare all’improvviso a dover affrontare un cambiamento radicale di vita, non per scelta personale.

 

Che effetto ti ha fatto vederlo stampato?

Ancora non ci credo.

 

Ma con quali parole descriveresti il tuo scritto?

Ritmato, nostalgico e colorato. Ritmato per l’incalzare veloce dei cambiamenti. Nostalgico per le mancanze che ogni giorno di più si avvertono e prendono corpo nel protagonista. Colorato perché la vita ti offre molteplici sfumature, basta saperle cogliere.

 

E come si può coglierle davvero?

E’ una questione di stati d’animo. Il rimanere sempre aperti e in ascolto verso il mondo aiuta a leggere, ad arricchirsi, ad emozionarsi. Poi sta a ciascuno scegliere come, quando e quali sfumature vivere tra quelle che si parano davanti nel proprio cammino. Banale? Assolutamente no.

 

Quali sono le sfumature che ami maggiormente della tua vita?

Le lacrime di un’amica che confessa le sue paure più profonde, un vassoio con i miei cioccolatini preferiti lasciati da un collega sulla mia scrivania dopo un giorno di assenza, il suono del campanello per una visita inaspettata, uno sguardo di comprensione di chi ha percepito un mio momento di disagio durante una cena, un abbraccio improvviso per chiedere scusa senza dire una parola. Potrei continuare riempiendo una pagina e –forse- non sarei ancora soddisfatta.

 

Da una donna vulcania come te, che cosa possiamo e dobbiamo aspettarci? 

Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

Nel cassetto ho l’idea embrionale del mio primo romanzo. Ma al momento non dico altro. Sai, io sono una donna scaramantica e un po’ gelosa delle sue idee…